La Colombia del dopo liberazione

Guillermo Leon Saenz Vargas alias Alfonso Cano, il leader delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, era disposto a allacciare un contatto diretto con il governo colombiano. Lo dimostra un comunicato diretto a tutti membri della guerriglia datato precedentemente alla liberazione dei quindici ostaggi. Lo ha rivelato la rete colombiana RCN lo scorso dodici luglio. Cano sosteneva la volontà di trovare la pace democratica attraverso la via civile del dialogo. il ministro colombiano degli interni e giustizia Fabio Valencia Cossio ha dato la disponibilità del governo a raggiungere un accordo umanitario e a svolgere una negoziazione politica. Secondo la tv RCN la dichiarazione era stata consegnata lo scorso 28 giugno da un emissario di Cano ai delegati europei del terzetto, Spagna, Svizzera e Francia, Jean Pierre Gontard e Noel Saez. Non è chiaro se la proposta sia ancora valida dopo l'operazione portata a termine il due luglio. Nel comunicato Cano annunciava anche la designazione di Luciano Marin Arango quale capo delle relazioni internazionali dello stato maggiore centrale delle FARC. Nello stesso giorno in cui abbiamo conosciuto questa notizia, Ingrid Betancourt, è arrivata al santuario della Madonna di Lourdes, per ringraziare la Vergine per la sua liberazione e chiedere quella di tutti coloro che sono rimasti nelle mani delle FARC. Accompagnata dalla madre, dai due figli e dalla sorella, ha fatto rientro a Parigi la sera stessa. In una intervista durante un tour musicale a Madrid il cantante colombiano Juanes l'ha definita simbolo della liberazione della Colombia intera. Contemporaneamente nel paese sudamericano continuano le ripercussioni della iberazione a livello politico. La popolarità del presidente Uribe è salita vertiginosamente, ma ciò non significa che siano tutti favorevoli alla sua rielezione o alla nuova riforma costituzionale, la seconda, che vorrebbe mandare in porto per candidarsi alle prossime presidenziali. La costituzione colombiana infatti prevedeva la possibilità di essere eletti alla presidenza per una sola volta. Uribe è stato già rieletto una seconda e dopo sei anni al potere, vorrebbe tentare la terza monetina. I suoi sostenitori hanno raccolto tre milioni di firme, il doppio di quante sono necessarie per chiedere al Parlamento di convocare il referendum per la modifica costituzionale. Per alcuni dovrebbe ricandidarsi e portare a termine la lotta al terrorismo, per altri è un pericolo per la democrazia del paese. In realtà la decisione di ricandidarsi ufficialmente non è ancora arrivata, ma Alvaro potrebbe già averla presa. Starebbe solo aspettando il miglior momento per rivelarla. Alfredo Rangel, uno dei più famosi analisti politici del paese, vicino a Uribe, afferma che Alvaro si sente unto dalla provvidenza per salvare la Colombia dalle FARC, che nel 1993 assassinarono suo padre. Intanto però sia la moglie Lina Moreno, sia alcuni sostenitori gli hanno chiesto di non ripresentarsi. Diversi avversari politici gli riconoscono il merito di aver dato un colpo forte alla guerriglia che, se nel 2002 contava diciassettemila effettivi, oggi ne conta circa ottomila. Prima controllava mezzo paese, ora è rifugiata nel profondo della quasi inaccessibile selva del sud. La giornalista Maria Jimena Duzan, autrice del libro Asì gobierna Uribe, lo descrive ossessionato dalle FARC, e pericoloso per la democrazia. La costituzione approvata nel 1991 con un largo consenso impediva la rielezione del presidente per preservare lo stato dall'abuso di potere; é stata cambiata nel 2005 per permettegli di essere rieletto nel 2006 e ora, indecentemente, vuole cambiarla di nuovo. Duzan conclude ricordando che nel 2009 i magistrati proposti da Uribe all'interno della Corte Constitucional, saranno la maggioranza. La Corte ha lo scopo di fare da contrappeso e controbilanciare l'azione del governo. La guerriglia non è l'unico problema del paese