Un trionfo per il presidente Rafael Correa: approvata in Ecuador la nuova Costituzione col 64% di Sì

Domenica l’Ecuador è andato alle urne. Scopo: approvare o rifiutare la riforma costituzionale, voluta dal presidente ecuadoriano Rafael Correa. La costituzione precedentemente in vigore era nata nel 1998. Ad elaborare la nuova Carta Magna, non senza patemi d’animo, è stata la Asamblea Constituyente creata ad hoc e con sede nella città di Montecristi, che ha lavorato tra novembre 2007 e luglio 2008. Questa è una città simbolica, in quanto culla dell’eroe nazionale Eloy Alfaro. La proposta di riforma costituzionale era stata avallata con novantaquattro voti a favore. Il partito di Correa, Acuerdo Pais, aveva settantotto dei centotrenta seggi componenti. I voti favorevoli in più sono stati espressi da altri gruppi politici e deputati indipendenti. L’Assemblea Costituente pochi giorni fa ha consegnato il progetto di riforma costituzionale al Tribunal Supremo Electoral (TSE) che ne ha decretato lo scioglimento, in quanto ha esaurito il suo compito. I punti chiave della riforma sono due: emancipare il paese dal potere delle multinazionali, specie le petrolifere, che per anni, grazie a governi compiacenti, hanno fatto il loro comodo nel sottosuolo andino; riformare il sistema fiscale, per colpire l’evasione e per ricalibrare le tasse, alleggerendo la pressione sui ceti più poveri della popolazione.
Insomma una costituzione che vuole uno sviluppo incentrato sull’uguaglianza sociale, sulla sostenibilità della sovranità economica e alimentare del paese; sulla tutela ambientale, sul rafforzamento del principio di non discriminazione, della parità di genere e sul riconoscimento della plurinazionalità di uno Stato, composto da svariate culture e popolazioni ancestrali. Proprio queste però, durante la campagna elettorale non erano del tutto soddisfatte dei quattrocentoquarantaquattro articoli che la costituiscono. Il Conaie, Confederaciòn Nacional De Organizaciones Indigenas de Ecuador, ha dovuto lottare e protestare nelle piazze per far introdurre le sue rivendicazioni, per la verità neanche tutte. Ha così deciso di dichiarare un Sì critico al testo che ne sottolineava la non totale soddisfazione. Da parte sua la Confederación de los Pueblos de Nacionalidad Kichua del Ecuador (Ecuarunari), a favore dell’approvazione del testo costituzionale, ha espresso nei mesi scorsi alcune critiche al presidente Rafael Correa. Argomento: il progetto della nuova costituzione è frutto della lotta dei popoli indigeni e dei settori sociali, e punta a ottenere il riconoscimento di uno stato plurinazionale e una società interculturale. Vuole superare il neoliberismo, il razzismo, i meccanismi di esclusione politica, economica, sociale e culturale. Con queste idee, la Ecuarunari ha invitato negli ultimi mesi le organizzazioni indigene e sociali a promuovere l’approvazione del referendum attraverso una attività di informazione tramite seminari, assemblee, incontri, mobilitazioni. La Confederazione ha chiesto una risposta concreta al problema dell’aumento del prezzo degli alimenti causata dalle multinazionali agricole e che sia archiviato il progetto di Legge Mineraria e la applicazione del Mandato Minerario approvato dall’Assemblea Costituente. Ha sottolineato infine la sua opposizione alla politica a favore delle estrazioni petrolifere portato avanti dal governo precedente a beneficio delle imprese multinazionali.
Sono stati nove milioni gli aventi diritto al voto. Durante la campagna elettorale, tutto sommato tranquilla, ci sono stati alcuni scambi di battute che hanno acceso l’interesse internazionale. Ad esempio, il ventiquattro agosto Correa aveva accusato l’opposizione di fomentare atti di violenza durante le loro manifestazioni elettorali. Aveva inoltre invitato i suoi elettori e simpatizzanti a non rispondere alle provocazioni. Correa ha aggiunto l’ingerenza nei fatti interni ecuadoriani di elementi della destra venezuelana, contrari a Hugo Chavez, che hanno tenuto degli incontri con studenti ecuadoriani su come provocare disordini. Gli stessi venezuelani si sono infiltrati anche in Bolivia da tempo per intessere rapporti con l’opposizione a Evo Morales. “Come in Bolivia hanno aiutato a formare la Union Juvenil Cruceñista, così ora sono venuti in Ecuador a provocare gli stessi danni”, ha affermato in un comizio di agosto. Certamente per Correa, questa era la madre di tutte la campagne elettorali; una battaglia per sconfiggere la partitocrazia. Sono infatti centoventotto le forze politiche attualmente censite dal Comitato Nazionale Elettorale.
