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Diritti umani e Identità. Grottammare un anno dopo

Autore Alex Giaco giovedì 16 maggio 2013 | 14:39 |

Nel 2012 a Grottammare (AP) veniva inaugurata una piazza intitolata alle Madres y Abuelas de Plaza de Mayo. Diario Latino ne ha scritto in diversi articoli. Ad un anno da quella inaugurazione è in programma domenica 19 maggio, presso la sede del Comune di Grottammare, un interessante incontro sul tema Diritti umani e Identità. Oltre al sindaco, Luigi Merli, saranno presenti Carlos Cherniak, Ministro dei Diritti Umani dell'ambasciata argentina in Italia, Alfredo Gende di Casa Argentina e Latinoamericana, l'Avvocato Marcello Gentili, Jorge Ithurburu di 24 marzo Onlus, Walter e Roberto Calamita, ex prigionieri politici. Presente anche Vera Vigevani, delle Madres de Plaza de Mayo, Linea Fundadora. Lo scorso anno in occasione dell'inaugurazione della piazza Vera Vigevani sottolineò come i giovani argentini siano fortemente impegnati nella tutela dei diritti umani, e di come, attraverso la conoscenza del passato e la comprensione delle dinamiche storiche, si possa imparare a capire il presente, in un ottica di prevenzione della nascita di movimenti razzisti e discriminatori, mentre Carlos Cherniak aggiunse che desaparecidos e i bambini rubati alle famiglie legittime non sono temi del passato ma del presente, e vanno ricordati in ogni occasione possibile
Si comincia alle 15, mentre alle 18 ci si sposterà dal Comune alla piazza per un festa con balli cui parteciperanno maestri ed allievi delle principali scuole di tango delle Marche. Lunedì 20 maggio al mattino, inoltre, gli stessi relatori incontreranno gli studenti delle scuole superiori locali. 
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Occhi aperti. La Santa muerte, ora, è anche in Italia

Autore Alex Giaco lunedì 13 maggio 2013 | 19:49 |

Un libro uscito in Italia a metà febbraio allo scopo di raccontare un culto che nasce dalla fusione di varie credenze folkloristiche locali e tradizioni arrivate in America Latina dai colonizzatori europei. Destinatario: il pubblico italiano che in massima parte non ne sa assolutamente nulla. Milanese di nascita ma da 11 anni a Città del Messico, Fabrizio Lorusso giornalista, docente, blogger è l'autore di Santa Muerte patrona dell'umanità. Santa, Santisima Muerte, la señora, la niña blanca, la niña bonita, la jefa, sono alcuni dei soprannomi dati alla Muerte dai cosiddetti Santamuerteros, i quali allestiscono altarini e piccoli santuari in suo onore. Se ci fosse una capitale di questo culto sarebbe Tepito, un quartiere mercato di Città del Messico con una identità forte e con la Santa come patrona. 


In un Messico dove la chiesa cattolica sta perdendo progressivamente fedeli, non si sa con precisione quanti siano i devoti della Santa. Chi dice due, chi dieci milioni. Gli studi affidabili sulla diffusione del culto sono recenti e poco numerosi e c'è chi gli attribuisce origini preispaniche. La morte santificata che diventa folclore, cultura e religione, temuta e amata, venduta e osteggiata, ma pur sempre realtà ineludibile in Messico. Un culto che si sta espandendo verso nord, superando la frontiera con gli U.S.A., contaminando la comunità latina che vi abita. Altari compaiono lungo il muro che separa i due stati, e sui cruscotti dei fuoristrada che percorrono le polverose strade da una parte all'altra della frontiera. Santa Muerte patrona dell'umanità ci spiega questo fenomeno andando oltre i luoghi comuni e cercando di abbracciare aspetti più ampi della cultura latinoamericana. E chissà che nei prossimi giorni non sarà proprio lo stesso autore a parlarcene. Per ora vi lascio con questo video.


