I rapporti internazionali della Bolivia di Evo Morales secondo il ministro David Choquehuanca

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In una recente intervista il Ministro degli Esteri boliviano David Choquehuanca ha commentato la recente polemica tra il presidente boliviano Evo Morales ed il presidente del Perù, Alan Garcia, definito molto grasso e poco antimperialista da Morales. Il Perù fa parte della CAN, Comundad Andina de Naciones a cui partecipa anche la Bolivia. Poco tempo fa il governo peruviano ha sottoscritto un Tratado de Libre Comercio con gli U.S.A. Sebbene ogni paese della Comunidad sia libero di sottoscrivere trattati commerciali con chiunque, bisogna verificare che essi rispettino la normativa della CAN. In caso contrario il Perù potrà divenire oggetto di procedimenti sanzionatori. All'interno di questo gruppo ci sono stati che abbracciano modelli economici diversi. Il governo boliviano non è d’accordo con una politica neoliberale che negli ultimi venti anni è stata la principale causa della arretratezza sociale del paese portandolo al bordo della rovina. Ha garantito il saccheggio sistematico del paese a favore di una elite governativa, ha spiegato Choquehuanca. La Bolivia era divenuto, ad un certo punto della sua storia, il secondo paese più povero del continente dopo Haiti. Oggi il suo PIL è in crescita.
Il ministro degli esteri continua criticando coloro che demonizzano il Venezuela di Hugo Chavez, sostenendo che il sostegno alla Bolivia è ben accetta, venga da dove venga. La relazione con l'Europa è importante, nonostante il recente stallo dei negoziati economici tra i paesi latinoamericani e l'Unione Europea. La relazione con la Spagna è strategica, per il ruolo che questo paese ha assunto e ha ancora. Con un programma congiunto coi governi di Cuba e Venezuela è stata sradicata l'analfabetizzazione in alcune zone del paese. Pur senza fare nomi, David Choquehuanca, ricorda che in alcuni paesi della regione latinoamericana ci sono presidenti che hanno un appoggio popolare pari al 15% ma controllano il 90% della stampa. In altri, come l'Ecuador di Rafael Correa il gradimento raggiunge invece il 65%. In Bolivia il presidente è attestato al 60% ma ha quasi tutta la stampa contro. Questa è in gran parte controllata da coloro che hanno ricoperto ruoli di ministri, ambasciatori o parlamentari e hanno ottenuto in modo torbido proprietà terriere. Così gli odierni latifondisti sono coloro che controllano la stampa. Dunque essa risulta fortemente condizionata e manipolata dalla politica.
Relativamente ai referendum autonomisti il governo non è contrario all'autonomia, dice il ministro, ma vuole che si svolgano in un ambito di legalità. Nella regione di Pando il primo giugno, si è toccato il 50% di astensione. A Tarija il ventidue giugno, è stato provato che ha votato più gente di quella iscritta nelle liste elettorali. Questa è una frode, esclama Choquehuanca. Alcuni governatori regionali hanno sfidato il governo con questi referendum. Il governo ha accettato la sfida convocando quello revocatorio il prossimo dieci agosto. Hanno paura di non avere l'appoggio popolare. Circa la dichiarazione e la conseguente polemica, dell'ambasciatore U.S.A. a La Paz, Philip Goldberg, che sbandierava l'esistenza di problemi seri nei rapporti bilaterari tra i due paesi, il ministro rivela che presto Evo Morales e il segretario di stato aggiunto U.S.A. Thomas Shannon si incontreranno. Questo smentisce coloro che indicano il Presidente boliviano come antiamericano. Vogliamo il pieno rispetto, non intromissione e sottomissione, vogliamo soci internazionali e non più padroni, vogliamo consultare il nostro popolo circa le scelte da fare, non gli iviati d'affari stranieri, argomenta. Uno degli obiettivi del governo è migliorare i rapporti con la Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo (Usaid), ridefinendone il ruolo all'interno del paese. Questa è stata accusata da più osservatori e giornalisti, interni e stranieri, di fomentare attraverso la corruzione le opposizioni e di convincere prefetti locali e parti di popolazione a dichiararsi ostili all'esecutivo boliviano attraverso finanziamenti sotto copertura. Esempio di tale fervore secessionista è Manfred Reyes Villa, governatore della regione di Santa Cruz, da mesi impegnato nella sua nuova attività. Incitare gli animi per fomentare la violenza contro il governo democraticamente eletto. Usare l’arma della secessione per destabilizzare l’esecutivo Morales. Attività politica mascherata da rivendicazione sociale insomma.
In una recente intervista al quotidiano boliviano La Razon lo stesso ministro ha ripetuto tali accuse sostenendo che l'Usaid vuole “confondere la popolazione”. Dopo la divulgazione della notizia, alcuni componenti dell'organizzazione hanno abbandonato il paese, altri sono stati dichiarati persone non gradite. Già nel novembre 2007 il trimestrale italiano LatinoAmerica denunciava il fatto con un articolo, intitolato “Perchè Bush prova a destabilizzare la Bolivia”. Choquehuanca afferma che è il governo a stabilire il modello di sviluppo e che gli aiuti sono graditi quando aiutano a raggiungere un avanzamento sociale, non destabilizzazione politica. Secondo le statistiche la Bolivia ha la più bassa percentuale di investimenti stranieri della regione andina ma il ministro ha negato che sia colpa delle nazionalizzazioni imposte dal governo, affermando l'interesse verso i capitali stranieri.

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