Marco Enriquez-Ominami o Eduardo Frei? questo il dilemma delle prossime presidenziali in Cile

sabato 21 novembre 2009

A gennaio sembrava tutto deciso. Le elezioni presidenziali in Cile, apparivano cosa già fatta, una differita di una partita già giocata. Un primo turno elettorale di routine che avrebbe mandato l’imprenditore milionario Sebastián Piñera e l’ex presidente del paese Eduardo Frei al ballottaggio del gennaio 2010. Invece, negli ultimi mesi, è giunto un nuovo personaggio a mettere del pepe sullo scialbo piatto elettorale cileno. Nessun partito lo sostiene. Alle sue spalle più che una coalizione o un partito c’è un progetto, che si chiama Nueva Majoria para Chile. Raggruppa il Partido Humanista, il Partido Ecologista, Independientes en Red, e altri soggetti singoli. Il suo slogan è "Marco por ti, sigue el cambio". Avrebbe dovuto sfidare Eduardo Frei nelle primarie del Partido Socialista che non si sono mai svolte: è Marco Antonio Enriquez-Ominami, soprannominato dai suoi ex compagni del Partido Socialista, Marquito. Nato il 12 giugno del 1973, la sua infanzia non fu propriamente tranquilla. Suo padre, Miguel Enriquez Espinoza, fondatore del Movimiento de Izquierda Revolucionario (MIR), fu assassinato nel 1974, quando lui aveva pochi mesi di vita. Dopo il colpo di stato dell'11 settembre 1973, venne espulso dal Cile per decreto militare assieme a sua madre e al resto della famiglia. L'esilio durò oltre dieci anni: anni in cui studiò a Parigi, per tornare a metà degli anni ottanta a Santiago de Chile, dove si laureò in Filosofia. Dal 2003 è sposato con la giornalista televisiva Karen Doggenweiler, con cui ha due figlie.
I sondaggi lo danno sotto al candidato ufficiale di Concertación, Eduardo Frei. Stando all'ultimo, realizzato tra l’8 ed il 30 ottobre su un campione di 1505 persone, dal Centro de Estudios Públicos (CEP), pubblicato mercoledì 11 novembre, Piñera è al 36%, Frei al 26%, Enriquez-Ominami al 19%, Arrate al 5%. I primi due sono in calo mentre il terzo è in ascesa. Due punti in un solo mese. Quindi, sarà la sfida tra Frei ed Enriquez-Ominami quella più interessante. Dalle impressioni raccolte dai mezzi di comunicazione cileni, sembra che la metà dell'elettorato di Concertación lo preferisca a Frei, soprattutto nell'ottica di un secondo turno quasi certo, che si svolgerà a gennaio 2010. La cosa paradossale che rivela il sondaggio è che la somma dei voti dei due candidati del centro-sinistra risulta superiore a quelli di Sebastián Piñera. Aggiungendo i voti della sinistra radicale di Arrate si arriverebbe a sfiorare la maggioranza assoluta.
La coalizione Concertación de Partidos por la Democracia, attualmente al potere con Michelle Bachelet, governa il paese dal 1990, cioè dal ritorno nel paese della democrazia, e la presidentessa gode di una popolarità senza precedenti che raggiunge il 75%. Nonostante ciò, il suo candidato ufficiale, Eduardo Frei, non è certo di arrivare al secondo turno, riflesso della volontà dell'elettorato di centro-sinistra di un ricambio generazionale nella politica del paese. Il sostegno a Marco Antonio Enriquez-Ominami è, infatti, transgenerazionale, nel segno del suo slogan "sigue el cambio", e nel riflesso della sua idea che sia questo il “tempo per i giovani”. Recentemente, Angela Jeria, la madre e Sebastián Dávalos il figlio mggiore della presidenta Michelle Bachelet, oltre ad alcuni ministri, si sono aggregati alla campagna elettorale di Frei. Ciononostante, Enriquez-Ominami si dichiara erede della politica di centro-sinistra di Michelle Bachelet, classifica come conservatori sia Piñera sia Frei e, in recenti interviste, ha dichiarato di voler governare con i partiti, ma senza gli attuali leaders e i loro establishments; di essere favorevole ai matrimoni omosessuali, di voler riformare la legge sull’aborto, rendendolo legale; il blog Rottasudovest lo ha recentemente definito l’Obama del Cile.
Ma c’è chi la pensa diversamente. Sono quelli che gli rimproverano la pochezza del suo programma sociale ed economico per far fronte alla recessione globale e rilanciare il paese; quelli che lo definiscono un socialista con un programma liberista e con una faccia giovane che non capisce i meccanismi economici; quelli che, infine, sostengono sia tutta una iniziativa pianificata da Concertación per raccogliere il voto dei giovani al primo turno, e deviarli poi verso Eduardo Frei nel secondo, allo scopo di battere Piñera.
Dodici mesi fa sembrava tutto deciso. Le elezioni presidenziali in Cile, apparivano cosa già fatta, una differita di una partita già giocata. Un primo turno elettorale di routine che avrebbe mandato l’imprenditore milionario Sebastián Piñera e l’ex presidente del paese Eduardo Frei al ballottaggio del gennaio 2010. Probabilmente sarà così, ma, almeno, qualcuno a cambiare le carte in tavola ci sta provando.

