Dopo l’assemblea dell’OEA riflettori puntati su Bolivia e rapporti Ecuador-Colombia

All’inizio del mese la trentottesima assemblea generale della Organización de Estados Americanos (OEA), celebrata nel Centro de Convenciones y Exposiciones Plaza Mayor de Medellín in Colombia, non era la giusta cornice per un avvicinamento delle posizioni tra la diplomazia di Quito e quella di Bogotà. I due paesi hanno rotto le relazioni diplomatiche dopo il noto attacco portato dall’esercito colombiano ad un accampamento delle FARC in territorio ecuadoriano, con evidente violazione dello spazio aereo del teritorio ecuadoriano da parte di Bogotà. L’episodio, che portò alla morte del numero due delle FARC, Raul Reyes, avvenne a marzo.
Altro punto in discussione era la situazione interna della Bolivia, alla vigilia del referendum autonomista in programma nelle regioni di Beni e Pando. Il due giugno, il presidente della OEA, Josè Miguel Insulza, si dichiarò scettico sulla possibilità di arrivare ad un accordo tra Ecuador e Colombia e, al tempo stesso, preoccupato per la crisi politica boliviana. Entrambe, secondo Insulza, richiedono lo sforzo di tutti. Dalle urne delle due regioni della Bolivia sono usciti vincitori i “sì”, con percentuali superiori all’ 80% dei votanti, anche se molti aventi diritto non si sono recati ai seggi. Per questo il ministro degli interni bloviano, Alfredo Rada, ha chiesto vengano resi chiari e pubblici i dati dell’astenzione, perché da essi si potrebbe dedurre che una gran parte dei cittadini hanno rifiutato la consultazione. Beni e Pando sono due tra le regioni più vaste ma meno popolate del paese. I governatori hanno detto che il governo dovrebbe ascoltare il volere del popolo mentre l’esecutivo di La Paz ha ribadito l’incostituzionalità delle consultazioni referendarie. Secondo l’opinione del partito di governo, il Movimiento Al Socialismo (MAS), esse sono un modo illegale di opporsi alla riforma costituzionale realizzata dal governo con l'obiettivo di porre fine alla oppressione ed esclusione dal potere delle popolazioni autoctone boliviane. Le strade delle città sono state teatro di gravi scontri tra i sostenitori del presidente Evo Morales e quelli dell’opposizione, che hanno causato un morto ed alcuni feriti. La vittima, sostenitore del partito di governo MAS, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco a Trinidad, capitale di Beni. Altro focolaio d’incidenti la città di Filadelfia, nella regione di Pando. Tutto questo a poche decine di giorni dal referendum revocatorio convocato dallo stesso Evo Morales per il prossimo 10 agosto.
Relativamente alla diatriba infinita Colmbia-Ecuador, è notizia di ieri, 6 aprile, la disponibilità dei governi di Rafael Correa e Alvaro Uribe a ristabilire immediatamente e senza precondizioni le relazioni diplomatiche. La titolare ecuadoriana degli esteri, Maria Isabel Salvador, ha confermato la dichiarazione d’intenti. Questo avviene dopo la mediazione dell’ex presidente statunitense Jimmy Carter. Il fatto è stato comunicato dalla sede del Centro Carter di Atlanta, da fonti del Palacio de Nariño, sede del governo ecuadoriano, e riportato dal quotidiano di Bogotà El Tempo. Per ora si parla solo di incontro tra gli incaricati d’affari ma dovrebbe essere il primo passo verso la riapertura delle rispettive sedi diplomatiche.

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