Argentina: arrivano le proposte del governo per risolvere la crisi (Parte II)

cristina fernadez
Nel tentativo di risolvere la crisi con i produttori, il governo di Cristina Fernandez ha annunciato cambiamenti nello schema di tassazione delle esportazioni di grano nella speranza di porre fine alla protesta che sta desertificando le credenze e i serbatoi degli argentini. Le imposte sulla soja, girasole, grano, mais avranno una percentuale massima del 52,7% contro il precedente 95%. L’annuncio è arrivato dopo che il presidente del consiglio dei ministri Alberto Fernandez, il ministro dell’economia Carlos Fernandez e i governatori di alcune province si sono riuniti. Ieri, 10 giugno, è intervenuta anche Cristina Fernandez annunciando, in diretta televisiva e radiofonica nazionale, un piano destinato a porre la parola fine al problema. Circondata da tutti i ministri, dalle Madres e Abuelas de Plaza de Mayo e dalla maggior parte dei governatori regionali, ha annunciato che tutti i proventi delle imposte sulle esportazioni di grano saranno destinati a finanziare un ambizioso piano di ricostruzione sociale e redistribuzione delle risorse. Prevede la costruzione di nuovi ospedali, scuole e strade in zone rurali, nelle quali si annida la maggior opposizione al governo del matrimonio Kirchner. La costruzione di 30 nuovi ospedali in quattro diverse regioni del paese richiederà un investimento di 3780 milioni di pesos a partire dal primo trimestre del 2009. Il documento definitivo dovrebbe essere presentato il 20 giugno prossimo, giorno della bandiera. L’idea è di inaugurare dieci ospedali a semestre a partire dal 2010. I governatori saranno gli incaricati della gestione dei finanziamenti. Obiettivo, respingere le accuse di eccessivo centralismo mosse alla sua amministrazione. Cristina Fernandezammorbidisce la sua posizione, dopo che per settimane componenti del governo insieme a suo marito Néstor Kirchner avevano optato per la linea dura. “Se qualcuno si è sentito offeso per le parole o i gesti” ha detto la presidentessa, “ chiedo scusa e invito tutti a lavorare in pace”. Parole sentite e di apertura dunque. Non così dall’altra parte della barricata. Al conoscere la notizia le organizzazioni agricole in sciopero hanno rifiutato anche questa proposta bollandola come unilaterale. “Il governo no si è mosso un centimetro dalla posizione del 11 marzo” sostengono i produttori. Una prova in più, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che gli interessi degli operatori agricoli e degli allevatori non c’entrano molto con questo sciopero. Oltre a difendere gli interessi dei privilegiati vi è un altro movente, prettamente politico. Obiettivi: crisi di governo e nuove elezioni.

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