Perù: si dimette in blocco il consiglio dei ministri e il primo ministro Del Castillo. I problemi per l’esecutivo si andavano sommando già da giorni

Martedì sette ottobre circa tremila persone hanno manifestato pacificamente nel centro di Lima contro la corruzione e la politica economica del governo del presidente Alan Garcia. Arrivate nella piazza del parlamento, hanno esposto striscioni del tipo “Con Alan la corruzione avanza” o “mentre il popolo lotta l’APRA, il partito di governo, ruba”. Alcuni sottolineavano la necessità di cessare l’incremento del costo della vita e protesatavano contro il Trattato di Libero Commercio tra Perù e Stati Uniti. Questa manifestazione è stata il momento culminante della Jornada Nacional de Lucha, organizzata dalla Coordinadora Política Social, che raggruppa organizzazioni sociali, sindacali e la Confederación General de Trabajadores de Perú (CGTP). La giornata di protesta è stata preceduta da uno sciopero di ventiquattro ore indetto dal Sindicato Unitario de Trabajadores de la Educación del Perú (Sutep). Il Perù nel 2007 ha registrato una spettacolare crescita economica vicina all’otto percento, ma ha uno stipendio medio mensile tra i più bassi del continente (177 dollari, equivalenti a 130 euro) e la povertà affligge circa il 40% della popolazione. La salita dei prezzi dei generi di prima necessità e dei carburanti è costante e ha situato l’inflazione al 3,5% nel primo semestre 2008.
Il secondo elemento che ha fatto, e che fa, infuriare la popolazione è la corruzione: pochi giorni fa, in un discorso alla stampa, il presidente Garcia ha qualificato come “ratas”, topi, i funzionari pubblici corrotti. Contemporaneamente un giornalista rendeva pubbliche alcune intercettazioni telefoniche tra il presidente del consiglio di amministrazione della compagnia petrolifera statale PetroPerù, César Gutiérrez, un rappresentante di una compagnia petrolifera norvegese, la Discover Petroleum, il Ministro dell’Energia, Juan Valdivia e alti esponenti del partito di governo APRA (Alianza Popular Revolucionaria Americana). I contenuti fanno emergere il perpetuarsi delle care, vecchie, oliate pratiche della corruzione e del conflitto di interessi. Già nel suo primo mandato di governo, tra il 1985 e il 1990, Alan Garcia dovette fare i conti con casi di corruzione. Molti ricordano il progetto della metropolitana di Lima, i cui lavori sono stati sospesi a tempo indeterminato per indagini su presunti illeciti finanziari compiuti da esponenti del governo nell’assegnazione degli appalti per i lavori di realizzazione. Inoltre il governo ha sempre avuto scarsi risultati nella lotta alla corruzione. Ne è la prova la recente chiusura della Oficina Nacional Anticorrupción, nata pochi mesi fa per indagare e combattere casi di illecito fiscale, e disciolta senza che abbia mai veramente raggiunto alcun risultato concreto. Ora i vecchi fantasmi ricompaiono e aggravano la già precaria situazione della popolarità di Garcia: solo il 19% dei peruviani (altre statistiche parlano del 15%) apprezza la sua gestione. Altri implicati sono: uno dei dirigenti di PetroPerù, Alberto Químper, Rómulo León Alegría e Fortunato Canáan di Discover Petroleum e il presidente del consiglio peruviano Jorge del Castillo.
La Discover Petroleum a settembre si era aggiudicata cinque contratti di sfruttamento delle risorse petrolifere in altrettante zone privilegiate della costa settentrionale peruviana e della selva di Madre de Dios. A cosa si doveva tale improvviso exploit? All’attività di versamento illecito di fondi da conti della impresa petrolifera norvegese a quelli di rappresentanti di PetroPerù. Il Petrogate, come è stato ribattezzato il caso, è scoppiato quando l’ex ministro, oggi analista politico e giornalista Fernando Rospigliosi ha presentato al pubblico in una trasmissione televisiva quattro registrazioni audio in cui si parlava apertamente di come ripartire i finanziamenti sotto banco tra Discover Petroleum e PetroPerù, in cambio di contratti di sfruttamento di falde petrolifere. Altre tre sarebbero ancora al vaglio degli inquirenti. L’indagine rischia di ampliarsi nei prossimi giorni. Mentre Quimper è stato lungamente interrogato dalla magistratura anticorruzione, Leon Alegria è latitante e potrebbe essere fuggito in Argentina o in Messico. Altre fonti lo danno ancora nascosto a Lima. Non si trova nenche il suo computer, nei cui dischi rigidi sono contenute informazioni determinanti per le indagini. Intanto sono stati sospesi e saranno rinegoziati tutti i contratti stipulati dalla Discover Petroleum. Contemporaneamente il presidente di Discover Petroleum Internacional (DPI), Jostein Kjerstad attraverso il suo ufficio stampa dichiarava la sospensione di tutte le attività di collaborazione col governo peruviano.
Inevitabilmente sono arrivate le dimissioni del Ministro dell’Energia Juan Valdivia. L’effetto domino non si è fatto attendere. Sabato undici nel Salón Dorado de Palacio de Gobierno, tutto l’esecutivo peruviano, compreso il Presidente del Consiglio Jorge del Castillo, ha presentato le dimissioni, accettate dal Presidente della Repubblica Alan Garcia. Poche ore dopo Garcia ha annunciato il nome del nuovo primo ministro. È Yehude Simon Munaro, ex governatore della regione di Lambayeque. Giurerà ufficialmente lunedì tredici, come informa il quotidiano peruviano La Republica. Questi è stato presidente della Asamblea Nacional de Gobiernos Regionales, ed è stimato anche da quella parte di popolazione tradizionalmente ostile ad Alan Garcia: un buon segno per il futuro. È necessaria infatti una coesione sociale e un rinnovato aumento della fiducia nelle istituzioni, persa durante questi ultimi mesi. Il neo primo ministro ha annunciato di volersi riunire oggi con rappresentanti di alcuni partiti politici come Lourdes Flores Nano, Alejandro Toledo, Javier Diez Canseco e Ollanta Humala. Ha anche detto che i ministri dimissionari di Relaciones Exteriores, Comercio Exterior y Turismo, Economía, saranno riconfermati. Le sue prime battaglie saranno la lotta alla corruzione e la diminuzione della povertà.

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