Una sedia per quattro. Il 13 dicembre si vota per le elezioni presidenziali in Cile: i candidati al Palacio de la Moneda

venerdì 20 novembre 2009

Verónica Michelle Bachelet Jeria, nata a Santiago de Chile il 29 settembre 1951, appartiene al Partido Socialista Chileno e alla Concertación de Partidos por la Democracia. Ex ministro della Sanità e poi della Difesa del governo di Ricardo Lagos, è presidentessa della República de Chile dal 15 gennaio 2006, avendo battuto al ballottaggio Sebastian Piñera, anche se il vero passaggio dei poteri è avvenuto due mesi più tardi: l’11 marzo. Il prossimo 13 dicembre si svolgerà il primo turno delle elezioni presidenziali 2009, che, oltre a scegliere il nuovo presidente rinnoveranno il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati. Qualora, come quasi tutti si aspettano, nessun candidato raggiunga il 50% più uno dei voti validi, il ballottaggio si svolgerà a gennaio 2010. Quattro gli aspiranti al Palacio de la Moneda. Tra loro nessuna donna. Sono Eduardo Frei, per l’attuale coalizione governante di centro-sinistra, Concertación de Partidos por la Democracia, Sebastian Piñera, sfidante di centro-destra di Coalición por el cambio, Jorge Arrate, di Juntos Podemos Más e Marco Enriquez-Ominami, indipendente di Nueva Majoria para Chile.

Avere memoria del domani significa immaginare e sognare partendo dal proprio passato: Fabrizio Lorusso presenta "Memorias del mañana"

lunedì 16 novembre 2009

Alla Universidad Nacional Autónoma de México ha fatto un master. Ora è alla fine dell'omonimo dottorato in Studi Latino Americani presso la Facoltà di Filosofia e di Scienze Politiche. Si dedica a traduzioni e all'insegnamento dell'italiano all'Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico E' Fabrizio Lorusso, milanese di nascita, del quartiere Bovisa-Varesina, da 8 anni messicano per scelta. Dopo la laurea in economia alla Bocconi, si trasferisce nel Distrito Federal. Gestisce due blogs: America Latina, altri occhi, altre parole e Latinoamerica Express.


...la niebla inflamada de ira oscurecía al arco iris
y la amenaza del alba la ataviaba de púrpura
mientras velábamos el nacimiento de dos
cielos
recortados por el vuelo de un avión.


Ha recentemente pubblicato un libro di poesie. Introdotte dal prologo di Valerio Evangelisti intitolato “Los latidos del mar y del corazón...”, e seguite da una conclusione dello stesso Fabrizio, sono esperienze e idee accumulate in molti anni, tutte espresse in spagnolo, con forte influenza della varietà messicana. L'ho invitato, mediante posta elettronica, a illustrarmi questo libro, e lo ringrazio pubblicamente per avermene inviata una copia.
"Memorias del mañana", mi spiega lo stesso Fabrizio in una e-mail, si ispira a una lettera che scrisse al liceo e alla risposta che lui stesso si diede. La prima si chiamava "Lettera al futuro" e la seconda "Risposta al passato". Nei due scritti, immaginava un dialogo tra i tempi presenti nella vita di un individuo, e tra due sè stessi in epoche diverse. Il risultato del dialogo è molto simile alle poesie del libro, che definisce ricordi sospesi tra il passato e il futuro, quasi dei deja vu: fenomeno di cui confessa di essere stato spesso "vittima", subendone il fascino.


