La liberazione di Ingrid Betancourt, dei tre statunitensi e di altri dieci ostaggi resterà nelle pagine di storia dell'America Latina.

L'inizio di questo mese ha portato con sè una notizia che resterà nelle pagine dei libri di storia dell'America Meridionale: la liberazione, il due luglio, dopo 2323 giorni, di prigionia della ex candidata alla presidenza colombiana Ingrid Betancourt. Insieme a lei sono stati liberati altri quattordici ostaggi, tra cui tre contrattisti statunitensi Thomas Howes, Keith Stansell e Marc Gonsalves. Erano stati sequestrati nel 2003. I tre lavoravano per la California Microwawve Systems, una azienda a contratto del il ministero della Difesa statunitense, dicono le fonti ufficiali per raccogliere informazioni sulle piantagioni di cocaina nella selva. Dal ministero degli esteri U.S.A. sono stati definiti esperti in sradicamento delle coltivazioni di coca, che si erano recati in Colombia per un sopralluogo. Le FARC li accusavano di essere spie al servizio della CIA. I quindici liberati, il tre luglio scorso, sono arrivati alla base aerea del Catam, nei pressi di Bogotà, trovando ad attenderli alcuni familiari. I tre statunitensi hanno abbandonato in tutta fretta e senza rilasciare dichiarazioni il territorio colombiano per rientrare in patria. Ingrid, che ha passato quasi sette anni nelle mani delle FARC, dopo essersi abbracciata con sua madre Yolanda Pulecio, ha espresso le sue prime impressioni in una breve conferenza stampa. Mentre eravamo tutti molto stupiti per le sorprendenti condizioni di salute della ex candidata alla presidenza, lei, vestita con cappello e giacca militare, ha ringraziato l'esercito colombiano, definito “el ejercito mio y de mi patria, Colombia”, per la perfetta azione di salvataggio. Davanti alle telecamere ha ringraziato anche il presidente francese Nicolas Sarkozy, col quale si sarebbe dopo poche ore riunita a Parigi, per l'appoggio della Francia alla causa della sua liberazione. "Sarkò" infatti aveva messo nella agenda politica della sua presidenza la liberazione della franco-colombiana fin dai primi giorni all'Eliseo. In una sua dichiarazione si diceva disposto a recarsi in Colombia personalmente per cercarla nella Selva del Guaviare, se fosse stato necessario. Ingrid, oggi quarantaseienne, ha chiesto a tutti di non dimenticare gli altri prigionieri in mano alla guerriglia e di avere fiducia nelle esercito colombiano, perchè la loro liberazione non si otterrà mediante i negoziati. Parole sorprendenti per una che aveva sempre rifiutato l'azione militare nella campagna elettorale, puntando invece sui negoziati. Prima di queste dichiarazioni la Betancourt aveva già rilasciato alcune parole alla radio della forza militare colombiana, in cui definiva la sua liberazione un segnale che dimostra che la pace è possibile in Colombia. L'operazione di recupero dei sequestrati porta il nome di Jaque, scacco. Il ministro della difesa colombiano, Juan Manuel Santos e il generale Freddy Padilla de Leon, capo dell'esercito, hanno dichiarato di averli individuati a 72 chilometri dalla città di San Josè del Guaviare e di aver inviato due elicotteri a recuperarli. Si è inoltre proceduto ad alcuni arresti. L'azione è stata compiuta grazie a un gruppo di finti guerriglieri infiltrati che facevano il doppio gioco. Questi si occupavano dei sequestrati. Due elicotteri militari dipinti con gli stessi colori di quelli inviati da Chavez ai tempi del suo tentativo di liberazione, sono stati mandati al sud del paese dove, mediante satelliti militari, erano stati individuati i luoghi di prigionia dei sequestrati. Santos ha dichiarato che i militari infiltrati erano entrati in contatto con il comandante delle FARC, Gerardo Ramires, alias Cesar, e avevano concordato con lui il trasferimento dei prigionieri in un altro luogo più sicuro. Qui si sarebbero dovuti incontrare con Alfonso Cano, il nuovo capo delle FARC, dopo la morte a maggio del fondatore della guerriglia Pedro Antonio Marin a.k.a. Manuel Marulanda Velez, anche noto come Tirofijo. Ingrid Betancourt al suo arrivo a Bogotà ha raccontato alcuni