Cristina Fernandez: come ti nazionalizzo la compagnia di bandiera. Aereolineas Argentinas torna sotto il controllo dello stato

Gerardo Diaz Ferran è presidente di CEOE, Confederación Española de Organizaciones Empresariales, e co-proprietario del gruppo spagnolo Marsans che controlla Aerolìneas Argentinas. In una intervista al quotidiano La Nacion di Buenos Aires lo scorso 12 luglio, ha accusato il governo argentino di volerlo escludere forzatamente dalla proprietà della compagnia. L'esecutivo di Cristina Fernandez si è rivolto ad un giudice con l'obiettivo di far ritornare sotto il proprio controllo la compagnia aerea che si trova immersa in una grave crisi economica. L'accusa è inadempienza contrattuale e sospensione dei pagamenti dovuti dalla società. Alla causa partecipano anche cinque dei sette sindacati rappresentanti dei lavoratori della compagnia. Il Gruppo Marsans assieme alla finanziaria Interinvest erano proprietarie di Aerolineas Argentinas e della filiale Austral. Marsans, invece di assumere la responsabilità della pessima gestione della società, ha accusato il governo argentino e i sindacati. Una delle cause che hanno fatto schizzare il passivo a oltre centocinquanta milioni di dollari è sicuramente il rincaro del prezzo del carburante, ma anche la incapacità gestionale dei vertici del gruppo. Inevitabile e insindacabile dunque la decisione di allontanare dalla direzione Diaz Ferran. Il giudice Jorge Sicoli, incaricato del caso, ha cancellato la riunione in programma martedì scorso alla quale avrebbero partecipato il CDA di Aerolineas Argentinas, dirigenti sindacali e rappresentanti del governo. Motivo: i vertici della compagnia si sono rifiutati di sedersi al tavolo. Secondo un accordo proposto nel maggio scorso dal ministro argentino di Planificaciòn Federal, Julio de Vido, lo stato vuole aumentare la sua partecipazione nella società fino al venti percento, il dieci percento resterebbe nelle mani degli impiegati e il restante settanta sarebbe spartito tra gli attuali proprietari e i nuovi azionisti argentini; in questo modo si sarebbe ampliato il capitale a firma argentina. Nell'ultimo mese l'idea è cambiata. Il governo ha rilevato il pacchetto azionario in mano a Marsans e ha confermato l'apportazione di cinquanta milioni di pesos, circa dieci milioni di euro, per pagare i salari arretrati dei lavoratori. La proprietà infatti aveva annunciato a giugno di non poter provvedere al pagamento delle mensilità, come ricordato al giornale argentino La Nacion dal rappresentante del governo argentino Julio Alak. Dopo diciassette anni di proprietà iberica Aerolineas Argentinas è tornata al governo argentino, che il quindici di questo mese ha concordato la bozza di accordo con il gruppo Marsans tramite l'acquisizione delle azioni di proprietà del gruppo spagnolo, il 94,6% del capitale. Il passaggio sarà effettivo in un termine compreso tra sessanta e novanta giorni. Il governo spagnolo di Josè Luis Rodriguez Zapatero ha fatto da mediatore. Mentre un deputato del kirchnerismo, Ariel Basteiro, ex sindacalista preparava il progetto, la vicepresidente del governo del PSOE annunciava che la questione era inserita nell'agenda bilaterale ispano-argentina. Si tratta dunque di cessione di azioni e non di statalizzazione vera e propria. Solo pochi mesi fa il governo argentino sponsorizzava un altro metodo, poi scartato: l'entrata soci privati per ottenere una argentinizzazione della società, come già fatto all'inizio dell'anno per la petrolifera YPF. Però l'aria è cambiata negli ultimi giorni, quando lo stato ha deciso di fare le cose da solo. A breve si saprà se tornerà a proporla sul mercato a privati o se farla definitivamente restare in mano pubblica. La storia della compagnia di bandiera argentina comincia nel 1991, quando il presidente in carica Carlos Menem la svendette alla allora compagnia aerea statale Iberia, ad un prezzo ridicolo: duecentosessanta milioni di dollari. La compagnia possedeva ventinove aerei e volava in tre continenti e non aveva debiti. Era tra i primi posti di molte classifiche sulla sicurezza. Iberia la passò alla Sociedad Estatal de Participaciones Industriales (SEPI) e terminò, nello stesso anno, nelle mani di Diaz Ferran e del gruppo Marsans. Il gruppo non ha mai effettuato investimenti né ha mai ottimizzato le rotte, potenziando le tratte più richieste e tagliando quelle inutili. La proprietà inoltre si era impegnata a alzare i prezzi dei biglietti per compensare la salita del prezzo del petrolio, cosa che non ha fatto. Restano due interrogativi: quanto vale l'impresa e come gestire il periodo di transizione dal settore privato al pubblico: non più di due o tre mesi. Fonti vicine alla negoziazione hanno affermato pochi giorni l'esistenza di discrepanze nel seno del governo argentino. Alcuni pensano di non dover pagare nulla al gruppo Marsans, dato l'alto debito accumulato; tra essi il segretario ai trasporti Ricardo Jaime, che ha definito Aerolineas Argentinas la bandiera del paese; altri preferiscono una transazione con Gerardo Diaz Ferran e Gonzalo Pascual, per non pregiudicare i buoni rapporti con l'esecutivo Zapatero; tra questi il presidente del Consiglio dei Ministri, Alberto Fernandez. In questo scenario è tornato d'attualità il giudice Jorge Sicoli, che ha deciso di prendere tempo, dopo aver ascoltato Ricardo Jaime e il rappresentante di Marsans Horacio Fargosi. L'ex presidente Nestor Kirchner ha affermato in un atto pubblico che la compagnia di bandiera tornerà a servire il popolo come è suo compito.

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