Colombia: i fantasmi del passato riportano alla luce i crimini dei paramilitari nella città di Barrancabermeja. Una storia per lungo tempo dimenticata

La città portuale di Barrancabermeja, sorta su una curva del Rio Magdalena, è da sempre considerata una autostrada naturale verso il mare. Tra la fine del 1950 e l’inizio degli anni sessanta, migliaia di famiglie vi si stabilirono provenendo dalle selve circostanti e dalle zone occidentali del paese, ricche di piantagioni di caffè. Oltre trecentomila persone arrivarono in tutta la vallata del Magdalena Medio, cambiando rapidamente la geografica del territorio. La zona si convertì rapidamente in terreno fertile per la nascita e lo sviluppo di gruppi guerriglieri come l’Ejercito de Liberaciòn Nacional, le FARC e di di altri gruppi simpatizzanti di sinistra contrari al governo. A partire dalla fine degli anni ottanta il governo istituì una rete di controllo e spionaggio a Barrancabermeja e provincia, con l’obiettivo di controllare le attività di queste persone. Secondo le denunce del Comité Regional para la Defensa de los Derechos Humanos (CREDHOS), fondato in questa città nel 1972, oltre centotrenta omicidi sono da attribuire a tale rete, chiamata Red de Inteligencia Naval Numero Siete. Membri dello stesso comitato hanno ricevuto minacce e subito violenze. In un primo tempo, le operazioni sono state condotte dal colonnello Rodrigo Quinones, nome in codice “The Manager". Dopo essere stato promosso a generale, venne escluso dalle operazioni e inviato in qualità di oficial de segundo rango nella Marina Colombiana. Intorno alla metà degli anni novanta i paramilitari di destra delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) ripresero queste operazioni, col tacito consenso del governo e dei servizi segreti. L’allora presidente colombiano Andres Pastrana lanciò l’idea di una zona smilitarizzata trenta miglia a nord della città, da affidare al controllo dell'Ejercito de Liberaciòn Nacional (ELN), per favorire un clima di dialogo che portasse alla pacificazione del paese. Carlos Castaño, al tempo comandante delle AUC, rifiutò l’idea e con un migliaio di uomini lanciò una offensiva verso il nord di Barrancabermeja, zona controllata dalle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC). FARC e ELN iniziarono una resistenza all'incursione guidata da Castaño. Ma per le AUC trovare nuovi membri non era difficile, in una zona in cui un terzo dei residenti non aveva lavoro e l’80% viveva sotto la soglia della povertà. Per chi avesse accettato di integrarsi al gruppo paramilitare il premio era un telefono cellulare, una pistola e un salario mensile di duecentocinquanta dollari. Nel periodo di Natale del 2000 nella città portuale, le Autodefensas Unidas de Colombia iniziarono una offensiva che li portò in breve tempo ad avere il pieno controllo dei suoi stretti vicoli e quartieri. I paramilitari a partire dal ventidue dicembre dichiararono ufficialmente guerra a tutte quelle persone e alle organizzazioni sospettate di sostenere le guerriglie delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) e dell’Ejército de Liberación Nacional (ELN). Questa campagna condotta casa per casa, quartiere per quartiere portò all’assassinio di oltre centottanta civili e costrinse ad emigrare quattromila persone. Barrancabermeja, a maggio del 2001, contava duecentoventimila abitanti ed era la città più grande tra quelle occupate dai paramilitari. Intanto, secondo testimonianze di civili e organizzazioni locali, l’esercito colombiano e la Policia Nacional si limitavano a stare guardare. I paramilitari di destra erano, e sono anche oggi, un ottimo alleato i per l’esercito nella guerra alle FARC. A mano a mano che i gruppi paramilitari sostituivano le pattuglie della suddetta guerriglia marxista, lo scontro tra i due gruppi per il controllo delle istituzioni, dai comuni ai centri di cura e salute aumentava di intensità. Entrambi, guerriglia e paramilitari finanziavano, e finanziano ancora oggi, la loro attività con gli introiti del traffico di stupefacenti. Il fiume Magdalena, sulla cui foce sorge Barrancabermeja, è stato usato dai narcotrafficanti per trasportare carichi provenienti dalle piantagioni di coca che sorgevano nella vicina provincia di Bolívar, controllata dalle stesse AUC. Queste piantagioni fino aaal metà del 200 appartenevano all’ELN. I proventi dei traffici venivano usati per acquistare armi con le quali portare avanti la cosiddetta “limpieza”: pulizia. Molte persone, tra le quali leaders sindacali, vennero uccise in pieno giorno, raggiunte da colpi di pistola sparati da moto o auto in corsa. Altre vittime vengono rinvenute con fori di proiettili sulla nuca, cosa che fece pensare che i sicari