El pozo de Arana. Scoperta, in Argentina, una fossa comune con resti di vittime della dittatura

pozo de aranaIl 16 settembre del 1976, dieci studenti di una scuola secondaria de La Plata, partecipavano ad una protesta contro gli aumenti dei biglietti dell’autobus. Rientrati a casa furono portati via da effettivi dell’Esercito argentino e della polizia di Buenos Aires, scomparendo per sempre. Daniel Alberto Racero, María Claudia Falcone, María Clara Ciocchini, Francisco López Muntaner, Horacio Úngaro e Claudio de Acha, divennero, nel 1986, involontari protagonisti del film “La noche de los lápices”, documento della brutale repressione della dittatura militare nel “Cono Sur”. Oggi ci sono prove che dimostrano che furono portati al Pozo de Arana, istallazione militare diretta dalla Delegación de Cuatrerismo de Arana, dipendente dalla Comisaría 5 della regione di La Plata, a dieci chilometri dalla relativa capitale. Si trova all'incrocio tra la calle 640 e calle 131 di La Plata, Qui, una decina di giorni fa, alcuni esperti dell’Equipo Argentino de Antropología Forense hanno rinvenuto oltre diecimila frammenti di ossa. È rimasto anche un muro presso il quale avvenivano vere e proprie fucilazioni, dato che sono ancora visibili oltre duecento fori di impatto di proiettili. I bossoli rinvenuti attendono di essere analizzati. La zona era sotto il controllo della Dirección General de Investigaciones della polizia di Buenos Aires, in particolare del commissario Miguel Osvaldo Etchecolatz e del comandante Ramón Camps. Tra il 1976 ed il 1977, come minimo, funzionò quale centro illegale di detenzione e tortura. Alcune prove e documenti rinvenuti dimostrano che al Pozo de Arana avvennero per lo meno 214 sequestri di persona, 10 furti di neonati, 120 casi di torture, 32 omicidi e alcune violenze sessuali. Camps è morto di cancro nel 1994, senza aver fatto neanche un giorno di carcere, mentre Miguel Osvaldo Etchecolatz è stato condannato all’ergastolo nel 2006, grazie alla testimonianza di Jorge Julio López, ex-detenuto del Pozo de Arana. Denunciò di averlo visto sparare in fronte ad un’altra detenuta, Graciela dell Orto. A Miguel Osvaldo Etchecolatz furono imputati altri novantacinque casi di torture avvenuti nel campo di detenzione bonaerense "Marcos Paz". Lo stesso anno il testimone Jorge Julio López scomparve. Un altro degli accusati per le violazioni ai diritti umani perpetrate nel centro è l’agente Miguel Kearney. Era l’incaricato di bruciare i cadaveri gettati in una fossa comune, di notte, assieme a copertoni, per nasconderne l’odore. Un altro ex-detenuto, Alberto Liberman, raccontò di aver ascoltato una conversazione tra due guardie del centro in cui si dichiaravano soddisfatti di aver trovato la giusta proporzione tra cadaveri e copertoni. Così si sentiva solo odore di gomma bruciata. Secondo Sara Derotier de Cobacho, della Secretaría de los Derechos Humanos di Buenos Aires, la fossa comune ha sei livelli, separati da un muro di mattoni. Non è possibile sapere quanti corpi siano stati sepolti. Sul posto ha ora sede un deposito di automobili. Al Pozo de Arana venivano portati i detenuti per essere torturati e “liquidati”. Oltre a questo esistono altri undici centri illegali di detenzione tuttora sotto indagine. Il 10 dicembre, l’Argentina ha compiuto venticinque anni di vita democratica. Lo stesso giorno del 1983, infatti, prendeva il potere Raul Alfonsin, mettendo fine a sette anni di dittatura militare.

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