"Un cambio en la mirada". Cinque storie di vita per raccontare progetti di sviluppo e integrazione sociale in America Latina

Nel maggio scorso, la segretaria spagnola di Stato per la cooperazione internazionale e lo sviluppo (AECID), Leire Pajín, ha presentato a Lima, il documentario “Un cambio en la mirada”. Realizzato dalla Agenzia EFE e prodotto dalla Fundación Internacional y para Iberoamérica de Administración y Políticas Públicas (FIIAPP) dell’Unione Europea, è stato diretto dallo spagnolo Ramón de Fontecha. Presenta cinque storie di vita. Frammenti personali di vissuto raccolti in Argentina, Perù, Paraguay, Guatemala e Cile. I protagonisti sono eroi anonimi che raccontano la complessa realtà sociale in cui vivono. La presentazione della pellicola è coincisa con la quinta Cumbre de América Latina, Caribe y la Unión Europea (ALC-UE), che ha riunito a Lima quarantacinque capi di stato e di governo. I temi affrontati nell’assemblea sono stati la lotta alla povertà, la necessità di maggior coesione sociale e la tutela dell’ambiente. Antonio Fernández Poyato, direttore del FIIAPP, ha spiegato che la funzione del documentario è di dar voce a chi non ce l’ha.
La prima delle cinque storie inizia a Tucumàn, Argentina. Davanti alla telecamera, celle e sbarre. I reclusi vivono in un regime di carcere duro, con pene lunghe. Sono colpevoli di reati gravi. Per loro è stato organizzato un corso di pittura che li aiuta a scoprire e valorizzare il loro talento. Alcuni sono stati selezionati anche per mettere in scena rappresentazioni teatrali. Lo spettacolo "Teatro interior" li aiuta per alcuni minuti a recuperare la libertà e a uscire dall’oscurità e dall’anonimato. Al momento di girare dimenticano che alle loro spalle ci sono le celle dove vivono quotidianamente. Juan Carlos Tedesco, Ministro de Educaciòn argentino sostiene che per ottenere coesione sociale è fondamentale l’educazione. Il teatro aiuta a contrastare gli effetti negativi del carcere sui detenuti. Le esibizioni riscuotono il successo del pubblico. Al termine degli spettacoli gli applausi li emozionano e gratificano. Per loro queste erano sensazioni mai provate prima.
Sulle Ande peruviane, il clima dell’altopiano è favorevole alla riproduzione degli alpaca. Rosa Sopho è giovane e nella sua vita ha sempre fatto l’alpaquera. Anche i suoi genitori e nonni lo erano. Grazie ad un programma educativo organizzato da una O.N.G. ha appreso conoscenze e metodi per rendere più efficente e produttivo il suo lavoro. Rosa dice che non riuscirebbe a vivere in città. Non è abituata alla vita frettolosa e sentirebbe la mancanza del contatto con la natura e dei panorami di cui gode dal tetto del Perù: le Ande.
Ad Asunciòn, in Paraguay, è sorto il Colegio Nacional San Juan Bautista de Nemby. Grazie all’innalzamento delle tasse, è stato possibile ricavare fondi per la sua costruzione. Gli alunni sono contenti di essere stati salvati dalla vita di strada. Un esempio di come le imposte debbano essere reinvestite nel territorio a favore dei cittadini e della società paraguayana.
In Guatemala c’è la Fundaciòn Sobrevivientes, fondata da Norma Cruz, che è stata per questo più volte minacciata di morte. Si occupa delle donne e dei minori vittime di violenza. La politica Myrna Ponce, ex deputata del Frente Republicano Guatemalteco, dice che Norma ha iniziato ad affrontare il problema della violenza sulle donne prima della legge dello stato e prima de l’Instituto de la Defensa Publica. Sobrevivientes significa sopravvissute: sopravvissute alla violenza che non le ha uccise, sopravvissute allo stato che diceva che questo problema non si poteva combattere. Anche grazie al suo sforzo, il nove aprile 2008, il Congreso de Guatemala ha approvato una legge che rompe il silenzio sulla violenza, sul femminicidio. All’articolo 1 si legge: “La presente Ley tiene como fin garantizar la vida, libertad, integridad, dignidad, protecciòn e igualdad ante la ley de la mujer”. Proprio in quei giorni la troupe di EFE era in Guatemala per girare il documentario ed è stata testimone di questo storico evento.
A Rancagua, Cile, Luis Alberto Gonzàlez ha una malattia rara che lo costringe a effettuare una trasfusione di sangue al mese. Spende un giorno intero per farlo, prendendo l’autobus la mattina, attendendo ore nell’atrio dell'ospedale di Santiago de Chile e rientrando a casa di sera. Tutto ciò, come dice lo stesso Alberto all’inizio del suo racconto, è stancante. Poiché non dovrebbe esistere alcun cittadino latinoamericano che muoia per mancanza di sangue o per mancanza di assistenza in un centro ospedaliero è fondamentale la solidarietà. Solidarietà per lui significa donazione di sangue. Molti chiedono denaro in cambio della loro solidarietà e questo non è piacevole, conclude Alberto. Pochi donano il sangue spontaneamente e in modo gratuito; per questa carenza molti malati muoiono.
I personaggi del documentario ritraggono lo sforzo di alcuni governi latinoamericani per lo sviluppo e la coesione sociale. I protagonisti vivono in condizioni estreme, e raccontano le loro storie di vita senza seguire un copione. Ciò aiuta a far uscire il lato umano. Non sono interviste ma semplici chiacchierate. Pur narrando storie dure il documentario trasmette tranquillità attraverso una gran qualità dell’immagine e una regia curata. Era la volontà del regista. In chi l’ha realizzato è rimasto il ricordo di una grande esperienza, di aver dato la voce a persone che difficilmente avrebbero potuto avere un contatto con i media. Il 19 gennaio “Un cambio en la mirada” sarà presentato alla Casa De America a Madrid.

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