Cumbre de Lima tra Unione Europea ed America Latina. Come sempre, molto esercizio retorico e pochi fatti rilevanti

Il 14 e 15 maggio il Perù, governato da Alan Garcia, ha affrontato uno sciopero di quarantotto ore causato dall’aumento dei prezzi dei beni primari di consumo e del trasporto urbano nelle regioni di Arequipa, Ayaviri, Tacna e Puno. In quest’ultima, confinante con la Bolivia, ad accendere la miccia sono stati gli aumenti basilari della classe più povera come pomodori e carne di pollo. Scuole e negozi hanno abbassato le serrande e le strade d’accesso alla capitale della regione, Juliaca, sono state bloccate. Stessa situazione ad Arequipa, Tacna e nella provincia di Ayaviri vicina alla zona di Cuzco.
Con queste premesse è cominciata il 16 maggio la V Cumbre Unión Europea, América Latina y Caribe con lo scopo di ridurre la povertà, fame e mancanza di coesione sociale in alcune parti del continente latinoamericano. Presenti sessanta capi di stato di entrambi i continenti. Assente, come previsto, il premier italiano Silvio Berlusconi che ha snobbato la cerimonia: d'altronde conosciamo bene lo scarso interesse, la completa ignoranza, e la strenua mancanza di rispetto che il governo italiano ed i suoi ministri hanno nei confronti dei governi e dei cittadini dell’America Latina. Assenti anche Gordon Brown e Nicolas Sarkozy. Il presidente della Slovenia e del Consiglio Europeo, Janez Jansa, ha sottolineato l’importanza dell’ integrazione e delle alleanze tra paesi e tra zone geografiche. Unione Europea e America Latina, insieme, rappresentano un miliardo di persone e un terzo delle Nazioni Unite. Il capo di stato spagnolo, Josè Luis Rodriguez Zapatero, ha sottolineato l’importanza e i vantaggi di un flusso migratorio legale che sia assorbito dai paesi ospitanti permettendo così la coesione sociale e l’inserimento lavorativo. Riferimenti a una distribuzione equa della ricchezza ed un aumento del grado d’istruzione hanno concluso l’intervento dello stesso Zapatero.
Tornando alla V Cumbre Unión Europea, América Latina y Caribe, il presidente peruviano ed anfitrione Alan Garcia, dopo aver accolto personalmente i leaders durante la cerimonia di benvenuto nel Museo de la Nación, ha inaugurato la riunione con un discorso centrato sul superamento dei conflitti locali, della pura retorica, dei personalismi di alcuni leader che impediscono lo svolgimento fruttuoso della riunione. Ha concluso augurandosi il raggiungimento di risultati e decisioni concrete. In particolare, ha aggiunto, non servono ulteriori studi né ulteriori spese rispetto alle previste: basta mettere in pratica le decisioni prese. Passando al programma all’assemblea di Lima, sul tavolo la disuguaglianza , l’esclusione sociale, lo sviluppo sostenibile e la tutela ambiente, il cambio climatico e le nuove fonti di energia come i biocombustibili. Nella dichiarazione finale redatta dai capi di stato i compromessi sono rimasti pura e aleatoria dimostrazione di buona volontà. La Dichiarazione di Lima comprende come unici tangibili obiettivi la messa in marcia di un piano chiamato Euroclima per condividere conoscenze e coordinare azioni sul riscaldamento globale del pianeta senza pregiudicare le rispettive politiche nazionali e regionali. Inoltre prevede la assistenza urgente ad Haiti, lo stato più povero del continente, con programmi di sicurezza alimentare e sviluppo culturale. È menzionato lo stallo della negoziazione tra Mercosur e Unione Europea sul tema dei dazi doganali all’ingresso dei prodotti latinoamericani.
A margine della riunione il presidente peruviano, Alan Garcia, e quello brasiliano, Luis Ignacio "Lula" Da Silva, hanno avuto un incontro informale nel quale il primo ha regalato al secondo mille casse di cajones peruviani da distribuire alle scuole di samba brasiliane. Il cajon è uno strumento musicale a percussione tipico del Perù, ma di origini africane, divenuto famoso grazie al jazz moderno. Oltre a questo, hanno firmato accordi bilaterali in cui ratificano la creazione del maggiore progetto petrolchimico della regione costato tremila milioni di dollari per produrre polietilene. È sponsorizzato dai colossi PetroPerù e PetroBras. Le cifre dell'economia peruviana rendono gli esperti ottimisti; le facce dei clienti dei mercati sparsi nel paese andino non esprimono, invece, lo stesso buon umore.

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