Riunificare l'opinione pubblica per avanzare nello sviluppo del paese. Il difficile obiettivo del governo Morales dopo il referendum

Non appena sono stati diffusi i risultati elettorali, i sostenitori di Evo Morales si sono riversati in Plaza Murillo a La Paz, dove, nella notte, il presidente ha realizzato un discorso. Festeggiamenti anche nelle altre piazze delle regioni che hanno visto confermati i governatori regionali. Dal balcone del Palacio Quemado, sede del governo, accompagnato da cori come “Te queremos Evo te queremos”, “mano dura, mano dura”, “Evo se respeta, carajo,” il presidente Morales ha richiamato varie volte il popolo all’unità. Ha aggiunto che il voto esprime la volontà di consolidare il processo di cambiamento, recuperando le risorse naturali e rendendo i cittadini uguali con gli stessi diritti e doveri. L'importante è che ora in Bolivia non solo si possono eleggere i governanti ma anche revocarli se non fanno il loro dovere. Questo è un fatto storico non solo per la Bolivia ma per tutto il continente latinoamericano. Morales ha ribadito il suo rispetto ai prefetti ratificati esprimendo l’auspicio di poter lavorare insieme. Oltre i cambi strutturali è fondamentale ridurre l’estrema povertà.
Intanto, sulla sponda opposta dello schieramento politico, si pone la città di Santa Cruz, in cui una moltitudine gridava a favore dell’autonomia. In previsione di questo obiettivo, il suo governatore ha annunciato la preparazione di un organismo di sicurezza regionale, dato che la Polizia Nazionale dipende dal governo centrale di La Paz. L'altre priorità sarà il fisco, con la creazione di una agenzia tributaria regionale. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha salutato il popolo boliviano con un comunicato che sottolinea lo svolgimento pacifico e ordinato del referendum. Il cancelliere cileno Alejandro Foxley ha auspicato il rafforzamento della stabilità democratica e il rispetto dell’integrità territoriale boliviana. Il quotidiano cubano Granma ha sottolineato la perfetta chiarezza del processo elettorale certificata da osservatori internazionali. A Bogotà la Organización Nacional Indígena de Colombia vede nell’esempio di Evo Morales, la possibilità di creare un paese diverso. A Quito, la capitale ecuadoriana, il presidente della Confederación de Nacionalidades Indígenas, Marlon Santi ha avvertito l’opposizione che ora in Bolivia non ci sono padroni nè superpotenti, bensì regna una nuova aria di uguaglianza.
Nella notte tra il dodici e tredici agosto due governatori regionali si sono riuniti con il presidente Morales in un incontro teso a scongiurare la crisi politica e la spaccatura del paese. Sono stati quello di Potosí, Mario Virreira e di Oruro, Alberto Aguilar. L’obiettivo del governo è unire i contenuti della nuova costituzione a quelli degli statuti regionali dei dipartimenti autonomisti. Da parte loro i governatori fedeli all'opposizione con la partecipazione di Savina Cuellar, governatrice di Chiquisaca si sono riuniti nella città di Santa Cruz per analizzare i risultati del referendum. Il governo ha accettato il conferimento di una maggiore autonomia regionale proponendo la stipula di due accordi: un patto politico-istituzionale e uno economico. Il secondo si chiamerà IDH, Impuesto Directo a los Hidrocarburos. I governatori regionali vorrebbero che i suoi ricavi, che ammontano a centosessantasei milioni di dollari, fossero utilizzati per pagare una pensione integrativa vitalizia ai maggiori di sessanta anni. Secondo quanto affermato dal ministro della difesa Walker San Miguel, il patto sarà definito nel quadro della implementazione della nuova Constitucion, approvata lo scorso novembre dalla Asamblea Constituyente, con gli statuti autonomisti regionali dei dipartimenti di Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija.
Queste regioni costituiscono la cosiddetta “medialuna”. Il patto economico e quello istituzionale puntano a nominare nuovi delegati per la Corte Nacional Electoral (CNE) e per il Tribunal Constitucional oltre ad altre istituzioni della giustizia. Il governatore di Tarija ha qualificato come scarsi gli avvicinamenti tra le parti. Il presidente Evo Morales ha esortato i leader politici regionali dell’opposizione a smussare le attitudini intransigenti e ha promesso di inserire nella nuova costituzione le autonomie regionali. L’ autonomia non significa indipendenza e separazione dal resto del paese, ha ammonito. I due terzi della popolazione è favorevole al nostro progetto. È necessario dunque un accordo con i prefetti, le organizzazioni sindacali e le parti sociali, ha concluso. Il ministro degli esteri David Choquehuanca ha contattato la Organizacion de Estados Americanos, (OEA) e il gruppo di paesi amici della Bolivia formato da Colombia, Brasile e Argentina affinché favoriscano il dialogo. Dopo la riunione del dodici agosto con i due governatori regionali, Morales ha organizzato una squadra di ministri che dialoghi direttamente coi governatori regionali. Wálker San Miguel sarà deputato al dialogo con la regione di Santa Cruz, Luis Arce, ministro delle finanze con Pando, Alfredo Rada con Beni, il ministro dei lavori pubblici, Óscar Coca, con Chuquisaca e il ministro del lavoro Walter Delgadillo, con Tarija.
Intanto a Santa Cruz il Centro de Estudios Jurídicos e Investigación Social (CEJIS), è stato oggetto di un lancio di tre molotov da parte di alcuni giovani. Adalidad Montaño, direttore del centro impegnato in lavori di difesa dei diritti sociali, economici e culturali dei popoli indigeni e contadini della regione, ha confermato che non ci sono stati feriti. La situazione nel paese continua a essere tesa. D’altra parte anche la missione della Colaboracion Cubana in Bolivia ha denunciato che domenica dieci agosto, quaranta membri incappucciati della Unión Juvenil Cruceñista e i loro dirigenti hanno fatto irruzione nelle abitazioni dei medici, infermieri e collaboratori della salute cubani che lavorano presso la città di San Ignacio de Velasco, aggredendoli fisicamente e verbalmente.
La mattina del quattordici agosto, si è tenuta una seconda riunione con i governatori di Chiquisaca, Tarija, Beni, Pando e con Branco Marinkovic, presidente del Comité Cívico Pro Santa Cruz e rappresentante della regione. In dichiarazioni alla stampa boliviana, Morales ha affermato che essi sono interessati solo ai soldi. Il riferimento è agli ingressi monetari del Impuesto Directo a los Hidrocarburos (IDH). Non sono interessati al pensiero del popolo boliviano, ha concluso. Il governatore della regione di Pando Leopoldo Fernandez ha confermato che non ci sono passi avanti. Il diciannove agosto è previsto uno sciopero generale nei cinque dipartimenti componenti la medialuna, come protesta contro il governo, la cui attitudine è giudicata troppo chiusa.
Gli stessi governatori regionali che da mesi istigano la popolazione alla disobbedienza civile e alla violenza, in un qualunque altro paese europeo sarebbero considerati dei golpisti. Ma in Bolivia no. Cosa direbbero i governatori regionali se fosse il governo a dare loro la stessa pagnotta? Se fosse l'esecutivo di Morales a usare l'arma dello scontro, allora parlerebbero di dittatura e di assenza di regole democratiche. Continuerebbero a difendere i loro metodi autoritari se fosse il governo a usare l'autorità?

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