Messico: l’ Instituto Nacional de Antropologia e Historia sta sviluppando modelli tridimensionali degli edifici Maya

Lo scopo dell’operazione è comprendere meglio il meccanismo di deterioramento degli edifici e quindi poter agire per preservarli il più possibile dall’azione erosiva degli agenti atmosferici e del tempo.
Il venti agosto l’INAH, Instituto Nacional de Antropologia e Historia del Messico,
ha comunicato che alcuni edifici mostrano i segni del tempo che passa. Non è certo un caso. Sulle loro spalle, o meglio pareti, riposano tra millecinquecento e mille settecento anni di storia ma si mantengono ancora in piedi. Questo conferma la tesi dell’avanzato sistema costruttivo applicato dai Maya che oggi è bel lungi dall’essere uguagliato, dato che un edificio moderno arriva, quando va bene, a cento anni di vita, secondo un recente studio. Perciò l’Instituto Nacional de Antropologia e Historia e L’Instituto Tecnologico de Merida (ITM), si sono unite in un progetto futuristico che implementa modelli digitali dei sistemi architettonici preispanici con diagnosi strutturali e analisi relative al “mortero”. Questo è il nome dell’antica mescola simile al moderno cemento usata per saldare i blocchi di pietra usati nella costruzione degli edifici preispanici. Questa iniziativa condotta dal centro INAH della regione dello Yucatán è inserita all’interno del Proyecto de Mantenimiento Mayor, relativo a quattro siti archeologici situati sulla Ruta Puuc. Sono Uxmal, Kabah, Sayil e Xlapac. Il Palazzo Principale di Xlapac è stato il modello usato da prototipo per la creazione del sopra descritto progetto di digitalizzazione. La sua struttura è semplice e il suo grado di deterioramento è medio. Gli architetti Luis Llovera e Julián Cruz hanno realizzato la mappatura topografica della zona per rilevare variazioni e squilibri nel terreno circostante la struttura. Hanno inserito nel terreno rilevatori che segnalano avvallamenti o cedimenti. La collaborazione tra L’INAH e ITM è iniziata a fine 2007 e presto sarà pubblicata la prima tesi realizzata da studenti della laurea in ingegneria civile dell’ITM che ha come tema il suddetto Palazzo Principale di Xlapac.
L’archeologo José Huchim Herrera e la co-direttrice del Proyecto de Mantenimiento Mayor della Ruta Puuc, Lourdes Toscano Hernández, hanno dichiarato che, in base a queste analisi, potranno essere disegnati e realizzati schemi di conservazione di questo tipo di immobili.
L’ingegnere Manuel Efraín Morales Bojórquez, del Dipartimento di Scienze Naturali e della Terra, ha chiarito che il passare del tempo causa un affaticamento delle strutture portanti e dei materiali da costruzione che non ne causano necessariamente il crollo ma un loro riassestamento o un cambo di livellamento. Gli antichi Maya costruivano gli edifici sopra basamenti di roccia su cui oggi si stanno formando alcune crepe o stanno crescendo alcune piante, inclusi alberi. Nonostante tutto le strutture stanno rispondendo bene. L’uso dei modelli che riproducono le vere anomalie verificantisi negli edifici permetterà di capire le reazioni degli stessi a future modificazioni e deformazioni del terreno e il funzionamento meccanico e strutturale degli edifici della Ruta Puuc. Dal punto di vista del tentativo di preservarli dall’invecchiamento, la realizzazione di un “mortero” uguale, nelle stesse caratteristiche fisiche e meccaniche, a quello usato dai Maya è particolarmente importante. Questo potrà essere reintrodotto nelle strutture e divenire un unicum con la pietra permettendo di rafforzarla e di renderla più resistente. Oltre alla calce viva la mescola conteneva un elemento aggiuntivo, di natura organica, che è attualmente oggetto di analisi nei laboratori specializzati.
Pubblicato su www.Alol.it

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