In Perù, il processo ad Alberto Fujimori è stato e sarà ancora un procedimento lungo. Parola del giudice Cesar San Martin

Nei primi giorni del mese di giugno abbiamo assistito all’ennesima pantomima messa in scena dagli avvocati della difesa dell’ex presidente peruviano Alberto Fujimori, nel processo che lo vede imputato per i crimini commessi durante la sua dittatura tra il 1990 e il 2000. Dovuto a seri motivi di salute, infatti, il procedimento, iniziato il dieci dicembre 2007, è stato sospeso tra il quattro e l'undici giugno per permettergli di essere operato alla lingua della leucoplasia di cui soffre e che nel 15% dei casi degenera in cancro. Non è la prima volta che la difesa si appella a motivi di salute. Lo aveva già fatto sei mesi fa per problemi di pressione alta, insinuando il dubbio, confortato dalla dichiarazione dell’avvocato dell’accusa Josè Pelaez, che fosse uno stratagemma per allungare il processo e ottenerne l’annullamento. La legge peruviana stabilisce che dopo una sospensione di otto giorni utili, il processo va annullato e ricominciato da capo. Il figlio di Alberto, Kenji, è arrivato a dire che dopo non essere riusciti a seppellirlo politicamente ora cercano di seppellirlo giuridicamente, e che i medici stanno dando a suo padre, di sessantanove anni, un trattamento politico della malattia. Le sue condizioni e le cure a cui è sottoposto da parte dei medici dell’ Istituto de Medicina Legal (IML), sono tuttavia migliori di quelle del suo coimputato ed amico Vladimiro Montesinos, ex capo dei servizi segreti (Servicio de Inteligencia Nacional), chiuso nella base navale di Callao. I due sono processati per il tristemente noto eccidio di Barrios Altos e dell’Universidad La Cantuta. Tra il 1991 e il 1992 venticinque tra contadini e gente comune furono trucidati senza alcun motivo, se non quello, arbitrario, di essere presuntamente legati all’opposizione al regime militare. Fujimori rischia fino a 30 anni di carcere. Lui e Montesinos, conosciuti come i siamesi, data la vicinanza politica che li legava durante la dittatura, si sono ritrovati ieri nell’aula di tribunale presieduta dal giudice César San Martín, otto anni dopo l’ultima apparizione congiunta. Vladimiro Montesinos ha testimoniato a favore di Fujimori, come tutti si aspettavano. Le accuse all’ex capo di stato peruviano sono di omicidio volontario, sequestro, torture e violazioni dei diritti umani. Il compagno di merende Montesinos non ha ovviamente tradito l’amicizia col grande vecchio dagli occhi a mandorla affermando che nessuno dei due ha a che fare con i fatti che sono oggetto del procedimento penale. Ha poi ammesso che, in casi particolari è ammissibile “l’omicidio per ragioni di stato”. Vladimiro Montesinos sta scontando vent’anni per traffico d’armi e corruzione. Con tono ironico e di sfida ha risposto alle domande del giudice e approfittando della presenza delle telecamere, ha sottolineato il “bel lavoro compiuto dalla amministrazione fujimorista” di cui era parte. Il processo è stato caratterizzato da un battibecco. Solo il giudice infatti, aveva preparato oltre mille domande da porre all’imputato, avendolo avvertito all’inizio che sarebbe stata una udienza lunga. Dopo tre ore Montesinos ha candidamente affermato che non avrebbe più risposto alle domande. “Se pensava di rispondere ad alcune e non a tutte le domande avrebbe dovuto dirlo prima”, ha affermato il giudice, e l’avvocato della parte civile Ronald Gamarra ha aggiunto. “è venuto a pulire l’immagine di Fujimori ed ora pensa di andarsene così”. Riprendendo le parole di César San Martín, sarà un processo lungo. Ma, aggiungo io, per quanto lungo possa essere, speriamo la condanna arrivi.

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