L’Argentina di oggi: troppo simile a quella di ieri

argentinaQuando Cristina Fernandez festeggiava la sua elezione al governo dell'Argentina non poteva certo pensare che dopo appena 100 giorni avrebbe dovuto confrontarsi con la più grave manifestazione dall’ aprile 2003. Causa delle proteste: l’annuncio della presidentessa di voler alzare le ritenute sulle esportazioni dei prodotti del settore agrario facendole passare da 35% al 44%. La proposta riguarda trecentomila produttori e porterebbe nelle casse dell’erario circa 2500 milioni di dollari l’anno. Le proteste all’annuncio dell’intaccamento dei privilegi di un settore trainante dell’economia nazionale non si sono fatte attendere. Circa 400 picchetti, concentrati soprattutto nei dintorni della capitale Buenos Aires e di altre città importanti come Cordoba e Rosario, hanno iniziato a bloccare le strade per impedire ai camion di raggiungere i grossisti, i mercati e i negozi. Risultato: uno dei maggiori paesi produttori di carne di qualità e di prodotti agricoli come mais e soya si è ritrovato con scaffali e banchi frigoriferi vuoti e con code per i rifornimenti alle porte dei mercati e supermercati. Niente carne né latticini. Un venditore intervistato da Television Española dichiarava “La unica carne che si trova è quella surgelata di circa quattro o cinque mesi fa. Ha un prezzo altissimo, fuori portata per i clienti. A queste condizioni non conviene tenere il negozio aperto.”
Di fronte all’evidente emergenza Cristina Fernandez è stata costretta a fare un passo indietro aprendo un tavolo delle trattative coi dimostranti e dichiarandosi favorevole a concedere alcune compensazioni economiche ai piccoli e medi produttori. Ciò non è, però, bastato a convincerli a smettere con lo sciopero ed i picchetti, anzi la loro arroganza li ha portati nelle piazze della capitale e dei maggiori centri urbani a scontrarsi con le forze dell’ordine e con altri cittadini che erano invece contrari alla serrata. Per tre notti consecutive ha fatto ritorno dalle strade, dalle finestre e dai balconi il sinistro suono delle stoviglie sbattute contro il fondo delle pentole: la cacerolada. Le immagini delle manifestazioni hanno fatto il giro dei continenti americano ed europeo. Finalmente, il 2 aprile, dopo una ventina di giorni, i manifestanti hanno deciso di smobilitare i blocchi, di smetterla con la protesta. Lo spettacolo cui hanno dato vita è stato solo funzionale alla barbarizzazione della vita politica argentina. Un paese in cui la gente è attaccata all’idea di nazione che ha: quella colta, civilizzata e democratica. Oggi l’Argentina appare affondata nel qualunquismo, nel populismo, nella demagogia del “piove governo ladro”, nella divisione, nello scontro sociale, nel provincialismo, nell’arcigna difesa dell’interesse personale e di categoria per colpa di quelli che hanno privilegi a cui non vogliono rinunciare. Da scrittori famosi nel mondo, simboli del periodo d’oro della letteratura latinoamericana, si è passati alla manifestazione dei Suv e 4x4. Così è stata ribattezzata per sottolineare la situazione economica estremamente agiata di chi l’ha condotta. Le bandiere biancocelesti che sventolano nelle piazze, i cortei dei granjeros, quelli dei piqueteros, il coro “Argentina! Argentina!”… ma quale Argentina? quante Argentine abbiamo visto in piazza in questi giorni? L’Argentina di questi primi giorni di aprile è troppo simile a quella di ieri.

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