ma gli uribisti vogliono far credere tutti che solo lui può risolvere i problemi. La Colombia è il principale esportatore di cocaina nel mondo. Ogni mese vengono scoperte circa una novantina di raffinerie clandestine. Ci sono aree del paese con un tasso di povertà indescrivibile, comparabile a quello di zone dell'Africa come la Somalia. Inoltre è il secondo paese al mondo per numero di rifugiati e profughi interni, che raggiungono i tre milioni. Il primo è il Sudan, contro il cui presidente Omar Al Beshir è stato recentemente emesso un mandato di cattura internazionale per crimini contro l'umanità dal tribunale internazionale dell'Aia. Ci sono sessanta parlamentari implicati nello scandalo della parapolitica: il collegamento, emerso nel 2006, tra politici e membri delle bande paramilitari. La maggioranza appartiene alla coalizione di destra che sostiene Uribe. L'azione dell'esecutivo non ha mai disarticolato le strutture del potere dei paramilitari di destra delle Autodefensas Unidas de Colombia, che continuano a essere intatte e stanno aumentando i loro affari. Il senatore Gustavo Petro dela coalizione di sinistra Polo Democratico, li collega con la narcobolla economica che c'è oggi in Colombia. Quando scoppierà saliranno alla luce anche la povertà e la disoccupazione. Al di là dei risultati ottenuti finora contro la guerriglia, aleggia un timore nell'aria. Dopo i festeggiamenti, i bagni di folla, i flash delle telecamere, che durano quanto un fugace temporale estivo, dopo la cinematografica liberazione degli ostaggi, degna di un copione scritto dagli sceneggiatori di Holliwood, c'è il sospetto che la guerriglia voglia restituire il colpo. Un articolo pubblicato il tredici luglio dal quotidiano spagnolo El Pais, traccia una preoccupante serie di episodi che hanno fatto scattare l'allarme sicurezza. In meno di cinque giorni le autorità colombiane hanno: evitato la fuga da un carcere di cinque guerriglieri, hanno sequestrato una tonnellata di esplosivo alle porte di Bogotà e hanno disattivato cinquanta mine in diversi punti del paese. Esperti antiterrorismo affermano che pur debilitata la guerriglia darà ancora filo da torcere alle autorità. Polo, nome in codice di un ex guerrigliero, ha dichiarato alla stampa spagnola che le FARC non si arrenderanno semplicemente ma negozieranno un tavolo delle trattative con presenza internazionale. Le informazioni dei quasi diecimila disertori che negli ultimi hanno hanno portato informazioni alle autorità sono di vitale importanza. Polo ha continuato dicendo che l'Operaciòn Jaque è stata un duro colpo, che il Mono Jojoy non ha accettato la nuova leadership di Alfonso Cano e che ci sono alcuni uomini dei servizi segreti ben infiltrati nella guerriglia. Esistono a tutt'oggi timori di rappresaglie anche contro i settecento sequestrati. La stessa Ingrid Betancourt ha un certo timore in vista del suo ritorno in Colombia, domenica venti luglio per partecipare ad una massiva manifestazione al fine di chiedere l'abbandono delle armi. Anche gli altri liberati sono sotto protezione. Questa settimana Luis Eladio Perez, rapito il dieci giugno 2001 e liberato a febbraio di quest'anno ha abbandonato il paese, dopo aver ricevuto minacce di morte. Anche se la guerriglia può aver perso l'illusione della vittoria, sa di essere al centro della politica colombiana perchè il presidente Uribe li ha messi in questa situazione di centralità. Intanto, nell'attesa di sapere ufficialmente se Ingrid ci sarà o meno a Bogotà, il venti di questo mese, la ex politica ha ricevuto, per mano del presidente francese Nicolas Sarkozy, la condecorazione della Legione d'Onore, sulla terrazza del giardino del Palazzo dell'Eliseo di fronte a migliaia di persone. L'occasione è stata la festa nazionale del quattordici luglio, anniversario della presa della Bastiglia. Ingrid ha dedicato il premio a coloro che non sono ancora stati liberati.

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