particolari, non tutti, dell'azione militare. Un'ora prima dell'arrivo degli elicotteri, ha detto Ingrid, il comandante Asprilla ha parlato con me per informarmi che dovevamo salire su un elicottero che ci avrebbe portato in un altro luogo, non sapeva dove, per parlare con un capo. Ingrid chiese se si trattasse di Antonio Cano o del Mono Jojoy, capo militare della guerriglia. Asprilla rispose di si anche se non aveva altri dettagli. Era importante, continua Ingrid. Dopo ci avrebbero trasferito in un posto migliore. Mi si spezzò il cuore pensando di dover patire altri mesi di sequestro, perdendo la speranza nella liberazione. Dopo essere salita sull'elicottero e aver preso il volo vidi dal finestrino il comandante che per anni ci aveva tenuti sequestrati lungo a terra, senza vestiti con gli occhi bendati, conclude Ingrid. Lei non capì cosa stava accadendo e non provò felicità, solo confusione. Quando il pilota spiegò che era dell'esercito nazionale e che i quindici erano liberi, festeggiò e si abbracciò con tutti gli altri con tanto entusiasmo che l'aereo rischiò di cadere. Dalla notte del tre luglio dunque Ingrid riassaporava, lentamente il gusto della libertà e del ritorno alla vita sociale, ricca dell'affetto dei familiari e degli amici. Il presidente francese Sarkosy, al ricevere la notizia, organizzava un intervento televisivo in cui ha ringraziato il presidente colombiano Alvaro Uribe e l'esercito colombiano, circondato dai due figli di Ingrid, Melanie e Lorenzo Delloye e dalla sorella Astrid. Nel discorso, accompagnato dal ministro degli esteri Bernard Kouchner, Sarkò in diretta su France 2, ha ringraziato anche il venezuelano Hugo Chavez, l'ecuadoriano Rafael Correa e la presidentessa argentina Cristina Fernandez. Ha aggiunto che un aereo francese era già pronto a portare tutta la famiglia Betancourt a Bogotà accompagnata da Kouchner. Dall'Eliseo è stato ribadito che la Francia è disposta a accogliere tutti i guerriglieri che disertino, consegnino le armi e la smettano con questo conflitto armato medioevale. La figlia di Ingrid, Melanie ha espresso la sua difficoltà a trovare le parole in questo momento atteso da tanto tempo. Lorenzo ringraziò Sarkosy e tutti coloro che in questi anni hanno espresso la loro solidarietà.In Francia la immagine di Ingrid è presente nell'opinione pubblica da tempo e il governo transalpino aveva già organizzato un tentativo di liberazione poi fallito. Il primo marito della franco-colombiana era quel Fabrice Delloye, padre di Melanie e Lorenzo, membro del corpo diplomatico francese. Il giorno successivo alla liberazione Ingrid esprimeva idee confuse sul suo futuro da politica e da cittadina, dicendo che non aveva deciso se tornare in politica o meno, anche se continua in lei la voglia di servire la Colombia. Nel libro di memorie scritto da un ex sequestrato e suo ex compagno di prigionia, Frank Pinchao, fuggito nell'aprile 2007, si legge che nei primi anni di prigionia Ingrid aveva ancora la voglia di candidarsi alla presidenza. Aveva perciò scritto un programma di 190 punti tra i quali figurava la realizzazione di un treno di Alta velocità per unire il nord e il sud del paese. Se, come alcuni pensano, si candiderà alle prossime presidenziali in programma, salvo imprevisti processuali per l'attuale presidente Uribe, nel 2010, potrebbe scontrarsi con uno degli artefici della sua liberazione: Juan Manuel Santos, attuale titolare del ministero della difesa, per il quale la operazione appena conclusa è un grande arricchimento del curriculum personale. Non ha mai occultato l'intenzione di arrivare alla Casa del Narino. La famiglia Santos è recentemente divenuta azionista di maggioranza del quotidiano El Tiempo di Bogotà, interrompendo la tradizionale apoliticità del giornale che gli garantiva una indipendenza editoriale. Il quattro luglio arriva la notizia che il governo U.S.A. ha iniziato la trafila burocratica per richiedere l'estradizione alla Colombia dei due leader della guerriglia implicati nel sequestro dei tre statunitensi, secondo quanto riportato da Caracol Radio. Gerardo Aguilar Ramirez alias Cesar, sarà