 
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I ragazzi dell'esilio si raccontano

Autore Alex Giaco mercoledì 8 maggio 2013 | 18:28 |

E' la novità editoriale targata Qudu. E' un altro volume che offre al lettore la possibilità di approfondire temi legati alla storia contemporanea del'Argentina e dell'America Latina in generale. Si intitola "I ragazzi dell'esilio. Argentina (1975-1984)" e nelle sue 352 pagine veniamo trasportati negli anni Settanta, periodo dell’ultima dittatura, dove un’intera generazione di adolescenti e studenti liceali di Buenos Aires, politicamente impegnati, si ritrova perseguitata. Di età compresa tra 15 e 20 anni, sono costretti ad abbandonare il paese, divenuto teatro di sparizioni inquietanti inserite all'interno di quel progetto chiamato Plan Condor, messo in piedi nell'intero Cono Sur latinoamericano. Attraverso le testimonianze, raccolte decenni più tardi da Diana Guelar, Vera Vigevani Jarach e Beatriz Ruiz, in "I ragazzi dell'esilio. Argentina (1975-1984)" vengono raccontate le vicende dolorose che precedettero le partenze: storie di militanza, di presa di coscienza, di progetti e di utopie; le lotte, le certezze, i dubbi; le vicende di paura, di fughe e di clandestinità; fino alla drammatica ed obbligata decisione dell’esilio. Il materiale raccolto include le corrispondenze che gli adolescenti esiliati hanno mantenuto con familiari e amici, attraverso vari testi, su un passato che non può passare. Chi sono le tre donne che firmano il libro "I ragazzi dell'esilio. Argentina (1975-1984)"? Vera Vigevani Jarach, nata a Milano nel 1928, emigrata in Argentina a causa delle leggi razziali diventa giornalista a Buenos Aires e redattrice fino al 1993 dell’agenzia A.N.S.A. E' cofondatrice di “Madres de Plaza de Mayo – Linea fundadora”, di “Fundación Memoria Histórica y Social Argentina” e coautrice di diversi saggi. Sua figlia Franca è scomparsa a diciotto anni, il 26 giugno 1976. Vera si definisce “una militante della memoria”, con un impegno costante soprattutto verso i giovani e gli adolescenti. Diana Guelar, nata a Buenos Aires nel 1957 è laureata in Psicologia presso l’Università di Barcellona, cofondatrice del Centro de Terapia Breve a Barcellona, codirettrice del Centro de Atención y Prevención para Adolescentes “La Casita” a Buenos Aires. Esiliata tra il 1976 e il 1984, a Barcellona. Coautrice di testi sui disturbi alimentari. Beatriz Ruiz, nata a Buenos Aires nel 1957, laureata all’Università Complutense di Madrid, psicologa e psicoanalista. È coordinatrice di Revista Ensayos y Experiecias, editoriale Novedades Educativas, membro diAsociación Buena Memoria e pittrice. Esiliata tra il 1977 e il 1984 in Spagna, a Madrid.
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Il Fervor de Buenos Aires brucia ancora

Autore Alex Giaco martedì 7 maggio 2013 | 18:39 |

Poesie che lo scrittore argentino ha dedicato alla sua città. L'Instituto Cervantes di New York ha presentato la prima edizione illustrata e per collezionisti del libro “Fervor de Buenos Aires”. Autore: lo scrittore argentino Jorge Luis Borges. Include le numerose correzioni dell'autore ai suoi scritti e le illustrazioni di Pablo Racioppi. Aveva 24 anni quando organizzò il suo primo libro. Ora, in occasione del 90ennale della sua opera prima letteraria il Fervor de Buenos Aires torna ad esplodere tra le mani dei lettori. Nasce dal ritorno in quella Buenos Aires che Jorge Luis Borges aveva abbandonato a ll'età di due anni, quando si trasferì in Europa con i genitori. Per lui è una sorta di prologo a Luna de enfrente e Cuadernos de San Martín che arriveranno dopo, ma in realtà lo è di tutto ciò che Borges scriverà dopo. Divenuto cieco era solito dire "Antes, el mundo exterior interfería demasiado. Ahora, todo el mundo está en mi interior". 
“Fervor de Buenos Aires” contiene anche una poesia dedicata al bisnonno di Jorge Luis  Manuel Isidoro Suàrez, nato nel 1799 e definito un guerriero della Indipendenza. Dopo aver combattuto vittoriosamente per l'indipendenza del Cile, nel 1824 si reca in Perù al fianco di Simon Bolivar, "el libertador". Si distingue fino a ricevere gli onori militari nella battaglia di Junìn dopo la quale Bolivar lo nomina colonnello. Muore a 46 anni a Montevideo, Uruguay. A lui dedica questa Inscripción sepulcral

