La nazionalizzazione di Aereolines Argentinas e i colpi di coda della crisi del campo. Il caldo inverno australe dell'Argentina di Cristina Fernandez

Il governo argentino non è riuscito a far approvare la riforma delle imposte sui prodotti del settore agricolo. Esce dunque sconfitto dopo mesi di tensione sociale. Alla Camera, dopo 17 ore di dibattito, la parità che regnava sovrana è stata rotta dal voto contrario del presidente dell'assemblea e vicepresidente del governo, il peronista, Julio Cobos. La seduta-maratona caratterizzata da un braccio di ferro serrato ha visto prevalere il no per un solo voto, dopo che si era arrivati al 36 pari su un totale di 72 deputati. Il voto del presidente della Camera è risultato tanto determinante quanto inaspettato, anche se il suo distacco dalla cupola peronista negli ultimi giorni era già evidente. La dichiarazione del sedici luglio, dopo il voto, ricca di pause e silenzi, è sembrata una giustificazione più che una affermazione delle sue idee. Ha sottolineato la difficoltà e solennità del momento e la sua speranza di venire compreso dagli argentini e dalla presidentessa Cristina Fernandez. “Non so come mi giudicherà la storia e chiedo scusa se mi sbaglio, però vorrei mi vedeste come un padre di famiglia che come tutti voi si sta assumendo responsabilità. Questa non è la soluzione alla crisi. Ho agito conformemente alle mie convinzioni”. Ha poi sostenuto la sua volontà di proseguire al fianco di Cristina Fernandez e portare a termine il mandato assegnatogli. Questo è un duro colpo per il kirchnerismo che puntava molto sull'approvazione della legge, la quale avrebbe dovuto mettere la parola fine a quattro mesi di polemiche sulle esportazioni di soya, grano e girasoli caratterizzati da cortei e blocchi stradali. Cala il sipario, dunque, anche se non con il finale che avrebbero voluto i peronisti. Nonostante tutto, l'Argentina è in una posizione privilegiata per far fronte alla attuale crisi economica mondiale, vista la sua crescita media intorno al 9% negli ultimi cinque anni. I prezzi delle materie prime come la soya, il grano e la carne, di cui è uno dei maggiori esportatori al mondo, sono in crescita garantendo introiti di migliaia di milioni di dollari. Le riserve petrolifere non mancano. Purtroppo però si sta sottovalutando da tempo un dato importante: l'inflazione. Mentre in alcuni punti del paese arriva al 30%, il governo continua a considerarla stabile all'8%, falsificando dunque altri indici basati su questo dato, come il numero di indigenti o di famiglie sotto la soglia di povertà. L'enorme perdita di potere d'acquisto ha provocato un calo dei consumi. Gli argentini si stanno rifugiando nel dollaro, mentre il Banco Central di Buenos Aires si vede costretto a vendere dollari per fare in modo che il valore della moneta nazionale continui a essere basso, in modo da non far crollarel'export. Inoltre parte dell'inversione straniera, sta cambiando rotta, privilegiando il Brasile, il Cile e il Perù. Dopo la sconfitta parlamentare, venerdì 18 luglio, la Comision de Enlace, che raggruppa quattro confederazioni patronali ha emesso un comunicato in cui si chiede la deroga alla risoluzione 125. Quella che impone il nuovo livello di tassazione delle esportazioni. Il documento, intitolato pradossalmente, La Republica saliò fortalecida, propone la creazione di un tavolo nazionale per la creazione di una politica che dia risposte ai principali problemi del campo. Il documento loda la scelta di Julio Cobos. Da parte sua Cristina Fernandez, che quel giorno era nella provincia del Chaco, mille chilometri a nord di Buenos Aires per presenziare ai lavori di ampliamento di un aereoporto, ha espresso la necessità di proseguire nel cammino irrinunciabile intrapreso: rappresentare gli interessi di chi ha meno per costruire un'Argentina con maggiore inclusione sociale e meno povertà. In velato riferimento a Cobos ha detto “Attendiamo coloro che non hanno ancora capito il nostro progetto e che cosa abbiamo veramente detto agli argentini lo scorso ottobre”.
L’altro argomento che ha dominato le pagine d’attualità dei quotidiani argentini alla fine del mese di luglio, riguarda la nazionalizzazione della compagnia aerea di bandiera, Aereolineas Argentinas. La decisione è tata presa per garantirne ala sussistenza. Il 21 luglio il gruppo Marsans ha completato la vendita del suo pacchetto azionario. I dettagli sono stati comunicati in una conferenza stampa che ha visto la presidentessa Cristina Fernandez, circondata da 2000 alti esponenti del peronismo, qualificata dalla stampa come ottimista e portatrice di speranze per il futuro. Ha inoltre annunciato che presenterà alla Camera un progetto di legge per sostenere l’operazione di acquisto delle azioni. Il ministro di Planificacion Federal, Julio de Vido, ha ricordato che al momento della vendita della compagnia al gruppo spagnolo Marsans, questa aveva 29 aerei, 28 rotte internazionali e tre simulatori di volo. “Ora questo esiste solo nei nostri ricordi. Ha 20 destinazioni internazionali e nessun simulatore”. La mattina del 22 luglio è stato firmato un accordo tra il governo e il gruppo Marsans per costituire una commissione che entro sessanta giorni stabilirà il valore della impresa. Il vicepresidente Julio Cobos non è stato invitato all’atto. Il 24 luglio è arrivato un nuovo colpo di coda della crisi dela campo. Il capo del gabinetto deei ministri Alberto Fernandez, ha rinunciato all'incarico e si è dimesso. In carica dal 2003, era considerato un componente del ristretto giro di collaboratori fedeli al matrimonio Kirchner. Sarà rimpiazzato dal giovane Sergio Massa. Secondo alcune fonti interne, sono nate tensioni tra l'ex presidente Nestor Kirchner e Alberto Fernandez a seguito di una divergenza d'opinioni sul modo di affrontare la trattativa con le confederazioni rurali. Questi era l'incaricato di portare avanti le trattative. Ma Alberto Fernandez non vuole andarsene da solo: pretende le dimissioni di Julio de Vido, ministro de la Planificacion Federal e di due suoi segretari. Quello al commercio interno Guillermo Moreno e quello ai trasporti Ricardo Jaime. Ma nell'inverno australe che avvolge l'Argentina, diverse vicende sono destinate a intrecciarsi. Il trenta luglio torna d'attualità la vicenda Aerolineas, la cui situazione economica e logistica è stata qualificata come critica dal segretario ai trasporti Jaime. Persistono ritardi pesanti e cancellazione sia per i voli nazionali sia internazionali. Dei 69 aerei che sommano Aereolineas e la siua partner Austral, 40 sono fermi per riparazioni. Intanto i passeggeri continuano a perdere giorni di lavoro o di vacanza.

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