Appena aperte le urne Evo Morales annuncia: sarà presto riformata la legge relativa alle pensioni

A poche ore dall’apertura dei seggi elettorali il presidente boliviano Evo Morales ha dichiarato che le due società private di gestione dei fondi pensione saranno rimpiazzate da una società statale. L’accordo è arrivato a seguito dell’intesa raggiunta tra il governo ed il grande sindacato Central Obrera Boliviana (COB), per cambiare il sistema di erogazione delle pensioni. Il provvedimento abroga la attuale Ley de Pensiones e la rimpiazzerà nel giro di quarantacinque giorni con una nuova che includerà aspetti concordati tra il governo ed il COB. Il sistema privato di fondi pensione attuale è da tempo contestato dai lavoratori boliviani. Esso è stato per undici anni in mano a due gruppi bancari europei, la spagnola Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (BBVA) e la svizzera Zurich, e ammonta a duemiladuecento milioni di dollari, circa millecinquecento milioni di euro. Di questi un 70% sono investiti in Buoni del Tesoro con interessi al 5%. Il governo boliviano ha presentato la decisione come metodo di recupero delle risorse finanziarie del paese.
Ma facciamo ora un passo indietro per vivere la vigilia del referendum. L’otto agosto il ministro degli esteri boliviano David Choquehuanca aveva dichiarato in una conferenza stampa agli ambasciatori accreditati nel paese che gruppi antidemocratici stavano attuando per sabotare o alterare l’esito del referendum revocatorio. Da parte sua il sindaco di destra della città di Santa Cruz, Percy Fernandez aveva chiesto alle forze armate del paese di “tumbar”, (spodestare) il presidente Evo Morales perché non aveva ancora imparato a governare. Tra le azioni citate da Choquehuanca ci sono i colpi d’arma da fuoco contro l’auto del ministro Juan Ramón Quintana e le minacce che hanno impedito che il presidente Morales arrivasse a Sucre per incontrarsi con i presidenti brasiliano Lula, venezuelano Chavez e con l'argentina Fernandez. La conferenza stampa è stata realizzata mentre il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon inviava un richiamo a tutte le parti in causa in modo da assicurare un clima pacifico durante il periodo elettorale. Intanto il premio Nobel per la Pace, Adolfo Perez Esquivel diffondeva la sua opinione in una lettera aperta al popolo boliviano denunciando gli intenti di colpo di stato da parte di alcuni settori della società capeggiati dal sindaco di Santa Cruz Percy Fernandez e dall’ambasciata degli Stati Uniti in Bolivia. Questi vorrebbero continuare a sottomettere i boliviani ai loro interessi economici e politici. Esquivel ha richiamato all’unità il popolo boliviano nella difesa della democrazia e della sovranità nazionale, superando le differenze politiche. “Hoy la lucha es de todos y todas, y lo que resuelvan en esta etapa de resistencia marcará el pulso y camino en América Latina hacia la liberación y la soberanía o hacia el oscurantismo y la dominación para ser esclavizados por los poderes del neoliberalismo”, ha aggiunto Perez Esquivel. Sempre l’otto agosto il presidente della Corte Nacional Electoral, José Luis Exeni, ha informato la stampa che sono stati schierati tremilacinquecento osservatori elettorali di cui trecento stranieri. Al riguardo l’ambasciata del Messico in Bolivia ha specificato che della loro delegazione fanno parte quattro osservatori del Partido Revolucionario Institucional e cinque del Partido de la Revolución Democrática. Alla vigilia del voto, il nove agosto, il presidente Morales dichiarava che lo scopo del voto era ridefinire il nuovo scenario politico. "Ese sufragio del pueblo nos permitirá, nos obligará a un rencuentro de sus autoridades, a una reconciliación del pueblo boliviano, por eso la participación de todos es importante”. Dopo aver auspicato una festa democratica per il giorno successivo, ha ribadito una delle linee importanti del suo governo. Il crescente intervento dello stato nell’economia con la creazione di una nuova impresa pubblica nazionale strategica, Cementos de Bolivia, che potrà contare finanziamenti da parte di Venezuela ed Iran per duecentoventicinque milioni di dollari. La Bolivia del referendum è, secondo il vicepresidente Alvaro Garcia Linera, un paese in cui i cambiamenti economici hanno preceduto i cambiamenti politici, attraverso nazionalizzazione di imprese e restrizioni all’export per garantire prima il rifornimento del mercato interno, il controllo dei prezzi e di conseguenza il controllo dell’inflazione. Alla vigilia del voto il quotidiano digitale Bolpress sottolineava come il Movimento al Socialismo avesse ottenuto più obiettivi in due anni e mezzo che il liberalismo dei governi anteriori in venti anni. Durante il governo Morales il PIL cresce del 4.5% annuo, mentre durante il governo del predecessore Alvaro Garcia Linera la media era il 3%. Inoltre l’ingresso economico statale è passato da trecento milioni a millecinquecento milioni di dollari.

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