avessero ricevuto formazione militare. I militanti delle AUC, inoltre, dettavano alcune regole: per strada niente gruppi di più di tre persone, niente cani né sciarpe o cappelli che impedissero di vedere il volto della persona. In più i paramilitari minacciavano i residenti e obbligavano i più giovani ad unirsi a loro. Se non lo avessero fatto le loro case sarebbero date alle fiamme e le famiglie cacciate e perseguitate, come hanno testimoniato molti abitanti della zona. Le forze di polizia erano corrotte e al soldo dei paramilitari. Denunciare qualcosa a loro significava essere arrestato e giustiziato, o peggio scomparire per sempre nelle fosse comuni, senza lasciare ai familiari neanche una lapide su cui piangere.
Oltre otto anni dopo, a fine gennaio di quest’anno, il 2009, cinque famiglie di Barrancabermeja, potranno finalmente sotterrare i resti dei loro familiari uccisi. Si tratta nello specifico dei morti della strage del 16 maggio 1998, giorno in cui i paramilitari entrarono in città armati fino ai denti uccidendo sei persone e sequestrandone venticinque. I loro cadaveri vennero ritrovati il mattino dopo, trucidati. Sebbene l’esercito colombiano circondasse la città e fosse stato avvertito dell’incursione, non intervenne né per impedire l’azione né per perseguire i responsabili. L’allora alto rappresentante delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, la spagnola Almudena Mazarrasa lo qualificò come un crimine contro l’umanità. Sono queste cinque, dunque, le prime famiglie a ricevere i corpi identificati per mezzo dell’esame del DNA. Luis Gonzalez è uno dei giudici incaricati a applicare la controversa “Ley de Justicia y paz”, (Legge 975 del 25/7/2005) approvata dal governo Uribe, dopo il disarmo paramilitare iniziato nel 2003. Lo scopo, come si legge nel preambolo è dictar disposiciones para la reincorporación de miembros de grupos armados organizados al margen de la ley, que contribuyan de manera efectiva a la consecución de la paz nacional y se dictan otras disposiciones para acuerdos humanitarios. Un processo complesso, questo del disarmo, a tratti farsesco, nella pratica mai terminato. Dalle ceneri delle milizie di allora, oggi sono rinati o stanno rinascendo alcuni gruppi squadristi rappresentati dalle “Aguilas Negras”. Il lato positivo dell’applicazione della “Ley de Justicia y paz” è puntare a recuperare i circa trentamila desaparecidos, vittime dei paramilitari che mancano all’appello. E’ un modo per dare una certa tranquillità ai familiari, permettendogli di sotterrare e portare omaggi funebri ai loro cari, ha dichiarato recentemente il giudice Gonzalez. Quindicimila i corpi finora ritrovati, quattrocentocinquanta quelli identificati: non sono molti ma è già qualcosa. Ad altri quattrocento si praticherà l’esame del DNA nei prossimi giorni. A gestire questo lavoro sono destinati diciassette giudici, che hanno di fronte una lunga strada da percorrere. Il dipartimento meridionale di Putumayo è quello in cui è stato rinvenuto il maggior numero di fosse, grazie alle confessioni di paramilitari pentiti che cercano di collaborare con la giustizia per ottenere sconti di pena. Alcuni dei capi hanno candidamente affermato, senza ombra di vergogna, di aver ucciso migliaia di persone in quelli che i giudici hanno definito veri e propri racconti dell’orrore. Anche alcuni familiari degli scomparsi stanno partecipando alle ricerche. Spesso i paramilitari assassinavano i contadini che lavoravano nei terreni migliori, più fertili e più grandi per appropriarsene. Molte fattorie sono state convertite in veri cimiteri clandestini. Alcuni corpi sono poi stati gettati in lagune e fiumi per farli sparire. Molti capi delle allora organizzazioni paramilitari sono oggi rifugiati negli U.S.A.; alcuni sono sotto processo per narcotraffico.

3 commenti:

  1. Ciao Alex, aggiungo a mo' di commento che percapire Barrancabermeja occore sapere che lí si trova la piú grande raffineria del paese, di Ecopetrol, e che questo ha fatto sí che lí esistesse una forte tradizione sindacale. NOn é un caso che i paramilitari si siano concentrati proprio li!!!
    Saluti, Doppiafila

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  2. ecco perche'una mia vecchia compagna di scuola ha preferito rifugiarsi dalle suore,che pochi anni dopo l'hanno fatta adottare.E'stata cresciuta da 2 stupende persone qui in italia,loro avevano gia'sui 50 anni......so che si è sposata 1 anno fa....so che è felice....ragazzi,come tremava di paura se sentiva sbattere una porta,o qualcosa che cadeva a terra,terrorizzata.impariamo da persone come lei a non dare la nostra libertà e il nostro benessere x scontato.VALENTINA

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