Lo scrittore argentino Juan Gelman, recente Premio Principe de Asturias, in una intervista a "CervantesTv"

Juan Gelman, lo scrittore argentino recentemente premiato col Principe de Asturias de las letras, ha rilasciato una intervista a CervantesTv, la televisione on line dell’Instituto Cervantes. I miei genitori , racconta lo scrittore , sono emigranti ucraini di origine ebraica arrivati in Argentina da Mosca nel 1928. Mio padre era social-rivoluzionario. Nel 1912 al prodursi la rivoluzione russa, emigra a Berlino dove conosce alcuni intellettuali locali. Tornato a Mosca conosce mia madre e si sposa. Pur non avendo nulla a che vedere con i trozkisti entrambi furono costretti ad emigrare in Argentina. Nel quartiere popolare di Villa Crespo a Buenos Aires sono nato io, nel maggio del 1930. Rapporti tra politica e poesia. Non ho mai creduto che con la poesia si possa cacciare un dittatore né fare una rivoluzione contro un regime. Con l’arte, ogni tipo di arte, si arricchisce il genere umano, aprendo il cammino alla conoscenza e alla autoconoscenza. La comprensione di sé stessi. Il momento di maggiore fermento culturale della storia contemporanea in America Latina è costituito dalla rivoluzione cubana. Molti intellettuali, continua Juan Gelman, nell'intervista, divennero ammiratori della revoluciòn e iniziarono a scrivere poemi ed opere celebrative. La politica è sempre stata presente nella letteratura a partire da Dante Alighieri per arrivare a Shakespere, ma di politica si può scrivere solo se e quando le circostanze esteriori coincidono con quelle interiori. La concomitanza di tale circostanza non porta necessariamente a produrre una opera valida. Prendiamo ad esempio i poemi d’amore. Sono milioni nel mondo eppure pochissimi, anzi quasi nessuno di questi arriva alla pari di Saffo. Nonostante il fatto che di lei ci restano brani di opere oltre ad una sola opera completa. La poesia d’amore si concretizza nell’estasi (ex-tasis) cioè dall’uscita da sé stessi e si completa nella scrittura. Relativamente ai rapporti con l’opera di Cervantes, Gelman sottolinea come nello spagnolo di oggi esista “quijotar” cioè tentare di raggiungere qualcosa di impossibile. Cervantes insegna in che modo, partendo da temi dolorosi, possiamo produrre narrativa che porti il lettore a godere del piacere della lettura. Egli ci insegna molto sulla lingua castellana dall’uso delle parole alla produzione di forme sintattiche straordinarie. In realtà Cervantes inventò la novela dato che i suoi successori hanno scritto opere alla maniera del Quijote. Io, continua Gelman, apprezzo il castellano del siglo de oro, il XV secolo, perché è la base del castellano moderno. Ci sono ricchezze linguistiche che aspettano solo di essere colte. Rapporti con Jorge Borges. I classici della letteratura come Jorge Borges ed Ernesto Sabato non hanno avuto una grande influenza sulle mie opere. Ho incontrato Jorge Borges una volta nella mia vita e Sabato due. Rispetto ed ammiro molto i loro scritti. Alcuni intellettuali e letterati disprezzano l’opera di Jorge Luis Borges reputandola reazionaria. Ciò è discutibile. Non trovo corretto unificare ed assimilare l’opera in sé alle idee che esprime. La politica e la poesia occupano entrambe un posto nella soggettività di ogni persona ma non costituiscono la totalità ed il quadro completo dell’individuo. Infatti esistono scritti politici di destra e di sinistra alcuni ottimi altri pessimi. Credo inoltre, aggiunge Gelman, che Borges non fosse inserito nella politica degli anni ‘30 e che se ne sia disinteressato. Ha avuto rapporti con personaggi politici senza però appoggiarli. Egli partecipò, insieme ad Ernesto Sabato, ad una cena con i vertici militari argentini due mesi dopo il colpo di stato del 1976 e ne uscì dicendo, come fecero altri, che i militari sono cavalieri che hanno riportato la democrazia. Ignoranza, pura ignoranza, sentenzia lo scrittore argentino. Jorge Luis Borges infatti era cieco non leggeva i quotidiani ne guardava la televisione. La dittatura argentina dell’epoca aveva spartito tra i rappresentanti dell’esercito aree e settori d’influenza e ministeri d’interesse. Il capo dell’Armada, Emilio Eduardo Massera, era collegato ad un quotidiano conservatore La Prensa. La stampa era controllata e non parlava della situazione dei sequestri politici e delle torture all’interno dell’ESMA (Escuela Mecanica de la Armada). Quindi oltre la metà dei cittadini non sapeva nulla anche se assisteva ai sequestri, effettuati dall’esercito in pieno giorno in luoghi pubblici. Le Madri di Plaza de Mayo scrissero un manifesto per chiedere la riapparizione dei desaparecidos e tutti i giovedì marciavano intorno al palazzo del governo. Furono la vera resistenza al regime. I partiti dell’opposizione erano assenti. In Argentina non ci fu un golpe solo militare ma anche civile. Non possono i militari da soli prendere il potere se non hanno settori civili che li appoggiano. Le Madri di Plaza de Mayo chiesero a Jorge Luis Borges di firmare il manifesto spiegandogli il motivo. Borges non sapeva nulla. Si rivolse a Massera che confermò. Allora firmò. Poco tempo dopo intervistato da un uomo dei servizi segreti, Julio Lagos, a “microfono aperto” rese pubblica la sua firma in appoggio al manifesto per i desaparecidos. Egli fu chiaro. Altri intellettuali, di cui non voglio fare i nomi, appoggiarono segretamente la dittatura ma non resero pubblico tale appoggio. Ancora oggi sono considerati campioni della democrazia. Ciascuno è certamente libero di esprimere le sue opinioni. Ciò non vuol dire che siamo anche le mie. In futuro, conclude Juan Gelman, spero di essere ricordato per il libro che non ho scritto.

2 commenti:

  1. Complimenti per questo articolo! Lo abbiamo segnalato in un post nel nuovo sito dedicato a Gelman, all'indirizzo:
    http://www.juangelman.net - "Todo sobre la poesía de Juan Gelman".

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  2. Ringrazio te per averlo apprezzato e segnalato. A presto.

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