Una lucida critica al bisogno di adorare i miti. Juan Josè Sebreli presenta a Madrid il nuovo libro "Comediantes y martires"

comediantes y mártires
Juan Josè Sebreli, è noto per aver scritto romanzi come Buenos Aires, vida cotidiana y alienaciòn e El vacilar de las cosas. Il suo nuovo libro si intitola Comediantes y mártires e analizza il tema dei miti argentini. Porta alla luce i paradossi racchiusi nel carattere dei personaggi divenuti miti, la necessità per i media di crearli e per il pubblico di adorarli. In una recente intervista a Canal 24 Horas, Juan José Sebreli, nato nel 1930 a Buenos Aires, parte da una citazione: “Napoleone era un pazzo che si credeva Napoleone”. Evidente il significato: per diventare un mito è importante la convinzione e la fiducia in se stessi; ma non solo, anche le circostanze storiche e il caso o fato. Chi sarebbe diventata Eva, "Evita", senza l’incontro con Juan Domingo Peròn, o Ernesto “Che” Guevara senza conoscere Fidel Castro? Imprescindibili dunque sono anche le circostanze storiche. In Comediantes y mártires, Juan José Sebreli descrive le storie di quattro personaggi del suo paese: Carlos Gardel, Ernesto Guevara, Eva Peròn e Diego Armando Maradona. Dopo aver letto i giornali, spulciato i mezzi di informazione e cercato su internet ha scoperto che questi quattro argentini sono famosi in tutto il mondo. Personalmente io avrei preferito vedere Jorge Luis Borges al posto di Carlos Gardel, ma rispetto la scelta di Sebreli, il quale tra l’altro ha già scritto abbastanza nel suo passato sulla letteratura di Jorge Borges. Leggendo le loro biografie e documentandoci sui fatti importanti delle vite dei quattro, scopriamo che tutti nascondono delle contraddizioni, continua lo scrittore argentino nell’intervista. Fin dall’antichità i miti avevano due facce: la divina e la demoniaca. Oggi è la stessa cosa. Due esempi: Carlos Gardel gran cantautore del popolo, autore del Tango-canciòn, ma anche gigolò. Diego Maradona, gran giocatore divenuto poi cocainomane. Forse è per questo, per il loro carattere, che i miti sono al tempo stesso amati e odiati dal publico. Spesso hanno vissuto una infanzia povera e difficile che, improvvisamente, si trasforma in successo e fama, illuminata dalle luci della ribalta. Altrettanto spesso subiscono una morte prematura e tragica. Altro dato interessante è la sepoltura dei corpi. Su quello di Evita Peròn, ad esempio, si è detto e si continua a dire molto. In alcuni casi i loro fans improvvisano veri e propri altari in strade, cliniche mediche o cimiteri. Se vivono a lungo, invece, il tempo consuma il mito come il fuoco consuma una candela. Lo dimostra il fatto che l’unico personaggio ancora vivo oggi dei quattro raccontati nel libro è Diego Maradona, neo tecnico della nazionale argentina. L’ossessione poi è un tormento da cui non sanno liberarsi. Sono costantemente preoccupati di perdere il successo e vogliosi di perpetuare la loro immagine sulle copertine dei giornali e sugli schermi televisivi. Il loro successo è dovuto a più fattori correlati ma Sebreli individua una caratteristica fondamentale che è come una moneta a due facce. Prima i cittadini comuni proiettano sui personaggi famosi il loro immaginario, cioè quello che vorrebbero essere e non sono. In seguito vi si immedesimano perchè i miti sono sempre vincenti; loro invece no.
juan josé sebreliAltro tema è costituito dall'impatto delle nuove tecnologie. Mentre prima i veri miti erano pochi e con una grande fama, oggi internet ha moltiplicato il numero dei miti in circolazione. Grazie alla rete chiunque, potenzialmente, può diventarlo ma in misura limitata. Ma tanti piccoli miti, secondo Juan José Sebreli, equivale a dire nessun vero mito. L’insegnamento di fondo del libro Comediantes y mártires è che il sussitere ancora oggi dei miti e del bisogno di crearli, è negativo, perché gli uomini dovrebbero essere liberi di realizzarsi personalmente nel lavoro e nella vita privata. Dovrebbero impegnarsi per migliorare sé stessi senza aver bisogno di personaggi a cui fare riferimento e a cui ispirarsi. Tra le righe, Sebreli elabora una raffinata e ragionata critica e demolizione dei miti. D'altra parte anche Bertolt Brecht disse:"Poveri quei popoli che hanno bisogno di eroi".

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