accusato dai tribunali colombiani di produzione e commercio di stupefacenti, ribellione e sequestro a fini di estorsione. L'altro, Alexander Farfa alias Gafas, ha a suo carico ribellione e sequestro; é considerato il carceriere dell'organizzazione. Cesar è stato fino al suo arresto comandante del Frente uno della guerriglia, lo stesso a cui apparteneva Manuel Marulanda e a cui appartiene el Mono Jojoy, attuale capo militare delle FARC. La mattina del quattro luglio alle 8.30, Ingrid, Melanie e Lorenzo si sono riuniti all'aereoporto di Bogotà, fondendosi in un lungo abbraccio. Son anche entrativnell'aereo per soddisfare il loro desiderio di vivere questo momento in intimità. Fu un abbraccio atteso quasi sette anni. I miei figli sono la mia ragione di vita, ha detto Ingrid, scendendo la scaletta dell'aereo. Per loro ho conservato la voglia di uscire dalla selva. Il momento toccante è stato seguito da una altro ungualmente emotivo. La visita al cimitero in cui riposano le ceneri di suo padre morto durante il sequestro. La sorella Astrid ha affermato che Ingrid sta brillando di luce propria e ha acquisito una dimensione spirituale finora sconosciuta. Ingrid ha detto infatti che la sua liberazione è un miracolo e di essere grata a Dio per averla ottenuta. Forse è questa forza d'animo che le ha permesso di avere un'immagine lontana da quella emaciata e stanca mostrata in un filmato risalente alla fine dell'anno scorso. Legato a questo troviamo il riconoscimento speciale per William Perez, sequestrato dal 1998, che fu il suo infermiere che si preoccupò per la sua salute nel momento peggiore della prigionia. Mi nutrì cucchiata per cucchiaiata, affermò. Circa un anno fà fu sul punto di morire e parlava apertamente di suicidio. Ingrid racconta anche del sordido traffico di medicine adottato dai guerriglieri. In pratica i sequestrati dovevano scambiare sigarette o lavorare per i guerriglieri per convincerli a farsi dare medicine di cui necessitavano. Di questo ha parlato anche in interviste a Union Radio e Cadena Ser, in cui ha aggiunto la sofferenza per la lontananza delle persone amate e la disumanità dei guerriglieri in alcune situazioni. Alla domanda se avesse subito abusi sessuali ha preferito non rispondere. Un giornalista le ha invece chiesto se si fosse mai pentita di aver fatto quel viaggio al Guaviare. La ex candidata presidenziale infatti, non era mai stata daccordo con la linea militare perseguita dal suo avversario di allora: quell'Alvaro Uribe oggi presidente del paese cafetero. Lei voleva il dialogo e con questo spirito, intraprese la strada della selva. Si recò a San Vicente del Guaviare per incontrarsi con l'allora leader delle FARC Marulanda, in cerca di un accordo e un confronto. In molti le avevano sconsigliato il viaggio inclusi i suoi parenti. Lei non ascoltò. Cadde così nella trappola tesale dalla guerriglia. Iniziò il calvario. Si è dichiarata dispiaciuta di aver causato tanta sofferenza a parenti e amici. Nella notte del cinque luglio ha viaggiato a Parigi nello stesso aereo francese che aveva portato poche ore prima i suoi parenti a Bogotà. Il giorno prima si era reincontrata con la sua ex compagna di sequestro Clara Rojas nel programma della tv colomiana La Noche, dove, tra l'altro hanno parlato del piccolo Emmanuel, il bambino che Clara ha avuto con un guerrigliero mentre era sequestrata. Previamente all'incontro con Sarkosy e prima di salire sull'aereo ha inoltre rilasciato un'intervista ad una radio francese, che getta ulteriore luce sulle condizioni della prigionia. Durante tre anni è stata incatenata per ventiquattro ore al giorno e spesso anche maltrattata. Nonostante tutto ha tentato di vivere con dignità, anche se a volte era davvero una cosa impossibile. L'atteggiamento dei guerriglieri aveva alti e bassi e non era stabile. Non ha voluto dare altri dettagli della sua vita recente, salvo definirsi sorpresa della popolarità che ha raggiunto. L'intervista integrale è stata trasmessa sulla radio Europe 1 un'ora prima del suo arrivo a Parigi. (Continua)

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