Sei anni ad Arellano Stark, comandante della "Caravana de la Muerte". Continuano in Cile le condanne ai collaboratori di Augusto Pinochet

La Seconda Sala della Corte Suprema cilena ha condannato il generale Sergio Arellano Stark a sei anni di carcere, senza benefici di libertà prima della espiazione completa della pena. Arellano è stato un membro della “caravana de la muerte”, un gruppo militare creato da Augusto Pinochet dopo il golpe dell’undici settembre 1973. Viaggiando in un elicottero Puma di paese in paese, aveva lo scopo di giustiziare prigionieri politici accusati di essere sostenitori del governo deposto di Salvador Allende. Questo gruppo è ufficialmente accusato di settantacinque crimini e di violazioni dei diritti umani durante gli anni della dittatura, 1973-1990, ma secondo le testimonianze dei familiari sarebbero centinaia le fucilazioni. Il generale, oggi ottantottenne, è stato condannato per l’assassinio di quattro prigionieri politici il due ottobre del 1973, denominato episodio San Javier. Le vittime erano Teófilo Arce Tolosa di ventisei anni, José Sepúlveda Baeza di ventidue, Segundo Sandoval di diciannove e il ventenne Leopoldo Mauricio González Norambuena. I quattro erano imprigionati nel carcere della città di Linares, trecentodieci chilometri a sud di Santiago de Chile. Arrivato sul posto il comandante Arellano ordinò al colonnello Gabriel del Rio della Escuela de Artillería di Linares di fucilare i detenuti. Questi si rifiutò. Arellano allora incaricò il giudice militare in loco, Carlos Romero.
Condannati a quattro anni di libertà vigilata l’ex giudice militare della città di Linares, Carlos Romero, il colonnello in congedo Mario Cazenave Pontanilla, i sottufficiali José Parada e Julio Barrios. Il giudice del caso, Victor Montiglio è stato informato dalla Corte Suprema che luogo in cui i condannati espieranno la pena è il carcere di Punta Peuco. Questa è solo la prima di diverse condanne che attendono gli appartenenti alla “caravana de la muerte” e per le quali era finito sul banco degli imputati lo stesso Pinochet.
Radio Unichile informa che i dirigenti delle organizzazioni per i diritti umani hanno giudicato la decisione come una condanna a metà. Sostengono infatti che sei anni siano troppo pochi vista l’efferatezza del fatto. Da parte sua l’avvocato ed esperto in diritti umani Eduardo Contreras ha riferito, alla emittente radiofonica Radio Cooperativa, che la condanna di un ottantottenne significa che la giustizia cilena applica la legge e offre ai cittadini un senso di giustizia. Nessun integrante dei gruppi militari fedeli a Pinochet dimostrò alcuna pietà verso i bambini, le donne o gli anziani durante la dittatura. Questo è un precedente importante per i prossimi processi a carico dei collaboratori del regime pinochetista.
Durante la dittatura oltre tremila persone morirono o furono sequestrate, e oltre ventttomila torturate: tra esse la attuale presidentessa del Cile, Michelle Bachelet, e sua madre, Angela Jeria.
Pubblicato su www.andinamedia.info

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