Un referendum per confermare o revocare la sua presidenza: a convocarlo il presidente boliviano Evo Morales

Oltre a quello del presidente Evo Morales, saranno sottoposti al volere popolare i mandati del vicepresidente Álvaro García Linera e dei governatori regionali. Ciò accade esattamente al ventottesimo mese di presidenza e a due anni e mezzo dalla fine del primo mandato di Morales. È la prima volta nella storia della Bolivia, che si estende per 1 milione e 100 mila chilometri quadrati sulle Ande e che conta 8 milioni e mezzo di abitanti. Per essere revocati i mandati del presidente e del vicepresidente il "No" deve superare il 53,7% dei voti e un totale di 1.544.374. Il popolo boliviano, nell’opinione di Evo Morales, non deve avere solo il diritto di scegliere ma anche di revocare i mandato a coloro che considera inutili o inadempienti alle aspettative popolari. Il referendum è la via d’uscita alla crisi che ha visto su due fronti contrapposti Evo Morales ed il suo partito Movimiento al Socialismo (MAS), vincitori delle ultime presidenziali, ed i governatori di alcune regioni che vorrebbero ottenere l’autonomia. Santa Cruz, Tarija, Beni e Pando costituiscono la cosiddetta “medialuna” poiché si trovano a ovest della capitale La Paz al confine con Brasile e Paraguay. Rappresentano la parte più ricca di risorse naturali e la zona più industrializzata del paese andino. Inoltre nel territorio scorrono i preziosi gasdotti che riforniscono di petrolio e gas naturale boliviano, prima fonte di ingresso dello stato, il Brasile, il Paraguay e l’Argentina. I governatori di queste regioni fanno capo alle opposizioni e hanno da tempo costretto Evo Morales ad un braccio di ferro con la scusa dell’autonomia. La riforma federalista del sistema contributivo vorrebbe evitare che il gettito fiscale dei contribuenti di queste regioni resti agli enti locali e non vada a La Paz. Per questo hanno convocato referendum autonomisti. Dietro la richiesta c’è in realtà una aperta sfida al governo eletto democraticamente che loro vorrebbero sfiduciare e far cadere per tornare così alle elezioni. Arma nelle loro mani, la altissima inflazione e lo scontento popolare per un potere di acquisto che, oggi come in passato, penalizza i consumi.
Tornando al referendum revocatorio, avrà luogo il 10 agosto, dopo che i cittadini delle regioni di Beni e Pando saranno andati alle urne, l’otto giugno, e quelli di Tarija il 22 per approvare o rifiutare il referendum autonomista. Il 4 maggio la regione di Santa Cruz ha celebrato il suo referendum autonomista nel quale ha trionfato il , esito atteso anche nelle altre regioni. Il presidente Morales ha chiesto alla corte elettorale un processo trasparente e impeccabile nel rispetto delle norme, ed ha invitato gli organismi della comunità internazionale a essere osservatori attenti. La Organización de Estados Americanos (OEA), invierà un gruppo di osservatori come ha confermato il suo presidente Miguel Insulza lo scorso 12 maggio in una conferenza stampa. Evo Morales, inoltre, ha chiesto al Congreso (parlamento) che approvi in fretta la legge che permette il voto ai residenti all’estero. Curiosamente (ma non tanto) i promotori dei referendum autonomisti, che accusano il governo di non tener conto delle loro richieste, hanno rifiutato di sedersi ad un tavolo delle trattative proposto ripetutamente dallo stesso Morales. Il motivo, sostengono, è la mancanza di condizioni minime di dialogo.
In tutto questo subentra anche la riforma costituzionale, fatta in parlamento dalla maggioranza, e che dovrà essere approvata anch’essa tramite referendum. La data non è ancora stata decisa. Per questo motivo i governatori di alcune regioni, fedeli al presidente hanno annunciato la loro presenza a La Paz nei prossimi giorni per pianificare un gran patto sociale che permetta di rompere l’immobilità seguita alla crisi politica.

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