Argentina: continuano le proteste contro il governo (Parte I)

Le quattro organizzazioni che rappresentano 290.000 produttori di tutto il paese hanno deciso di continuare le proteste contro il governo, dopo la riunione organizzata a Rosario. È il terzo sciopero generale che organizzano dall’inizio delle agitazioni, lo scorso 11 marzo. Nei giorni scorsi la posizione del governo è stata stigmatizzata dal Ministro degli Interni, Florencio Randazzo: “Ci siederemo al tavolo delle trattative quando sospenderanno lo sciopero. Una minoranza di produttori che non vuole pagare le tasse non può dirci cosa dobbiamo decidere in quanto esecutivo. Il governo ha preso le decisioni che doveva prendere. I produttori devono avere molti soldi in tasca per permettersi proteste lunghe novanta giorni”. Intanto in alcune città continuano le marce di protesta, come a San Pedro, dove il sindaco Mario Barbieri, è stato denunciato all'autorità giudiziaria per partecipazione ai blocchi stradali del mese scorso.
Sulle tavole argentine pesano le carenze di cereali, grano e carne. Scarsa anche la benzina. I promotori della protesta hanno auspicato che il parlamento riprenda i suoi completi poteri in materia fiscale. Hanno inoltre dato carta bianca ai camionisti per fare il loro comodo: già annunciati blocchi stradali per tutti i tipi di merci e anche per gli autobus che trasportano persone. Per la cronaca oggi 11 giugno, un convoglio di cinque camion che trasportavano carburante scortati dalla polizia è stato preso d’assalto da alcuni piqueteros. Non ci sono stati feriti. La magistratura indaga se tra questi c’è anche Jorge Bussi, nipote di Antonio Bussi, ex governatore della piccola provincia settentrionale di Tucuman, eletto nelle file del partito di destra Forza Repubblicana e generale in pensione. Inoltre nella provincia di Entre Rios altri sei camion con carburante sono stati fatti oggetto di violenze dagli scioperanti che bloccavano la strada. Dopo avergli forato le gomme con chiodi sparsi lungo la carreggiata, i camion sono stati colpiti da colpi d’arma da fuoco all’altezza della cabina. Uno dei colpevoli è stato riconosciuto come Jorge Bussi. Il fatto è accaduto al chilometro 110 della strada 11, in località Los Graneros, vicino la città di Victoria, come riporta il quotidiano argentino La Nacion. Questa situazione sta mettendo uno contro l’altro venditori al dettaglio, che si ritrovano senza prodotti da vendere ai clienti, quindi senza guadagni, e trasportatori. Ai mercati arrivano sempre meno prodotti, e gli incassi sono in calo. Poi c’è la carenza di combustibile, che, oltre ai privati, penalizza i trasporti pubblici che hanno tagliato alcune corse razionalizzato il numero di autobus in servizio. Conseguenza: maggiori code, ritardi e persone lasciate a piedi. Tutti contro tutti. I benzinai accusano i petrolieri che accusano i trasportatori e così via. Eduardo Bajlec, segretario generale della Asociación de Estaciones de Servicio Independientes (AESI), accusa le compagnie petrolifere dicendo che le linee di trasporto pubblico, rifornite direttamente dalle stesse compagnie, hanno gli stessi problemi delle pompe di benzina. Le compagnie sostengono di avere problemi logistici. Non va meglio alle compagnie di viaggi a lunga distanza, che dichiarano di avere benzina sufficente solo fino a venerdì. Alcune pompe delle città costiere stanno ricevendo rifornimenti via mare per superare i blocchi stradali. Rappresentanti dei produttori delle province di Cordoba e Santa Fe hanno organizzato una marcia verso Buenos Aires il prossimo lunedì 23.
Intanto la popolazione, ostaggio delle proteste è tornata a fare incetta di generi alimentari di fronte all’imminente scarsità di approvvigionamenti. La presidentessa argentina Cristina Fernandez sa di avere il sostegno del nocciolo duro del suo elettorato, composto dalla classe media urbana. Le statistiche però parlano di una perdita costante di credibilità e popolarità, scesa addirittura sotto il 30%, secondo quanto riporta il quotidiano argentino La Naciòn.

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