Alcuni analisti hanno fatto notare che sarebbe stato un disastro per il governo non vincere il referendum. La preoccupazione era balzata all’onore delle cronache dopo la sconfitta elettorale subita da Hugo Chavez nel suo di referendum, che puntava a garantirgli la ricandidatura nel 2012, celebrato poche settimane fa. Per Rafael Correa sarebbe stato un colpo durissimo alle aspirazioni di riforma, sue e del suo elettorato, stanco di instabilità governativa e povertà dilagante. Se il fronte del Sì era dato per vincente con una percentuale poco oltre il 50%, l’opposizione era accusata di non aver saputo organizzare una seria e ragionata campagna elettorale. Le ragioni del No sembravano confuse, sia per i cittadini sia per i giornalisti internazionali. Il capofila del fronte dei contrari è stato il sindaco della città di Guayaquil, Jaime Nebot. Il ruolo maggiore però l’ha avuto la Chiesa Cattolica, in particolare l’Opus Dei, secondo la quale la nuova costituzione aprirebbe la strada alla legalizzazione dell’aborto, oltre a rafforzare troppo i poteri del Capo dello Stato. In realtà nella costituzione non si parla mai apertamente di aborto. I leader della Chiesa Evangelica, che nel paese conta un milione di seguaci, hanno marcato le loro distanze dai colleghi cattolici, e al contrario hanno chiamato al voto secondo coscienza. Ago della bilancia era il 25% di indecisi.La Commissione Europea il quindici settembre ha inviato una missione di osservatori in Ecuador, per analizzare lo svolgersi delle operazioni di voto. Composta da ventuno esperti, è stata guidata dall’eurodeputato conservatore portoghese José Ribeiro de Castro. Questi si è incontrato con membri del Tribunal Supremo Electoral de Ecuador e con il ministro de Asuntos Exteriores, María Isabel Salvador. Tale missione è stata richiesta dalle autorità ecuadoriane per verificare il rispetto degli standard democratici internazionali, sia durante la campagna elettorale, sia nella domenica elettorale, sia nel riconteggio totale. Ha contribuito dunque a sottolineare la trasparenza delle operazioni e a rinforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, in un momento cruciale nella storia del paese.
Hanno potuto votare anche i residenti all’estero. Il sito internet del Ministerio de Relaciones Exteriores, Comercio e Integración informava pochi giorni prima del voto che i consolati ecuadoriani, assieme al Tribunal Supremo Electoral (TSE), avevano realizzato in totale normalità, tra il ventidue luglio e il dodici agosto, l’iscrizione alle liste elettorali di 157.003 persone. Le città con maggior presenza ecuadoriana nel mondo sono Madrid, Murcia, Milano, Roma, Genova, Caracas e Toronto. Sono 92.766 quelli residenti in Spagna, la maggiore tra le colonie in Europa, affermava l’ambasciatore ecuadoriano a Madrid, Nicolás Issa Obando. Anche questi era convinto che avrebbe vinto il Sì. Relativamente alla questione della ingerenza della Chiesa Cattolica ha affermato che “ciò non influenzerà il risultato, perché non è la chiesa a dirci come dobbiamo votare”. Le principali forze politiche hanno concluso la campagna elettorale a Guayaquil, e simpatizzanti di entrambi gli schieramenti si sono ritrovati nella regione di Guayas, la più ricca del paese. Questa è stata la provincia bastione del "no", e quella dove si sarebbe dovuta decidere la sorte del risultato.

0 commenti:

Posta un commento

 

_

Nota

Diario Latino non rappresenta una testata giornalistica perchè è aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, quindi, considerarsi prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001. L'autore non è un giornalista professionista e non è responsabile dei contenuti dei blog ai/dai quali è linkato. I commenti sono sottoposti ad approvazione. Diario Latino is licensed under Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License. Proibita la ripubblicazione su altri siti/blogs.

Licenza Creative Commons

Statistiche