Hálitos de repentina adolescencia
abren las puertas al flashback urbano
el muro del llanto en el metro
vaciar de rabia otra botella de tinto
en vilo sobre el borde de la banqueta
el lamento de los esclavos que jamás se liberan
el olor a opio que calienta el paso subterráneo
y en otoño desfila un cortejo de hojas muertas.


Possiamo già ricordarci il futuro e il domani, si chiede poi Fabrizio, aggiungendo che avere una memoria del domani significa immaginare, sognare, creare a partire dal proprio passato e dal presente che mai esiste e sempre fugge via. E le poesie viaggiano sospese tra due mondi geograficamente lontani, tra diversi periodi della vita, tra molte esperienze vissute, e tra persone incontrate e lasciate.
Alcuni poemi sono nati in italiano, tradotti poi in spagnolo, altri sono stati scritti solo in spagnolo e si riferiscono alla realtà messicana degli ultimi tre o quattro anni. Riguardano il vissuto di quella parte del mondo. Altri ancora sono più vecchi e riprendono scritti in italiano dell'adolescenza o della prima epoca messicana.


De repente, selectas palabras clandestinas
se destiñen en un zumbido vacío
se manchan con el cloro de la indolencia
si hay multitud insípida a su alrededor.


"Memorias del Mañana", Ediciones Quinto Sol, ha settantasei pagine e quattro anime, continua Fabrizio: una politica, riferita soprattutto alla regione di Oaxaca, alla TV e i media; la seconda amorosa; una malinconica e romantica, legata al passato "postmoderno" delle periferie milanesi e messicane; una quarta sarcastica, o meglio delusa.La presentazione ufficiale di "Memorias del Mañana" è programmata per mercoledì 9 dicembre alle 19, presso l'Auditorium dell'Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, in Calle Francisco Sosa, 77.
Per ora, in Italia non sarà presentato, ma l'autore sta pensando a una versione italiana (ri)tradotta. Sarebbe interessante, conclude, come esperimento di ritorno alle origini.

El Salvador. Le ferite aperte dal passaggio dell’uragano Ida

venerdì 13 novembre 2009


Circa centocinquanta morti. A lasciarli è stato il passaggio nel Salvador della tormenta tropicale Ida. Si è abbattuta sul paese centroamericano tra il sette e l’otto ottobre. Per quella notte il Servicio Nacional de Estudios Territoriales (SNET) di San Salvador, aveva diffuso una previsione di 100 millimetri di pioggia. Ne sono caduti 335 in quattro ore. Nel paese cadono 1800 millimetri di pioggia all’anno. Ventiquattrore prima, in Nicaragua, Ida aveva costretto oltre cinquemila persone ad abbandonare le abitazioni. Le piogge intense che hanno accompagnato il suo passaggio hanno provocato gravi danni a El Salvador, sia per numero di vittime e feriti, sia per le infrastrutture distrutte. Nella “terra di laghi e vulcani”, almeno centotrenta erano le vittime, stando alle cifre ufficiali dell’otto novembre. Incalcolabili i danni, cosa che ha spinto il governo del Presidente, Mauricio Funes, a decretare lo stato di emergenza nazionale. Centinaia gli edifici privati e pubblici crollati o danneggiati, specialmente nei paesi montani o attigui ai corsi d’acqua, alcuni dei quali hanno straripato. Tra le zone maggiormente investite dalla tormenta, San Vicente, dove le strade sono state coperte di fango e le frane hanno trascinato a valle case e ponti. Altre regioni colpite sono state San Salvador, La Libertad, La Paz, Usulután e Cuscatlán, dove molte delle vittime, nella serata di domenica scorsa non erano ancora state raggiunte dai soccorritori, tra i quali volontari e agenti di Polizia, Esercito e Vigili del Fuoco. Altri sopravvissuti risultavano isolati dalle frane. Si preannunciava già l’aumento del numero di deceduti. L’acqua, notoriamente è simbolo di vita. In Salvador a principio di novembre è divenuta sinonimo di morte e distruzione.



