La chiave della buona scrittura è far capire a tutti di cosa si sta parlando. Intervista al colombiano Roberto Burgos a Cervantes Tv

Capire cosa si intende per buona scrittura è fondamentale per arrivare poi a esprimere in maniera efficace i concetti che abbiamo in mente. Studiare lo stile e imparare le tecniche degli scrittori più raffinati è sicuramente una tecnica ineressante e fruttuosa. Uno di essi è Roberto Burgos Cantor, nato a Cartagena de Indias, in Colombia nel 1948. Già da giovane si fa conoscere grazie al conseguimento di alcuni premi letterari. Ha studiato diritto e scienze politiche alla Universidad Nacional de Colombia. Tra gli altri libri pubblicati ricordo Lo amador (1980), El patio de los vientos perdidos (1984), De gozos y desvelos (1987), El vuelo de la paloma (1992). Intervistato da Cervantes Tv, ha rilasciato una interessante dichiarazione sullo stile da adottare nello scrivere un’opera.
Burgos è partito dal rapporto tra la memoria scritta, l’estetica e l’etica. Nel mondo attuale in cui siamo immersi, vige la maleducazione di lasciare da parte tutto ciò che non è attinente alla fama. Tutto quello che, in definitiva, non percorre una parabola che culmina col successo. Le opere del colombiano invece sono un esercizio di memoria, ricordo e recupero di quella parte della realtà, o della vita di una persona, che non passa dalla vetrina del successo, ma che contribuisce ugualmente a costruire la realtà in cui viviamo. La sua ultima opera, La Selva della memoria, è datata 2008 ed è stata presentata alla Feria del Libro di Bogotà ad aprile. Si svolge nella natia Cartagena de Indias nel XVII secolo, tempo di schiavitù, di distruzione completa del fisico e dell’animo di alcuni individui dichiarati cose in possesso di altri. Le riflessioni lo portano a fare un paragone con lo sterminio degli ebrei perpetrato anni dopo dal regime nazista ad Auschwitz. Burgos ritrova lo stesso concetto di annullamento dell’individuo. Al termine dell’intervista parla del linguaggio utilizzato per la scrittura interpretandolo come un sfida per ogni autore. Per gli scrittori latinoamericani e caraibici, della Repubblica Dominicana ad esempio, la struttura linguistica è una sfida sia dal punto di vista estetico sia da quello della costruzione del linguaggio, sia infine della selezione e scelta dei termini. Restando ammaliati solo dall’incanto del suono delle parole si corre il rischio di diventare criptici, blindati e di non essere compresi dai lettori. La scrittura diviene così un esercizio stilistico fine a sé stesso. La sfida per reaggiungere un livello di buona scrittura è far capire al lettore di cosa si stia parlando nel modo più lineare possibile, amalgamando termini più conosciuti ad altri più di nicchia, senza però utilizzare espressioni difficili che siano come pietre sul cammino del lettore. Un cammino lento e riflessivo o rapido ed emozionante, senza ostacoli e impedimenti, questo deve essere inteso come concetto primario di buona lettura.

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