Il futuro del Castellano? Divenire una lingua per la divulgazione delle scienze. Lo sostiene il medico Manuel Elkin Patarroyo a CervantesTv

manuel-elkin-patarroyoAnticamente le arti e le scienze parlavano greco grazie ad Archimede ed Eraclito, successivamente, con Galileo Galilei e Copernico salì in auge il latino. Dopo la rottura religiosa della chiesa nel periodo del rinascimento assunsero importanza il francese, il tedesco e l’inglese. Lo spagnolo restò escluso, dunque oggi ha 4 secoli di ritardo da recuperare. Secondo Manuel Elkin Patarroyo, la vera sfida per questa lingua è quella di conquistare un posto nella divulgazione del pensiero scientifico. Modesto il numero degli scientifici de habla ispana di successo. Indiscutibile è stata la figura di Santiago Ramon y Cajal (Petilla de Argon, 1/05/1852 – 17/10/1934) o dell’argentino Bernardo Houssay, che vinsero il premio nobel, ma una rondine non fa primavera. Le punte di diamante sono poche. Nonostante il gran numero di scienziati che parlano spagnolo in America Latina, Stati Uniti, Europa e nel Sud-Est dell’Asia, essi restano periferici. Non dobbiamo pensare, prosegue Patarroyo, di diventare la unica lingua delle scienze, perchè sarebbe impossibile ma è lecito tentare di conquistare il nostro spazio. Per prima cosa potremmo organizzare una rivista con la testata in spagnolo composta da contributi, saggi ed articoli dei maggiori ricercatori soprattutto latinoamericani. Poi potremmo puntare a conquistare gli spazi che non sono stati ancora del tutto scoperti. Sfruttando internet si scopre che le riviste on-line non sono ancora molte. Questo non può avvenire in breve tempo. Per ottenere lo spazio che merita il pensiero scientifico in castellano sarebbero necessarie tre generazioni, ognuna di venticinque anni. Letteratura e arte sono spinte dall’ispirazione e dall’istinto perciò si evolvono più rapidamente. La scienza si basa sulla elaborazione continua del bagaglio di conoscenza che abbiamo quindi cambia più lentamente. Il fatto che sia oggettiva gli permette un ristretto margine d’errore. Ha le sue leggi, create in centinaia di anni, anche se i più ricchi sono gli ultimi quattrocento. La natura varia e si modifica fin quando trova una situazione che ritiene positiva. Allora si stabilizza e inizia a mutare in altre aree. Si chiama ripetizione in blocchi. La scienza segue lo stesso metodo, conclude Manuel Elkin Patarroyo. Il pensiero, culmine massimo dell’evoluzione, e il linguaggio, sua massima espressione non possono sottrarsi a questa regola.

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