Nelle prime ore di martedì il Presidente Mauricio Funes sorvolava in elicottero il comune di Verapaz, attiguo al vulcano Chinchontepec, nella regione di San Vicente. Contemporaneamente il ministro dell’Agricoltura, Manuel Sevilla, ricordava come in quel territorio si coltivi il quaranta percento del grano di tutto il paese e come vi siano moltissime piantagioni di caffè. Tutto perduto. Per ricevere informazioni più dettagliate, però, si dovrà attendere la missione ed il resoconto stilato dalla Comisión Económica para América Latina (Cepal). Nell’attesa, operai del Ministerio de Obras Públicas e volontari si adoperavano per sgombrare, per lo meno, le principali vie di comunicazione. La Panamericana, che unisce San Salvador e San Vicente, era interrotta in più punti, tanto da apparire ai giornalisti intenzionati a percorrerla “un campo minato”. Numerosi i pali elettrici caduti e le località senza energia elettrica, Nella serata di martedì scorso, camion con acqua, viveri e indumenti riuscivano a raggiungere i primi comuni, mentre le immagini filmate dagli elicotteri delle televisioni mostravano l’estensione delle frane, che apparivano come enormi ferite sui fianchi delle montagne. Herman Rosa Chávez, ministro dell’Ambiente e delle Risorse Naturali, affermava che la quantità d’acqua caduta era un record senza precedenti storici. Neanche l’uragano Mitch, nel 1998, era stato così intenso. Intanto dalle centinaia di case totalmente distrutte e dalle quasi duemila danneggiate, circa tredicimila persone, con particolare attenzione agli anziani, venivano ospitate in oltre centodieci alberghi di tutto il paese.
El Salvador conta circa sei milioni di abitanti e ventunomila chilometri quadrati di estensione. Oggi, nei luoghi della tragedia, il panorama è cambiato rispetto ai primi di novembre. A modificarlo è stata la potenza dell’acqua e del vento. Le varie Verapaz, Tepetitán, Guadalupe hanno visto i loro laghi e fiumi sondare invadendo coltivazioni, strade, abitazioni, portando via parti di colline e montagne, sgretolando la sicurezza, la tranquillità, lasciando il posto al vuoto della perdita. Oltre al dolore per le vittime c’è l’incertezza per i desaparecidos, gli scomparsi Martedì, scorso, nove giorni dopo la festa dei morti, celebrazione molto sentita in Salvador come nel resto del Centroamerica, i cimiteri tornavano a riempirsi. Stavolta nulla a che fare con le commemorazioni. Erano funerali veri. Anche per i non identificati. Cadaveri estratti dal fango delle macerie, fantasmi tra i fantasmi, privi di identità.



Per la ricostruzione saranno stanziati centocinquanta milioni di dollari, finanziati dal Banco Interamericano de Desarrollo e dalla Banca Mondiale, ha detto il Presidente Funes. La ricostruzione è cominciata.
Secondo una informativa della Mesa Permanente para la Gestión de Riesgos, datata maggio 2009, il settantacinque percento del paese si trova esposto a rischio di disastro naturale. La storia insegna che negli ultimi vent’anni El Salvador ha registrato dodici disastri di grande portata che hanno causato oltre quattromila morti e due milioni settecentomila feriti. La fascia di popolazione maggiormente colpita, si legge nel documento, sono le donne e le bambine.
In questi giorni, politici, giornalisti, ambientalisti, discutono con toni più o meno accesi sul concetto di vulnerabilità del paese verso eventi atmosferici come questo, o fenomeni naturali quali terremoti o eruzioni vulcaniche. Molti degli abitanti di San Vicente, come degli altri comuni colpiti, non capiscono il concetto di vulnerabilità: al contrario lo vivono sulla loro pelle, quando non possono tornare nelle loro case, quando non potranno più salutare i vicini morti o scomparsi, quando ad un parente, sepolto dalle frane e dal fango, sostituiranno una sua foto.

