Le opinioni di Bill Richardson, intervistato nella Casa De America de Madrid

Bill Richardson è il politico d’origine ispanica più influente negli U.S.A. e il referente latino all’interno del Partito Democratico. Nato da madre messicana e padre statunitense, è governatore del New Mexico e membro del Congresso americano da 14 anni. All’interno di un tour che lo porterà anche in Norvegia e Germania, è stato ospite in questi giorni della Casa de America de Madrid, dove ha rilasciato un’intervista.
Le sue idee principali sono il ritiro graduale ma totale delle truppe dall’Iraq, l’abolizione del muro di Separazione tra U.S.A. e Messico e la riforma della legge sull’immigrazione. In particolare gli Stati Uniti dovrebbero smetterla di comportarsi come lo sceriffo del mondo e accettare una serie di collaborazioni ed accordi con i paesi latinoamericani. Bisogna trovare nuovi nessi in politica internazionale. Per le prossime presidenziali Richardson prevede una vittoria di Obama, che lui appoggia, perché il paese desidera un cambio dopo otto anni di governo repubblicano. Mentre l’attuale presidente americano è una persona che divide, Obama è uno che unisce, è competente e abile e punta sul ritiro delle truppe dall’area del golfo, sull’aumento dei posti di lavoro e sul dialogo con tutti. È una speranza per il futuro perchè appoggiato dai giovani e rappresenta la nuova faccia degli U.S.A. nel mondo. Al contrario Hillary Clinton rappresenta il non nuovo: l’establishment di Washington. Richardson ha corso per la presidenza dei democratici nei primi giorni della campagna ma si è ritirato presto per carenza di soldi, fondi e voti. Scommette sul tandem Barack-Hillary perché unisce il partito, porta molti voti di donne e dell’ala più moderata, anche dopo delle primarie così dure e lunghe (50 stati) come quelle trascorse. Chiaramente la decisione chiave spetta ad Obama, che ha tempo fino ad agosto. Il tempo ridurrà la tensione.
La legge migratoria va riformata con un accordo bipolare McCain-Obama, continua Richardson, senza il muro di separazione sulla sponda del Rio Grande e offrendo maggiore sicurezza ai latinos che risiedono negli Stati Uniti. Molto spesso accade che la polizia di frontiera, la Border Patrol, vada a cercare coloro che hanno attraversato la frontiera fin dentro i negozi, spaventando i clienti e allarmando la gente. Questi non possono essere gli U.S.A. del XX secolo. Gli ispanici, autori di manifestazioni di massa pochi mesi fa nelle strade delle città statunitensi, vanno legalizzati e messi in regola. Finora non c’è stata la volontà politica. Secondo Bill Richardson è tragico non dare spazio al resto del continente americano. Bisognerebbe partire dalla abolizione dell’embargo a Cuba, chiedere al governo de La Habana il rilascio dei prigionieri politici, effettuare elezioni multipartitiche e aumentare il numero e la possibilità di visite familiari. Per il Venezuela, Bill non vede altra strada del dialogo diretto con Hugo Chavez, concetto espresso già da Obama, anche se all’inizio sarà difficile. Propone al governo spagnolo la sfida di divenire il paese leader in America Latina attraverso una maggiore partecipazione alla vita politica del continente. La Spagna, qui, ha un influenza economica ma anche culturale. Infine uno sguardo al peso dell’elettorato ispanico negli U.S.A. che in stati come Texas, Florida, Nevada e New Mexico sta aumentando molto. Ha già raggiunto il 15% dell’elettorato complessivo del paese, ma gli ispanos non si vedono rappresentati dalla politica, così non votano, finendo di fatto esclusi e ridotti ai margini della società. Invece il numero degli ispanici sta crescendo in campi come quello educativo, culturale e politico. Sono ispanici tre senatori. Le preoccupazioni della popolazione latina sono le stesse del resto degli americani come i diritti civili, il lavoro, la salute, la sicurezza. È molto importante essere uniti nonostante le differenze dei paesi di provenienza per aumentare l’influenza sulla società. In definitiva il futuro degli U.S.A. è proprio Latinoamerica, conclude Richardson, ricordando l’importanza di essere bilingui. Parlare fluentemente inglese e spagnolo aiuta a scuola, nello sviluppo culturale e nel lavoro. I genitori ispanici devono lottare per mantenere lo spagnolo in famiglia facendo in modo che non si perda. Devono altresì spingere i loro figli a imparare l’inglese nelle scuole. Bill ci lascia con una previsione: in un futuro non troppo lontano ci sarà un presidente ispanico alla Casa Bianca.

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