Dilató su valor sobre los Andes. 
Contrastó montañas y ejércitos. 
La audacia fue costumbre de su espada. 
Impuso en la llanura de Junín término venturoso a la batalla 
y a las lanzas del Perú dio sangre española. 
Escribió su censo de hazañas en prosa 
rígida como clarines belísonos. 
Eligió el honroso destierro. 
Ahora es un poco de ceniza y de gloria.
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Guatemala: riprende il processo a Efraín Ríos Montt

Autore Alex Giaco mercoledì 1 maggio 2013 | 17:39 |

Di Efraín Ríos Montt e del processo per i numerosi crimini che commise nel suo pur breve periodo a capo del Guatemala Diario Latino ha già scritto in passato. Torno a occuparmene rapidamente oggi facendo un breve riassunto. Nel 1994 una commissione patrocinata dalle Nazioni Unite stabilì che il 93% dei crimini commessi durante la guerra civile in Guatemala vennero perpetrati dall'esercito o dai paramilitari. Fu, dunque, un genocidio di Stato commesso contro gli indigeni di etnia Maya. Dal 2001 la giustizia guatemalteca sta giudicando e condannando vari militari e agenti delle forze dell'ordine per i crimini della guerra civile. Il generale Efraín Ríos Montt, allora capo di stato è sotto processo assieme al capo dell'intelligence militare, José Mauricio Rodríguez Sánchez, con l'accusa di genocidio e crimini di guerra. Sarebbero 1771 i Maya Ixil uccisi e altri 29 mila i rifugiati, alcuni dei quali vittime di violenze. Dal gennaio 2012, data dell'inizio del processo, Efraín Ríos Montt è agli arresti domiciliari avendo perso l'immunità di cui godeva. Martedì 30 aprile il giudizio è ripreso. La prima udienza è stata fissata per il 2 maggio. 
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Evo Morales terzo?

Autore Alex Giaco martedì 30 aprile 2013 | 18:03 |

In Bolivia i 7 magistrati componenti il Tribunale Costituzionale (Tribunal Constitucional Plurinacional de Bolivia) hanno votato all'unanimità il via libera al presidente Evo Morales: potrà presentare la sua candidatura alla ricerca di un terzo mandato alla guida del paese andino. Le elezioni presidenziali in Bolivia sono previste per il dicembre 2014. E' stato eletto la prima volta nel 2005 e rieletto nel 2009. Al momento la candidatura non è stata ufficializzata, così come quella dell'attuale vicepresidente Álvaro García Linera. Quella di Evo Morales potrebbe divenire la presidenza più lunga nella storia della Bolivia. Una eventuale vittoria, infatti, gli permetterebbe di restare al potere fino al 2020. Sebbene la costituzione della Bolivia limiti a due consecutivi i mandati per ogni presidente, Evo Morales offre una propria chiave di lettura non retroattiva. Essendo, infatti, la nuova costituzione entrata in vigore nel 2009, il suo primo mandato sarebbe escluso dal computo. Niente due mandati consecutivi, quindi, e candidatura possibile. Questo ha dichiarato alla stampa Ruddi Flores, presidente del Tribunal Constitucional Plurinacional de Bolivia.
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