Dalle Ande alle colline del Fermano. Cosa è e cosa fa l'Associazione Funima International Onlus

giovedì 12 novembre 2009


Nel 1999, Raúl Abel Bagatello, modesto imprenditore argentino della città di Córdoba, e discendente di migranti italiani, decide di cambiare vita per dedicarsi ai più poveri tra i poveri: i bambini della Cordigliera delle Ande, che vivono in completo isolamento e in estreme condizioni di degrado fisico, psichico e morale. Gli sguardi spenti, i volti segnati dal freddo rigidissimo, toccano il suo cuore. Raúl lascia l'attività nelle mani dei suoi operai e si trasferisce con la famiglia all'interno dell’Argentina, fondando, con 36 bambini, la Fundación Los Niños del Mañana, Fu.Ni.Ma. Grazie al coinvolgimento dei primi volontari, che con lui avviano la creazione di mense, chiamate comedores, la Fundaciòn Fu.Ni.Ma. ha un obiettivo: sollevare dall'indigenza le comunità più povere, rifugiate in villaggi di capanne, costruite con fango e terra e situate a 4.000 metri di altitudine, ben lontani dalle vie di comunicazione.
L’ infanzia negata ai bambini delle Ande è il centro del pensare e dell'agire dei volontari che uniscono i loro sforzi a quello di Raúl, puntando verso lo stesso obiettivo.
L'ex imprenditore argentino, diventato con gli anni "missionario delle Ande", conosce Giorgio Bongiovanni, direttore della rivista Antimafia Duemila, il quale trasferisce ad alcuni giovani che collaborano con lui, il dissenso e la preoccupazione per il diritto alla vita negato a tanti bambini. Un viaggio in Italia di Raúl Bagatello suggella, il 25 maggio 2005, la nascita dell'Associazione Funima International Onlus, con il preciso obiettivo di creare un ponte di solidarietà con la Fondazione argentina attraverso iniziative di beneficenza. La Funima International ha oggi sede a Sant’Elpidio a Mare, provincia di Fermo, e il presidente è lo stesso Raúl Bagatello.
Oggi grazie all'impegno congiunto dei responsabili in Argentina e in Italia si è in grado di raggiungere, accogliere, assistere e sfamare circa 1500 bambini. Una risposta umile ma concreta ad una vergogna che il mondo civile non può più accettare. A tutti i bambini, al di là del colore della pelle e della religione, deve essere garantita pari dignità rispetto a coloro che vivono nella società del benessere.
Dal 27 maggio 2007 Funima International è socio del CIPSI, Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale, che raggruppa 46 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale.
La beneficenza è lo scopo principale, reso possibile dalla preziosa opera dei collaboratori, vero punto di forza dell'associazione. Con i fondi si realizzano iniziative solidali di ogni genere, quali progetti di solidarietà mirati alle necessità di sostegno e di sviluppo in loco, diversi e specifici rispetto all'area di intervento. In Italia Funima è impegnata in una attività di sensibilizzazione organizzata tramite incontri, convegni, campagne, con il fine di informare l'opinione pubblica. Elemento vitale per la realizzazione dei progetti e degli eventi è la continua collaborazione con altre realtà associative, enti e fondazioni.
In Argentina, Funima International, dispone di 8 comedores, dislocati tra le regioni di Cordoba, Catamarca, Salta e Jujuy. I bambini fino a 13 anni le raggiungono a piedi, da soli o accompagnati dalle loro mamme, spesso giovanissime. Per il camminare sul suolo pietroso consumano frequentemente le scarpe, già malandate. Non è raro vederli arrivare con le calzature squarciate ed i piedi feriti. Esistono i centri di distribuzione: dei ritrovi costruiti nelle zone più interne del paese dove ogni 15 o 20 giorni alimenti, medicine, scarpe e vestiario vengono consegnati a coloro che non possono raggiungere i comedores. Queste aree geografiche sono considerate particolarmente inospitali per il clima, dato che le temperature oscillano dai 20 gradi sotto zero di Santa Rosa de Tastil, ai 50 sopra lo zero di Chancanì. Altro problema è l'altitudine che raggiunge i 4.300 metri sopra il livello del mare e la totale assenza di vegetazione oltre alla completa mancanza di servizi e di assistenza sanitaria. La gente vive in piccoli villaggi, le abitazioni sono costruite con terra e pelli, priva di elettricità e acqua potabile. Non esistono ospedali, ma un'unica ambulanza per l'intero, vastissimo, territorio, donata da una famiglia italiana. L’associazione realizza progetti anche in Uruguay e Paraguay.

