Ad un anno dalle prossime elezioni in Cile, sono due i candidati a contendersi l'accesso al Palacio de la Moneda.

Ad un anno dal primo turno delle elezioni presidenziali, previste per il tredici dicembre 2009, e dal secondo del diciassette gennaio 2010, la macchina elettorale cilena accende i motori. Secondo gli ultimi sondaggi la coalizione di destra Coalición por el Cambio è in vantaggio. Il candidato Sebastián Piñera, del partito Renovación Nacional, precede quello della Democracia Cristiana: l’ex presidente Eduardo Frei. Quest’ultimo ha già governato il paese dal 1994 al 2000, ed è stato eletto presidente del senato nel 2006. Si profila dunque una lotta a due, anche se i candidati ufficiali sono circa sei. Piñera, dal canto suo, si era già presentato alle presidenziali nel 2005 uscendo sconfitto dall’attuale presidentessa Michelle Bachelet ed è stato nominato candidato unico della coalizione senza l'effettuazione di primarie. In passato è stato indagato per corruzione nel cosiddetto Piñeragate. Proprio il governo Bachelet ha presentato un disegno di legge che prevede che il magnate televisivo, proprietario di Chilevision, della squadra di calcio Colo-Colo, e detentore del 27% della compagnia aerea Lan Chile, debba vendere parte delle sue proprietà. Secondo il progetto legislativo nessun candidato presidenziale potrà avere più del 49% del capitale delle società che offrono servizi allo stato.
Il centrosinistra governa ininterrottamente il Cile dalla fine della dittatura militare, nel marzo del 1990, ma stavolta parte senza i favori del pronostico. Piñera è in vantaggio anche se le cifre di Frey hanno iniziato a risalire dopo i ritiri illustri dell’ex presidente Ricardo Lagos e dell’attuale presidente dell’Organización de Estados Americanos (OEA), José Miguel Insulza. Quest’ultimo avrebbe dovuto essere il candidato della coalizione governante di centro sinistra Concertaciòn, ma in realtà non si è mai deciso ad indossare i guantoni e salire davvero sul ring elettorale. Il quattro gennaio ha dichiarato ufficialmente la sua preferenza per Eduardo Frey e la decisione di restare presidente dell’OEA fino al termine del suo mandato. In realtà sono stati i sondaggi, che lo davano nettamente perdente contro Piñera, a farlo desistere. Inoltre alcuni autorevoli esponenti di Concertaciòn avevano già espresso la loro simpatia per Frey.
Poco dopo aver appreso la notizia ufficiale del ritiro, il presidente del Partido Socialista, Camilo Escalona, ha iniziato una serie di contatti con l’entourage di Frey per evitare le primarie e presentarlo quale candidato di consenso del centro-sinistra. L’iniziativa sta raccogliendo adepti nel PS, che sceglierà ufficialmente il suo candidato nel congresso del prossimo sedici e diciassette gennaio. Sulla stessa linea il presidente del Partido Por la Democracia, Pepe Auth, che ha ricordato come sia necessario a questo punto un accordo programmatico tra le tre forze politiche per presentare Frey come candidato unico.
Resta critico e quindi fuori dall’accordo il Partido Radical Social Democrata, che candiderà José Antonio Gómez al Palacio de la Moneda. Il favorito, Sebastiàn Piñera, per vincere le elezioni al primo turno avrà bisogno dell’appoggio sia dell’elettorato indeciso del centro sia di quello del partito che per anni è stato più vicino alle posizioni dell’ex dittatore Augusto Pinochet, ovvero la Unión Demócrata Independiente. Qualora nessuno risultasse vincitore al primo turno il ballottaggio avverrà il dieci gennaio 2010.
Dal canto suo Michelle Bachelet vede crescere la sua popolarità soprattutto grazie al modo in cui sta affrontando la crisi economica internazionale. Lunedì scorso ha annunciato un piano economico di quattromila milioni di dollari, circa tremila milioni di euro, al fine di stimolare l’aumento dell’impiego e la crescita del paese. Mai nella storia del paese un governo aveva versato tanto. La cifra corrisponde al 2,8% del PIL cileno e implica l’aumento dell’uno percento della spesa pubblica. Punta a creare centomila nuovi posti di lavoro e a portare la crescita tra il 2 e il 3% a fine 2009 attraverso tagli delle tasse e creazione di nuove infrastrutture. Alcuni analisti per ora prevedono un più modesto 1.5%. Il pacchetto prevede anche un assegno di quarantacinque euro per ogni familiare, minore o anziano, a carico dei lavoratori con stipendi più bassi. Parte dei finanziamenti arriveranno dal Fondo de Estabilización Económica y Social (FEES), e parte dall’emissione di titoli di debito autorizzati. I prezzi dei beni e servizi, secondo gli istituti di rilevazione, sono diminuiti dell’1,2% a dicembre 2008. Capofila dei ribassi, il carburante. L’inflazione l’anno scorso è scesa dal 7,8% del 2007 al 7,1%.

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