Ricercatori messicani scoprono, nello Yucatan, una rete sotterranea di templi Maya all’interno del progetto "El culto al cenote"

A metà agosto un gruppo di archeologi e specialisti della Universidad Autónoma de Yucatán, diretti da Guillermo de Anda Alanís, ha scoperto un dedalo di gallerie sotterranee e quattordici templi. Si trovano incastonati in scoscesi dirupi e sentieri pericolosi che affondano in una depressione naturale nascosta tra le colline e montagne della regione. Sul fondo della gola giace un lago. L’acqua è penetrata anche nelle gallerie e alcuni templi sono addirittura sommersi. Sembra una riproduzione di ciò che per gli antichi Maya era l’accesso al mondo dell’aldilà. Le costruzioni, molto elaborate e complesse, erano usate come centri di culto dei morti. L’accesso è molto pericoloso e difficile. La divinità a cui sono dedicate è Xibalbà, il Dio della Morte. Uno dei libri sacri dei Maya, il Popol Vuh, racconta che Xibalbà per entrare nell' inframondo doveva percorrere un tortuoso cammino al termine del quale raggiungeva un terreno acquoso nel quale sostenere dure prove. Riguardo al tema, lo studioso italiano Leonardo Malentacchi, ricorda che l’universo per i Maya era suddiviso in tre strati: il mondo sotterraneo o inframondo, la terra (Cab) ed il mondo superiore, (il cielo, Caan). Il ritrovamento è avvenuto durante le ricerche del progetto organizzato dall’ Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH), denominato El culto al cenote en el centro de Yucatán. Sono costruzioni molti difficili da realizzare viste le asperità del luogo. In una delle grotte è venuto alla luce un corridoio di circa cento metri che, da est a ovest, termina in una piccola vasca d’acqua. Questa è decorata da una serie di stalattiti e stalagmiti che sembrano formare un albero. In altre gallerie abbiamo dei tratti costruttivi comuni: la loro piccola apertura d’accesso raggiunge appena il metro d’altezza e i cinquanta centimetri di larghezza, e le pareti sono ricche di pietre scanalate e lavorate. In questo luogo sono stati rinvenuti resti ossei umani e offerte funerarie tra cui un vaso datato quasi millenovecento anni e l'immagine di un antico sacerdote Maya. Fino ad ora sono stati scoperti altri tredici siti archeologici con resti di cerimonie rituali. Gran parte dei cimeli ritrovati datano l’età del Clásico Terminal (750-850 d.C). Secondo quanto riferito dall’INAH, le ricerche saranno presto allargate per cercare vestigia del culto che avveniva sottoterra. Nel parere degli esperti la zona era dotata di molte infrastrutture relative al culto sotterraneo relazionato con l’acqua. I paesini dello Yucatán interessati a questi ritrovamenti sono Tecoh, Homún, Kantunil, Chocholá e Abalá. Lo Yucatán è terra non nuova a grandi ed importanti ritrovamenti. Le città di Uxmal e Chichén Itzá ne sono la prova, e certamente la fitta vegetazione che copre la regione cela ancora tesori di epoca preispanica. Nelle cronache spagnole del 1562, si parla dei riti religiosi dei nativi americani che continuavano anche dopo la colonizzazione spagnola. Si menzionano diciassette siti in cui questi avvenivano: nove sono stati scoperti, sette contenevano resti ossei. Questa è solo l’ultima delle scoperte importanti fatte sempre nello Yucatan, luogo che custodisce ancora reperti di inimmaginabile importanza.
Sabato due agosto archeologi messicani hanno rivelato i risultati di una ricerca decennale, oramai completata. Il ritrovamento riguarda un insieme di edifici in un’area estesa tra venticinque e trenta chilometri quadrati La costruzione rinvenuta è formata da un grande palazzo circondato da varie strutture architettoniche con funzione cerimoniale. Si tratta del Templo de Los Monos, la Casa de Los Falos, il Palacio de los Dinteles e il Templo de Columnas. Erano frequentati da una ristretta cerchia di cittadini Maya con cariche elevate. Josè Osorio Leon, responsabile del progetto e Federica Sodi Miranda, direttrice del Instituto Nacional de Antropologia e Historia (INAH) dello Yucatán, hanno spiegato che si trova a settecento metri a sud del Palacio de las Monjas di Chichén Itzá. La zona è di difficile accesso. Osorio Leon inoltre ha parlato di ritrovamenti di resti umani dell'epoca sepolti nel complesso. Alcuni esperti hanno tradotto una placca rinvenuta sul posto interpretandola come una sorta di targa per l’inaugurazione del complesso che data l’anno 878 d.C. L'area, denominata Templo Inicial, al momento non è visitabile dai turisti per motivi di sicurezza. Chichén Itzá riceve quotidianamente la visita di circa cinquemila persone.

5 commenti:

  1. Come sarebbe interessante poter visitare queste meraviglie e respirare quell'aria misteriosa ed arcaica, toccare quei posti dove civiltà non ancora chiaramente decifrate hanno vissuto. Bel post.;)

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  2. Se vuoi andare, gli speleologi italiani vanno spesso a fare spedizioni all'estero, anche in Messico. Prima bisogna diventare speleologi, poi occorre diventare bravi speleologi, e poi con un pò di soldi si può partecipare a qualche spedizione, magari del Team La Venta, che in Messico sta studiando, tra le altre grotte, anche la favolosa Cueva de los Cristales.

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  3. Se è così domani ci vado. Adesso che ci penso però credo di avere degli impegni...

    Perbacco è molto più complicato di quanto pensassi, ma il mio era solo un sogno, di quelli che non costano nulla perchè la fantasia è gratuita. Non sono speleologo e quindi non potrò mai diventare un bravo speleologo, non ho soldi per cui non ho speranze! Pazienza!:)

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  4. Io sono speleologo da 20 anni. Ho fatto per più di 10 anni l'anonimo speleologo sotto casa, poi il bloggare speleo mi ha cambiato un pò la vita. Stavo per cascarci, mollare tutto per il sogno irraggiungibile, la scoperta di cose meravigliose in luoghi incontaminati. Per fortuna non sono partito, perchè l'avventura e luoghi meravigliosi sotto terra sono a due passi da casa. Io sono in Umbria, questo fine settimana andrò in Campania ad un campo esplorativo. L'avventura e la scoperta sono ad un passo da casa, anche con pochi soldi. Davanti casa mia, a Narni, 20 anni fa trovammo nei sotterranei di un convento la cella dell'inquisizione con tanto di graffiti, una chiesa ormai perduta, un acquedotto romano lungo 12 chilometri. Non è difficile "diventare speleologo", siamo ovunque in ogni parte d'Italia [www.scintilena.com] e qui trovi tutto il panorama nazionale. Ma il passo più difficile in queste cose si fa con la testa, andare a fare un corso di speleologia è il passaggio più difficile per chi vuole evadere dalla superficie.

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  5. Hai sicuramente fatto la scelta giusta. Pensare a quanto ci sia del bello da scoprire lontano da casa, sognare il grande passo e poi accorgersi che quel meraviglioso mondo ce l'hai sotto casa è davvero sorprendente. Ti ringrazio per le informazioni ma credo che l'età non più giovane mi metta fuori gioco. Ti auguro un buon lavoro. eldo

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Nota

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