I Maya a colori. Un palazzo di Calakmul, nello Yucatán, ci regala una nuova, affascinante scoperta archeologica

mercoledì 11 novembre 2009


Studiosi della Universidad Nacional Autónoma de México, del Instituto Nacional de Antropología e Historia, tra cui l’archeologo Ramon Carrasco Vargas, e dell’Università di Yale, hanno rinvenuto in Messico, una piramide contenente affreschi che offrono dettagli inediti sulla vita quotidiana dei Maya. Gente intenta a preparare il cibo con recipienti e mestoli; uomini, donne e bambini mangiando, alcuni vestiti in modo sobrio, altri sfoggiando ricche tuniche decorate.
Scene di vita quotidiana impresse a colori sono state scoperte sulle pietre delle pareti di una piramide a tre livelli, di undici metri d’altezza, scoperta nella città di Calakmul, regione di Campeche, nella penisola dello Yucatán. La città era un importante centro Maya, la cui occupazione iniziò a metà del periodo preclassico per finire attorno al tardo classico. Fu scoperta nel 1931 dal biologo Cyrus Longworth Lundell. I colori usati nei circa trenta affreschi sono blu, verde, giallo, rosso e marrone, applicati su fondo bianco-grigiastro. Ogni scena è separata dall’altra da linee rosse. Il palazzo sulle cui pareti sono le pitture, è situato nella parte centrale della zona archeologica di Chiik Nahb. A nord della piazza. Costruito intorno al 500, ha subito diverse ristrutturazioni. Gli affreschi sono probabilmente stati realizzati tra il 620 e il 700. La cosa sorprendente è che, alla base delle pitture, è stata trovata una serie di geroglifici, la cui interpretazione richiederà diverso tempo, che hanno funzione uguale a quella delle moderne legende o didascalie: spiegare le immagini. Secondo le prime, affascinanti ipotesi, sarebbe un market, o forse solo una parte di un grande mercato, che si svolgeva nel centro città. Già nel 2007, sempre nello Yucatán, mediante l’analisi dei frammenti rinvenuti nel terreno, archeologi della Shepherd University, tra cui Bruce Dahlin, avevano rinvenuto tracce della probabile esistenza di questo tipo di mercati in cui si vendevano prodotti agricoli.
L’importanza del ritrovamento, al di là del valore storico, risiede nella quotidianità del gesto che stanno compiendo i personaggi raffigurati nelle pitture. Oggi infatti, le informazioni relative gli usi e costumi sociali e commerciali del popolo Maya sono poche. I maggiori dettagli riguardano la vita dei gruppi altolocati, quali sacerdoti e regnanti, o le guerre, le cerimonie religiose e altre situazioni formali. Ora, attraverso questa pittura a colori, osserviamo una situazione conviviale relativa alla popolazione media. Tracce di pigmenti colorati blu e verdi erano già stati trovati nella stessa città di Calakmul lo scorso anno, quando ad essere scoperta era stata un area destinata al culto dei defunti. Gli scavi nella zona continuano. La vita quotidiana delle classi medie e basse di popoli come Maya, Aztechi, Inca è solo ipotizzabile. Indizi per aumentarne la comprensione, che non siano andati persi per sempre, giacciono qualche decina di metri sotto il terreno, non solo dello Yucatán. Hanno atteso più di mille anni e, finchè qualcuno non li troverà, continueranno ad attendere.

Roma. Continua fino al 25 novembre la mostra della fotografa brasiliana Rosa De Luca

