Felipe Calderon in visita d’affari in Spagna

Giovedì 12 giugno il presidente del Messico Felipe Calderon, del PAN, Partido de Accion Nacional, ha iniziato una visita ufficiale in Spagna. Lo scopo, neanche troppo nascosto, della visita era quello di ridurre la dipendenza politica, istituzionale, economica dagli U.S.A., in un momento molto turbolento della storia messicana. L’ atmosfera di insicurezza e di violenza continua ad opera delle bande di narcotrafficanti in cui è sommerso il paese, specialmente le regioni confinanti con gli Stati Uniti; le accuse di brogli mosse a suo carico dal leader della sinistra Andrei Manuel Lopez Obrador; la militarizzazione di alcune zone del paese per garantire una presenza forte dello stato ma da più parti deplorata in quanto causa di un aumento del clima di scontro sociale in atto; alcune polemiche politiche con l’alleato, ma poi non tanto amico, George W. Bush sul tema dell’immigrazione; l’isolamento in cui si trova sul piano dei rapporti con gli altri paesi del continente latinoamericano il cui asse è decisamente spostato a sinistra, fanno si che il presidente del Messico sia costretto a cercare da questo lato dell’oceano un nuovo alleato. E come non ricordare i saldi legami storici con la Spagna, figli di un passato comune chiamato colonialismo, fino ad oggi però completamente dimenticati dai discorsi di Calderon? Durante la visita al Congreso de los Diputados di Madrid, equivalente della Camera dei deputati, il presidente Josè Bono ha strappato all’aula un applauso quando ha ricordato l’accoglienza che il Messico ha offerto ai circa 30 mila spagnoli fuggiti dopo lo scoppio della Guerra Civile (1936-1939). Calderon ha fatto la sua parte ricordando il contributo degli spagnoli allo sviluppo del suo paese. Figurarsi se si dimenticava per quale motivo ha attraversato l’oceano. Spiegando che il Messico è cresciuto del 3.7% nel primo trimestre di quest’anno, in barba alla crisi economica mondiale e del suo vicino settentrionale, ha spiegato che nel 2007, per la prima volta l’investimento europeo, guidato dalla Spagna con 30 mila milioni di euro, ha superato quello statunitense. Il carattere finanziario della visita in Spagna è emerso in tutto il suo fulgore durante un incontro con centocinquanta impresari, organizzato dal Consiglio Superiore della Camera di Commercio spagnola. Nella conferenza stampa, parlando della lotta al narcotraffico e alla corruzione, ha usato una metafora: “se vedete la polvere alzata significa che stiamo pulendo la casa”. In effetti la politica di Calderon un po’ di polvere la sta alzando: specialmente quella relativa alla riforma del settore petrolifero, allo scopo di permettere al monopolio pubblico petrolifero Pemex (Petroleos Mexicanos) di stipulare con imprese private accordi di collaborazione per esplorazioni, raffinazioni e deposito di petrolio. La sinistra messicana ha accusato Calderon di voler mettere in discussione il principio della nazionalizzazione del settore decretato nel 1939 da Lazaro Cardenas. Accusa negata da Calderon. Il suo obiettivo, secondo le sue parole, è aumentare le riserve di petrolio perché le attuali si esauriranno in nove anni. Incrementare la produzione per ridurre l’import di benzina. La normativa attuale impedisce a Pemex di stipulare contratti con privati per costruire raffinerie in Messico, comportando la dipendenza dall’estero. Il presidente spagnolo Josè Luis Zapatero si è dimostrato interessato alla faccenda. Ancor di più la ispanoargentina Repsol-Ypf, col cui rappresentante Nemesio Fernández Cuesta, Calderon si è intrattenuto per una colazione di lavoro. La Pemex è proprietaria del 5% del capitale della Repsol. Ricapitolando il Messico ha il petrolio e la Spagna i capitali. Il Messico ha il petrolio ma deve raffinarlo all’estero. Scopo del matrimonio d’interesse tra i due paesi è raffinare il petrolio in Messico per venderlo. Col prezzo del petrolio a centotrenta dollari al barile e quello d’estrazione a dieci dollari c’è da stare felici. Sabato 14 Calderon ha letto un discorso nella Expo che si celebra a Saragoza. Il tema di quest’anno è l’acqua. Ha chiesto politiche per un uso più corretto di una risorsa definita vitale. All’appello si sono uniti la vicepresidentessa spagnola Maria Teresa Fernandez de la Vega ed il ministro degli esteri Miguel Angel Moratinos. In Messico più di dieci milioni di persone non ha accesso ad acqua di qualità, molti vivono in condizioni pessime ed esposti a malattie per via delle fogne a cielo aperto o di quelle che non hanno un corretto trattamento delle acque. La domanda è: al giorno d’oggi è più importante il petrolio o l’acqua?

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