Il giudice cileno Fuentes riapre il caso della morte del cantautore Victor Jara

Il 26 maggio scorso circa duecento persone tra le quali la vedova del cantautore, hanno manifestato per chiedere la riapertura dell’indagine sull’omicidio datato 15 settembre 1973. Il giudice che svolse le indagini chiuse il fascicolo con un solo indagato: il colonnello dell’esercito Mario Manriquez Bravo soprannominato “el principe”. Questi era direttore del campo di prigionia nel quale la dittatura di Augusto Pinochet aveva trasformato lo stadio di Santiago de Chile e dove fu giustiziato Jara. La figura dell’artista è sempre stata presente nel cuore di cileni, tanto che la Fundacion Victor Jara presieduta da Joan Jara, ha raccolto dodicimila firme per chiedere la riapertura del caso. Lo stesso presidente della fondazione ha dichiarato che è ora di ritornare ad indagare in modo più serio e a largo raggio. Vanno valutate in particolare le nuove testimonianze rilasciate dai compagni di prigionia di Jara, sopravvissuti alla dittatura. Durante la marcia è stata scandita la frase:"Ninguna democracia se puede levantar sin levantar primero tanta impunidad".
Oggi, 4 giugno, il quotidiano cileno El Mercurio riporta la notizia della riapertura del caso, chiuso il 15 maggio 2008. Il ministro della Corte d’Appello di Santiago de Chile, Juan Eduardo Fuentes ha accolto quanto presentato dal giudice della difesa del cantautore, Nelson Caucoto, e ascolterà come testimoni venticinque ex detenuti dello Stadio di Santiago de Chile. Si valuterà anche il ruolo dei servizi d’intelligence della Marina. Per l’avvocato di Mario Manriquez, questa è la occasione buona per stabilire l’innocenza del suo assistito che solo si occupò di controllare la sicurezza del campo. Manriquez, secondo alcune testimonianze ha anche torturato Victor Jara, spezzandogli le mani prima che morisse. Il corpo del cantante fu rinvenuto con 34 colpi e con mani e volto sfigurati.

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