martedì 10 novembre 2009

5-25 novembre 2009

ARTE VIDA SUL BAHIA

Mostra fotografica dell’artista brasiliana ROSA DE LUCA

Galleria Candido Portinari
Piazza Navona 14 - Roma

Dal lunedì al Venerdì dalle 10 alle 19
Sabato dalle 14 alle 19
Ingresso libero


Presso la Galleria Candido Portinari, l’ambasciata del Brasile a Roma sta proponendo una mostra fotografica che punta alla ricerca delle sue origini nazionali. Attraverso gli emozionanti scatti della fotografa brasiliana Rosa De Luca, esposti fino al 25 novembre, si ripercorre un excursus suggestivo nel Sud di Bahia, luogo in cui secondo l’artista il Brasile ha avuto inizio. Diverse le immagini che ne ritraggono le molteplici diversità, complessità ed essenze. Nelle istantanee vengono messi in risalto alcuni significativi elementi di un paesaggio che, nelle sue caratteristiche naturali, riesce a far emergere una profonda armonia tra il mare e la foresta e tra i suoi stessi abitanti, sotto la magia di un cielo unico che nei suoi colori e nella sua calma riporta indietro lo sguardo e il tempo al momento della scoperta di questa terra. Colori, immagini, particolari negli elementi del cosmo brasiliano e nelle espressioni del suo popolo sono allo stesso tempo la guida e il risultato di un’operazione introspettiva che apre un nuovo interessante modo nella creazione di immagini contemporanee. Qui il mare, il cielo, le spiagge e gli abitanti si fondono in un solo universo pieno di colori e sfumature: un esempio unico nel suo genere, per ritrarre l'anima e l'essenza della gente di Bahia, nel tentativo di dare luce a queste persone e fornire un riconoscimento all’arte propriamente brasiliana, fino ad oggi realmente poco conosciuta.
Rosa De Luca è nata a San Paolo del Brasile nel 1961. Conseguito il diploma in belle arti al Liceo Artistico di Salerno, inizia la sua carriera di fotografa nel 1984 con la mostra São Paulo cromatica presso il Centro Culturale San Paolo. Nel 1986 si trasferisce a Milano, dove frequenta uno stage presso il Super Studio. Ritorna in Brasile nel 1990, entrando a lavorare nel campo della fotografia di moda. Nel corso della sua professione ha esposto saggi fotografici in esclusiva e mostre di gruppo, tra cui: Salão Aberto Paralelo à Bienal e Talentos da Comunicação, nel 2004; Brasiliens Gesichter, nel 2005; Acqua e Núcleos Contemporâneos II, nel 2006. Ha pubblicato il suo primo libro di fotografia nel 2007, Arte contemporanea Artisti, raffigurante 60 dei più importanti artisti contemporanei brasiliani. Il secondo, Arte Vida Sul Bahia è datato 2008. Quest’anno ha esposto a São Paulo, presso la Galeria Emei-Pedroso, e alla Galeria Valú Ória con due mostre: Tardes De Mar e Panorama atual da Fotografia.

Dall’Argentina alle Marche: in visita alla città di Fermo un gruppo di studenti e docenti di Santa Fe

lunedì 9 novembre 2009

Santa Fe, capoluogo dell’omonima provincia, è situata nella parte nordorientale dell’Argentina, nei pressi della confluenza dei fiumi Paranà e Salado. Da qui è arrivata una delegazione di studenti e docenti delle scuole superiori, che nel fine settimana ha visitato la città di Fermo. Accompagnata dal presidente di Italia Nostra Fermo, Elvezio Serena, e dallo speleologo e cultore di storia locale Massimo Spagnoli, la comitiva ha visitato il Duomo, il Teatro romano, la Piazza del Popolo con i caratteristici portici e il loggiato di San Rocco, il Palazzo Apostolico e il Palazzo dei Priori. Qui, nella Sala degli Specchi, è stata ricevuta dal presidente del Consiglio Comunale di Fermo. Nello Raccichini, nel porgere il benvenuto, ha ricordato la presenza nel paese sudamericano di una nutrita comunità marchigiana in generale e fermana in particolare. La passeggiata nel centro storico si è conclusa nella sede di Italia Nostra in Corso Cavour.
La delegazione è in visita nelle Marche già da ottobre, in quanto partecipante all’incontro “Europa e… non solo, dialoghi intorno ai confini”. Organizzato dal Ministero dell’Educazione, Università e Ricerca, attraverso l’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche, in questo 2009, Anno europeo della Creatività, è giunto alla sua quarta edizione, intitolata “La luce e l’ombra”. Ha avuto luogo a Senigallia (AN) dal 26 al 31 ottobre.
Nel programma ufficiale si legge che questa è un’ iniziativa a carattere formativo sul complesso tema della cittadinanza, considerato nella molteplicità delle sue declinazioni e nelle connessioni con le indicazioni europee. L’evento è rivolto agli studenti, ai genitori e al personale dirigente, docente e amministrativo della scuola delle Marche, nonché agli studenti degli Stati europei ed extraeuropei.
Tra le ventisei delegazioni partecipanti, due quelle latinoamericane, provenienti da Ecuador e, appunto, Argentina.