Oltre le aspettative il risultato del referendum costituzionale in Ecuador. Soddisfatto il presidente Rafael Correa

Domenica scorsa, in Ecuador, nel referendum sulla nuova costituzione, il "Sì" ha ottenuto una vittoria superiore alle aspettative. Già col 52% dei seggi scrutinati superava il 65%, secondo i dati del Tribunal Supremo Electoral (TSE). In quel momento il "No" era fermo al 27%. Alla chiusura delle urne, senza aspettare i risultati definitivi, che alla fine parleranno di un 64% di "Sì", il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, celebrava quella che definiva “una vittoria che trascende le persone fisiche che l’hanno resa possibile, divenendo un momento storico per tutti i cittadini. Il trionfo è stato rotondo e disarmante, e va oltre le nostre aspettative”. Da Guayaquil, sua città natale, dove ha atteso i risultati, ha effettuato un richiamo all’unità, e ha aggiunto che “coloro che hanno mentito durante la campagna elettorale dovranno renderne conto”.
È la conferma della continuazione del cambio iniziato nel 2006 con la sua elezione. Per l’Ecuador si tratta davvero di una svolta verso un nuovo modello di stato, dato che le vecchie strutture gerarchiche sono state rivoluzionate. Per Acuerdo Pais il referendum è stato un modo di rifondare il paese, per l’opposizione è un modo di controllarlo meglio. Rafael Correa ha idealmente abbracciato, col suo discorso i tre milioni di ecuadoriani che sono stati esiliati dalla miseria e dallo sfruttamento del paese da parte delle multinazionali. Anche tra questi ha vinto il "Sì". “Se non vinco me ne vado”, aveva giurato Correa in campagna elettorale.
La nuova Carta Magna è la più evoluta del continente. Allarga la copertura sanitaria ed educativa, proibisce il lavoro a i minori di quindici anni, elevando l’obbligo scolastico fino al completamento degli studi secondari. Riconosce il diritto ad emigrare, garantendo i diritti a chi lavora all’estero e alle relative famiglie; identico il trattamento per chi immigra in Ecuador. Tutela la famiglia nei suoi tipi differenti, estendendo gli stessi diritti alle coppie coniugate e a quelle di fatto, senza distinzioni per quelle dello stesso sesso. L’opposizione non contesta il contenuto ma si chiede dove il governo troverà i soldi. Proprio sul piano dei finanziamenti Rafael Correa ha dichiarato che, se le entrate derivanti dall’industria petrolifera non saranno sufficienti, sospenderà il pagamento del debito estero, pur di garantire la copertura dei costi. L’opposizione inoltre depreca l’aumento dei poteri del capo dello stato, sostenendo che si vuol garantire la rielezione di Rafael Correa per altri otto anni. Altro punto caldo è infatti quello della rielezione immediata per un altro mandato di quattro anni. In Ecuador potrebbero svolgersi nuove elezioni presidenziali già il prossimo anno.

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