L'Honduras del presidente Manuel Zelaya ha aderito all'ALBA lo scorso 25 agosto

Pochi si aspettavano questa mossa politica da parte del Partido Liberal, al potere in Honduras. Il venticinque agosto, il governo di centrodestra, presieduto da Manuel Zelaya, ha deciso l’entrata del paese nell’ALBA; la Alternativa Bolivariana para las Americas. Questa associazione, alternativa alla FTA (Free Trade Area) o ALCA (Area de Libre Comercio entre las Americas) voluta dagli Stati Uniti, è stata creata ufficialmente dal presidente venezuelano Hugo Chavez nel 2004. In realtà il progetto aveva già iniziato a vedere la luce nel 2001. Ne fanno parte sei paesi: Venezuela, Cuba, Nicaragua, Bolivia, Dominica e, last but not least, Honduras. Nella piazza di a Tegucigalpa, di fronte ad una moltitudine di persone, alcune delle quali arrivate con pullman speciali da diverse parti del paese centroamericano, il presidente ha pubblicamente ufficializzato l’annuncio. Alle celebrazioni hanno assistito i presidenti dei sei paesi integranti, accompagnati da rappresentanti di quelli che seguono come osservatori i lavori dell'ALBA, cioè Uruguay, Paraguay, Guatemala, Repubblica Dominicana ed Ecuador. Da rilevare la presenza del FMLN salvadoregno, il quale in caso di vittoria del suo candidato Mauricio Funes alle elezioni presidenziali del prossimo anno potrebbe entrare nell’alleanza, facendo salire a sette i paesi componenti.
L’Honduras è il quinto paese più povero dell’America Latina con il 65% dei suoi otto milioni di abitanti sotto la soglia di povertà e una disoccupazione del 28%. L’Honduras però è anche firmatario di un Tratado de Libre Comercio con gli Stati Uniti in vigore dal 2006. Molti vedono questo gesto come una sfida al governo di Washington. L'adesione all'ALBA è stata fortemente difesa e voluta dalle decine di organizzazioni che formano il Bloque Popular, una delle più importanti reti della società civile che già nel passato aveva insistito affinché il governo entrasse a far parte di Petrocaribe e Petroalimentos.
Durante il suo intervento, il presidente honduregno, Manuel Zelaya, ha detto che "il popolo honduregno non deve chiedere permesso a nessun imperialismo per ratificare l'ALBA. Nei giorni scorsi alcuni mezzi di comunicazione dicevano che non dovevamo farlo perché si trattava di un trattato armato. Hanno cercato di infondere la paura tra la popolazione, ma non ci sono riusciti, perché il popolo honduregno è coraggioso, lottatore e rivoluzionario. Io non sono nato per avere un padrone e nemmeno per essere schiavo. Ci hanno sottomesso, ingannati e ci hanno mantenuto disinformati e quindi ringrazio Chávez per questo spazio che ha aperto, ringrazio Daniel Ortega, baluardo di resistenza in Centroamerica, per essere venuto e mi congratulo con Evo Morales, leader indigena e presidente della Bolivia, per aver superato brillantemente con oltre il 67% il referendum revocatorio nel suo paese. Saluto anche il popolo eroico di Cuba. Ci sono più di 200 risoluzioni della ONU che chiedono la fine dell'embargo statunitense e l'Honduras si unisce oggi a questa richiesta. Saluto anche il Bloque Popular ed i partiti che hanno sostenuto questa firma. Come ha detto Chávez, l'ALBA non ci obbliga a niente ed invece ci apre le porte della speranza per risolvere la crisi e la povertà che il capitalismo ha lasciato in eredità alla maggioranza degli honduregni. I paesi del Sud si uniscono per essere indipendenti e per assicurare lo sviluppo alle proprie popolazioni".
Il presidente boliviano, Evo Morales, ha da parte sua chiesto ai suoi omonimi di accelerare il processo di trasformazione sociale in America Latina, "nazionalizzando le nostre risorse naturali e cercando sempre trasformazioni profonde nella democrazia. L'ultimo degli invitati a prendere la parola è stato il presidente venezuelano, Hugo Chávez: "Si tratta di un passo storico che avrà un impatto positivo sui popoli dell'America Latina e Caraibi ed ha bisogno della partecipazione diretta ed attiva di tutti, soprattutto dei giovani, degli afrodiscendenti honduregni, delle popolazioni indigene, delle donne. Considero - ha detto - che i valori come l'indipendenza, la dignità e lo sviluppo integrale continuano ad essere la strada da percorrere per i popoli che lottano per la libertà".

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