Fernando Lugo: ovvero la prima volta del centrosinistra al governo in Paraguay

Il quindici agosto il giornale Abc Color e il quotidiano spagnolo El Pais pubblicavano due articoli in cui si rendevano pubblici i risultati di un sondaggio. Il 76% dei paraguayani si diceva sicuro che il paese sarebbe migliorato con il nuovo presidente Fernando Lugo. Reso pubblico nel giorno in cui è avvenuta l’investitura ufficiale, il sondaggio, realizzato tra il quattordici e il ventidue giugno ad un campione di mille intervistati, dalla First Analisis y Estudios, aggiungeva che secondo l’11.3% il Paraguay resterà uguale a prima, secondo l’1.8% subirà un piccolo peggioramento, mentre secondo 1.7% peggiorerà. Il 9.2% non sa o non risponde. Inoltre secondo il 60% del campione i primi risultati di rilievo di Lugo si vedranno tra il primo ed il secondo anno del mandato. L’88% si dichiara convinto che le entrate economiche del paese aumenteranno.
Fernando Lugo di 57 anni è stato per un decennio vescovo della diocesi di San Pedro, al centro del paese, regno di povertà ed emarginazione. Recentemente è stato dispensato dalla condizione di religioso dal papa Benedetto XVI. Il presidente, eletto il venti aprile scorso nelle file della Alianza Patriótica para el Cambio, è il primo leader di centrosinistra in Paraguay dopo sessanta anni di dominio del Partido Colorado. L’atto ufficiale di investitura ha avuto luogo nella spianata del Congresso ad Asunciòn de Paraguay e ha congregato una decina di capi di stato, tra cui quelli di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Ecuador, Uruguay, Venezuela e un centinaio di delegazioni straniere. Tra esse il Il presidente di Taiwán, Ma-Yiung-Yeou. Il Paraguay è uno dei pochi paesi che riconosce l’isola come nazione indipendente. C’era anche Salem Salek, ministro degli esteri della autoproclamata Repubblica araba Saharaui Democratica. Per la Spagna era presente il Principe Felipe.
Il mandato presidenziale durerà cinque anni. Lugo ha promesso un governo di austerità e semplicità, distaccandosi dallo stucchevole stile barocco che contraddistingueva il governo del Partido Colorado. "Vamos a gastar equitativamente; una campaña de austeridad y sencillez va a caracterizar nuestro Gobierno", sono state alcune delle parole che ha rivolto ai giornalisti situati di fronte alla sua residenza di Lambarè, comune vicino ad Asunciòn. Ha chiarito subito che non ha bisogno di denaro e che non è entrato in politica per arricchirsi. Ha rinunciato per questo al suo stipendio di capo di stato, equivalente a 2.700 euro. Dopo aver dichiarato di aver pregato a lungo per il suo paese, si è scagliato contro coloro che si sono appropriati dell’erario pubblico. Uno dei suoi cavalli di battaglia è la lotta alla corruzione. Il presidente uscente Nicanor Duarte ha ceduto i simboli del potere politico al presidente del Congreso de los Diputados, Enrique González Quintana, come è costume durante l’atto di investitura del presidente. Duarte, nella sessione congiunta del Parlamento, ha sottolineato come la democrazia stia avanzando in Paraguay poiché “per la prima volta si trasferisce il potere da un partito all’altro in un clima di speranza. È un momento storico”, ha concluso.
Vestito con una camicia chiara simile a quelle che utilizzava quando ancora era vescovo, ma senza colletto, Lugo ha lasciato intendere che i suoi esempi sono Michelle Bachelet e Luis Ignacio Da Silva. Durante la cerimonia officiata nelle due lingue ufficiali del paese, lo spagnolo e il guaranì, ha ricevuto la fascia presidenziale e il bastone del potere. Lontano da toni trionfalistici il leader di Alianza Patriótica para el Cambio ha descritto un panorama che richiederà il duro lavoro del suo partito per eliminare la disuguaglianza sociale e la corruzione. Nel suo discorso ha fatto riferimento sia a Lula e Bachelet sia al defunto presidente cileno Salvador Allende e ha promesso di evitare il segreto di stato. Un discorso pacato, molto simile, nei toni, a quello pronunciato dal presidente uruguaiano Tabarè Vazquez nel suo insediamente nel 2005. Ha preannunciato una ascesa delle tasse, una ferrea politica di controllo fiscale e una riforma agraria. Attualmente nel paese circa duecento famiglie possiedono il 70% delle terre. Ha aggiunto l’impegno contro la lotta al contrabbando e un miglioramento delle condizioni di salario dei poliziotti, in uno dei paesi col più alto tasso di oggetti falsificati al mondo. Il riferimento alle radici indigene del paese è stato sottolineato sia da Fernando Lugo sia dal presidente del Congreso, Enrique González Quintana, con frasi che sono andate oltre quelle protocollari e di cortesia. Si è fatto esplicito riferimento alla tutela degli indigeni più poveri e alla difesa dei diritti umani. "Ningún blanco tendrá impunidad contra el indígena", ha sentenziato. Lugo si è definito un uomo di fede e ricordando l’esempio dei teologi della liberazione, ha ribadito la sua scelta verso i poveri e i perseguitati. Un laico eternamente grato alla madre chiesa.
Nel clima di attesa formatosi attorno alla sua figura, le strette misure di sicurezza non hanno scoraggiato la cittadinanza a partecipare alle feste presidenziali. Stessa attesa si era creata nei paesi confinanti e Lugo non ha deluso, citando lo spinoso tema della vendita di energia al Brasile e all’Argentina, con i quali condivide enormi centrali idroelettriche. Di fatto il Paraguay è il primo paese al mondo per produzione pro capite di elettricità. Si è rivolto con grande riverenza all’Argentina, paese che è il primo ricettore dell’emigrazione paraguayana. Infine, ha concluso, la giustizia si occuperà di chi ha approfittato della, di chi ha danneggiato e di chi ha distrutto la natura.
Angel Garcia, il padre del neo presidente e direttore di Messaggeri della Pace, ha assicurato che suo figlio crede in ciò che dice. Quindici giorni prima della cerimonia di investitura Lugo si è riunito con i familiari delle vittime di un incendio in un centro commerciale avvenuto nel 2004. Morirono 237 persone. I responsabili del centro commerciale avevano bloccato le uscite di emergenza per evitare i furti. All’inizio del 2008 furono condannati a soli due anni di carcere invece dei venticinque chiesti dall’accusa. Per questo ha ricordato che la magistratura deve infliggere pene a chi sbaglia, senza eccezioni.
Il 21 agosto è giunta la notizia che per la prima volta è stata nominata ministro una donna di origine indigena. Maragarita Mbywangi, 46 anni, appartenente alla tribù Ache, sarà a capo de la Oficina de Asuntos Indigenas. Maragarita a quattro anni era stata catturata nella selva e venduta per avviarla ai lavori forzati nelle grandi famiglie latifondiste del Paraguay. Da sempre è impegnata in difesa dei diritti delle popolazioni indigene e in particolare quelli della sua tribù d'appartenenza.


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