Bolivia. Domenica si vota il referendum per approvare la nuova Costituzione. Per Evo Morales è la sfida più importante a tre anni dalla sua elezione

Domenica prossima in Bolivia si svolgerà il referendum per approvare o rifiutare il progetto di riforma costituzionale voluto dal presidente Evo Morales. La nuova Carta Magna, di 411 articoli, sostituirà quella attuale, vigente dal 1967, e trasformerà la Bolivia in uno stato “plurinacional, comunitario y con autonomías”. Il percorso non è stato certo dei migliori. Le incomprensioni, i conflitti e gli scontri verbali e fisici, sono iniziati il sei agosto del 2006, quando la Asamblea Constituyente si è accollata la responsabilità di modificare la carta costituzionale per far progredire il paese e si sono protratti fino allo scorso mese di ottobre, quando finalmente è stata scelta la data della votazione: 25 gennaio. Il primo articolo della nuova Costituzione recita: “Bolivia se constituye en un Estado Unitario Social de Derecho Plurinacional Comunitario, libre, independiente, soberano, democrático, intercultural, descentralizado y con autonomías. Bolivia se funda en la pluralidad y el pluralismo político, económico, jurídico, cultural y lingüístico, dentro del proceso integrador del país”. Tra le altre cose sancisce che le trentasei lingue indigene parlate nel paese siano parificate al castellano; che i boliviani abbiano pari diritto alla casa, all’accesso al sistema sanitario, all’acqua potabile e alle fognature; garantisce a Morales e al suo vice Garcia Linera la possibilità di essere rieletti per un nuovo mandato, cosa impedita dall’attuale carta magna. Stabilisce inoltre che i membri del Poder Judicial siano eletti direttamente dal popolo con elezione diretta.
All’interno del progetto costituzionale sono contenute anche indicazioni sia sulle prossime elezioni generali, che si terranno il sei dicembre, sia sulle elezioni municipali e regionali, dell’aprile 2010. Tutti i sindaci e i presidenti regionali dovranno lasciare il loro incarico tre mesi prima delle elezioni; solo il presidente Evo Morales e il suo vice Alvaro Garcia Linera, pur essendo candidati alla rielezione, resteranno al loro posto per evitare un vuoto di potere. Per ciò che riguarda le cause di esclusione dalla candidatura l’articolo 238, paragrafo 3 dice “No podrán acceder a cargos públicos electivos aquellas personas que incurran en las siguientes causales de inelegibilidad: Quienes ocupen cargos electivos de designación o de libre nombramiento, que no hayan renunciado a éste al menos tres meses antes del día de la elección, excepto el Presidente y Vicepresidente de la República”. Lunedì scorso un senatore del partito di governo, Movimento al Socialismo, Felix Rojas, palesava al quotidiano boliviano La Razòn, una novità. L’intenzione del governo di anticipare le elezioni generali, senza però specificare di quanto tempo. Questa decisione, aggiungeva Rojas, non potrà essere presa unilateralmente dal governo ma sarà discussa con l’opposizione cercando un consenso il più ampio possibile, specie nel senato, controllato dall’opposizione.
Tornando alla riforma della Costituzione, domenica sapremo se il presidente Morales vincerà quella che molti chiamano la sua sfida più grande. Oggi, ventidue gennaio, ricorrono tre anni esatti dalla sua elezione. Inutile negare che nel paese esista una forte polarizzazione nell’opinione pubblica, tra coloro che si schierano a favore della riforma e coloro che la osteggiano. L’opposizione è forte e maggioritaria nella zona più ricca di gas e materie prime del paese: la cosiddetta “medialuna”, posta nella parte orientale del paese andino. Sebbene il sì sia in vantaggio e, secondo i sondaggi, superi il sessanta percento contro il 35 del no, la campagna elettorale è stata intensa su entrambi i fronti. I sostenitori di Morales sottolineano come la assegnazione dei buoni Dignidad y Juancito Pinto, e il piano di alfabetizzazione “Yo sì puedo”, siano stati i punti di forza dell’azione governativa per il miglioramento delle condizioni di vita di molti settori sociali da sempre poveri ed esclusi dalla vita del paese. Ma il vero cambio, dicono, arriverà con la approvazione della Costituzione. Questa è la vera colonna portante della politica di Morales. Oggi la campagna si conclude con due manifestazioni: i sostenitori del sì, affolleranno la piazza Murillo della capitale La Paz, e quella di Cochabamba, nelle quali è previsto anche un discorso del presidente Morales; i sostenitori del no si riuniranno nella piazza di Santa Cruz, seconda città del paese, bastione dell’opposizione, dove parleranno il governatore di Beni, Ernesto Suárez e quello di Tarija, Mario Cossio. Il presidente del principale sindacato Central Obrera Boliviana (COB), Pedro Montes, ha appoggiato il voto favorevole, sferzando gli elettori a opporsi al fascismo dei proprietari terrieri e dei ricchi che vogliono solo difendere le loro proprietà.
Il vicepresidente boliviano, Alvaro Garcia Linera, ha detto che in caso di vittoria del sì la riforma avrà validità su tutto il territorio nazionale e che l’esecutivo non tollererà che in alcune regioni vi siano governatori che rifiutino di applicarla. Una dichiarazione di puro buon senso. La dichiarazione è una risposta alle affermazioni fatte nei giorni scorsi da alcuni presidenti regionali. Questi sostenevano che in caso nella loro regione il sì non raggiungesse il cinquanta percento più uno dei voti, la Costituzione non sarebbe entrata in vigore. Garcia Linera ha ricordato che questo referendum è a carattere nazionale e il suo risultato va accettato da tutti inclusi quelli che vorrebbero spaccare il paese in regioni, province, cantoni o quartieri. Mentre il presidente del Comité Pro Santa Cruz, Branko Marinkovic ha preannunciato che accetterà disciplinatamente la nuova costituzione, dalle regioni di Beni e Pando arrivano incitamenti alla disobbedienza civile alla nuova Costituzione.

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